Lacrime di cocco driiin

 

Il rumore che ci divora: quando l’informazione smette di ascoltare.

Tra lutti trasformati in spettacolo e disastri naturali ridotti a contenuti da consumare, la nostra attenzione collettiva si è trasformata in un clacson impazzito: suona sempre, ma non dice più nulla.

Viviamo in un’epoca in cui ogni notizia diventa un pretesto per fare rumore. Non importa se si parla della morte di un personaggio noto o di una tromba marina che devasta i litorali ionici: ciò che conta è il volume, non il contenuto. La commozione è immediata, spesso sincera nell’istante in cui nasce, ma evapora alla stessa velocità con cui scorriamo il dito sullo schermo.

La morte di Valentino — come quella di tanti altri, famosi o sconosciuti — diventa un’onda emotiva che dura il tempo di un post. Poi si passa oltre, verso il prossimo trend, il dramma seguente, la prossima indignazione da esibire. Nel frattempo, chi vive davvero le conseguenze di un evento — chi ha perso una casa, un parente, un pezzo di vita — resta sommerso da un frastuono che non lascia spazio al silenzio necessario per capire, elaborare, ricostruire.

La tromba marina che ha colpito Calabria, Sicilia e Sardegna è stata raccontata più come un fenomeno spettacolare che come una ferita reale. I video, le foto, le dirette: tutto serve a catturare attenzione, a generare reazioni, a nutrire un algoritmo che non conosce empatia. E noi, spesso senza accorgercene, ci adeguiamo. Commentiamo, condividiamo, ci indigniamo. Poi, quando nessuno ci guarda, torniamo alla nostra vita come se nulla fosse.

Il problema non è la tecnologia, né la velocità dell’informazione. Il problema è la trasformazione dell’attenzione in merce. In questo mercato, vince chi fa più rumore. E più rumore facciamo, meno ascoltiamo.

Forse è il momento di riscoprire il valore del silenzio; non quello dell’indifferenza, ma quello dell’ascolto. Perché solo nel silenzio si distingue ciò che conta davvero da ciò che serve solo a riempire il vuoto.

 

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Abbiamo aperto questo blog nell’aprile del 2009 con il desiderio di creare una piazza virtuale: uno spazio libero, apolitico, ma profondamente attento ai fermenti sociali, alla cultura, agli artisti e ai cittadini qualunque che vivono la Calabria. Tracciamo itinerari per riscoprire luoghi conosciuti, forse dimenticati. Lo facciamo senza cattiveria, ma con determinazione. E a volte con un pizzico di indignazione, quando ci troviamo di fronte a fenomeni deleteri montati con cinismo da chi insozza la società con le proprie azioni. Chi siamo nella vita reale non conta. È irrilevante. Ciò che conta è la passione, l’amore, la sincerità con cui dedichiamo il nostro tempo a parlare ai cuori di chi passa da questo spazio virtuale. Non cerchiamo visibilità, ma connessione. Non inseguiamo titoli, ma emozioni condivise. Come quel piccolo battello di carta con una piuma per vela, poggiato su una tastiera: fragile, ma deciso. Simbolo di un viaggio fatto di parole, idee e bellezza. Questo blog è nato per associare le positività esistenti in Calabria al resto del mondo, analizzarne pacatamente le criticità, e contribuire a sfatare quel luogo comune che lega la nostra terra alla ‘ndrangheta e al malaffare. Ci auguriamo che questo spazio diventi un appuntamento fisso, atteso. Come il caffè del mattino, come il tramonto che consola. Benvenuti e buon vento a quanti navigano ogni singola goccia di bellezza che alimenta serenamente l’oceano della vita. Qui si costruiscono ponti d’amore.

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