Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Traiettorie di una presenza

 Stratigrafie della memoria tra logistica e territorio.

(nota dell’autore)

In memoria di Adriano Marani.

 

L’imprenditore che ha trasformato un’idea in un’eredità.

Ci sono persone che, quando se ne vanno, non lasciano un vuoto: lasciano una scia. Una direzione. Un modo di fare che continua a vivere nei gesti quotidiani di chi ha condiviso con loro un tratto di strada. Adriano appartiene a questa categoria rara: quella degli uomini che non hanno semplicemente lavorato, ma hanno generato qualcosa che continua a parlare per loro.

In un territorio complesso e spesso avaro di opportunità come la Calabria, egli ha saputo immaginare ciò che non c’era. Ha costruito un’azienda dal nulla, con la determinazione di chi non teme la fatica e con l’intuizione di chi vede oltre l’orizzonte. La logistica — per molti un settore tecnico e impersonale — per lui era un campo di possibilità: un modo per collegare, far muovere, dare forma concreta alle idee.

Ricordo ancora l’entusiasmo — appena trattenuto, come si fa quando si è orgogliosi ma non si vuole ostentare — con cui annunciò l’apertura della succursale a New York. Non era solo un traguardo professionale: era la conferma che la sua mente vulcanica non conosceva confini. Ogni progetto era un tassello di un disegno più ampio, affrontato con quella miscela di eleganza, affabilità e rigore che lo rendeva unico.

Oggi, ogni volta che un automezzo porta in giro il logo della sua azienda, sembra quasi di vederlo ancora: presente, discreto, ma fermo. Il suo stile continua a permeare il lavoro di chi porta avanti la sua creatura, come un’impronta gentile ma indelebile. Non è retorica, anche se potrebbe sembrare. È ammirazione, semplice e diretta, per ciò che ha saputo costruire e per come lo ha fatto.

Quando ho deciso di dedicargli una narrazione per immagini, non cercavo l’epica né la celebrazione. Volevo restituire una testimonianza: un frammento visivo di ciò che Adriano ha rappresentato per chi lo ha conosciuto e per il territorio che ha contribuito a far crescere.

L’assemblaggio digitale, a lui dedicato,  modulato e intensificato con stratificazioni grafiche e cromatiche familiari, è nato proprio da questo impulso: raccontare senza abbellire, ricordare senza mitizzare.

E nel 2024, durante la mia personale Linguaggi Mutevoli presso la galleria d’arte moderna Arte Spazio di Luigi Verrino, avevo dedicato un piccolo ambiente “privé” ai ricordi di amici che, a diverso titolo, hanno lasciato un segno profondo nella mia vita e nella nostra comunità. Era uno spazio raccolto, pensato per custodire presenze e risonanze: un luogo dove la memoria non si chiude, ma continua a dialogare.

Tra quelle presenze c’era anche Adriano. Per lui avevo realizzato un’opera che nasceva dal desiderio di restituire, attraverso il linguaggio visivo della narrazione, la traccia indelebile che ha lasciato in me e in quanti lo hanno conosciuto.

Allora l’occasione di consegnare l’opera alla sua famiglia non c’è stata ed è tornata nel mio studio insieme alle altre. Oggi, riemersa nel corso di una rassettata, mi ha restituito con forza il senso per cui era nata. Desidero donarla adesso, con la stessa gratitudine e lo stesso rispetto che ne hanno guidato la creazione: un gesto semplice, ma sentito, di vicinanza e di memoria condivisa. Sarebbe per me un onore poterla consegnare personalmente. Con stima e affetto.

Adriano non è più tra noi, ma continua a muoversi nel mondo attraverso ciò che ha creato. E questo, più di ogni parola, è il segno di una vita che ha saputo lasciare traccia.

In definitiva, questo lavoro è dedicato all’amico Adriano,  che ha saputo trasformare un’idea in un cammino,  un’impresa in una presenza, un lavoro in un’eredità che continua a muoversi nel mondo. 

La sua visione, nata in una terra difficile e amata come la Calabria,  resta impressa nei gesti di chi porta avanti la sua creatura  e negli occhi di chi lo ha conosciuto.  

Quest’opera non vuole celebrare un mito,  ma testimoniare un modo di essere:  elegante, generoso, instancabile. 

Un ricordo che non si chiude, una traccia che continua.

 

Nota curatoriale e Scheda tecnica dell’opera

 Autore: Mario Iannino. Anno 2024. Tecnica, Assemblaggio digitale con intervento cromatico su tela. Supporto- Tela preparata per intervento digitale e pittorico. Dimensioni: 58 × 100 cm.

Tipologia. Opera unica.

Descrizione sintetica.

- Composizione digitale stratificata con interventi cromatici manuali, che integra manipolazione iconografica e presenza materica. L’opera si inserisce nella ricerca dell’autore sulla memoria visiva e sulla costruzione di identità attraverso la sovrapposizione di livelli narrativi e cromatici.

 


L’opera dedicata ad Adriano Marani nasce come atto di restituzione: un tentativo di tradurre in immagine ciò che la parola rischia di rendere retorico o eccessivamente levigato. L’artista sceglie la via del collage digitale e dell’intervento cromatico per costruire una narrazione stratificata, in cui frammenti di memoria personale e simboli del mondo della logistica e dell’aviazione si intrecciano in un’unica superficie visiva.

Gli elementi iconografici — aeromobili, loghi, riferimenti al movimento e alla connessione — non sono semplici citazioni tematiche, ma metafore del percorso imprenditoriale di Adriano: un uomo capace di immaginare oltre i confini, di trasformare un’idea in un sistema, un’intuizione in un’impresa radicata nel territorio. La presenza di marchi e vettori aerei evoca la sua visione aperta, dinamica, proiettata verso l’esterno, culminata nell’espansione internazionale che segnò uno dei momenti più significativi della sua attività.

La composizione, volutamente densa e plurale, riflette la natura stessa della memoria: non lineare, non ordinata, ma fatta di sovrapposizioni, rimandi, immagini che riaffiorano. L’intervento cromatico, che unifica e al tempo stesso frammenta, suggerisce il passaggio dal ricordo privato alla testimonianza condivisa.

In questo lavoro non c’è volontà celebrativa né costruzione mitica. L’artista rifiuta l’epica e sceglie invece la documentazione poetica: un racconto visivo che non idealizza, ma riconosce. L’opera diventa così un luogo di incontro tra storia personale e storia collettiva, tra l’uomo e la sua “creatura” imprenditoriale, tra ciò che è stato e ciò che continua a vivere attraverso il lavoro di chi ne porta avanti l’eredità.

Esposta accanto agli altri “ricordi dedicati” agli amici scomparsi, nel privé della mostra “linguaggi mutevoli” in Catanzaro, nella galleria d’arte contemporanea di Luigi Verrino,  questa immagine si inserisce in un percorso più ampio di memoria attiva: non un archivio del passato, ma un dialogo con il presente. Un modo per affermare che alcune presenze non si esauriscono, ma continuano a muoversi — come gli aerei che attraversano il cielo dell’opera — lasciando scie che ancora orientano.

 Tecnicamente, l’opera si configura come un assemblaggio digitale a carattere stratigrafico, in cui l’artista integra elementi iconografici provenienti dall’ambito dell’aviazione commerciale e della logistica con interventi cromatici e manipolazioni grafiche. La composizione, costruita attraverso sovrapposizioni di livelli, utilizza materiali visivi eterogenei — logotipi, aeromobili, ritratti, riferimenti cartografici — ricontestualizzati in un dispositivo narrativo volto a restituire la figura di Adriano e la sua esperienza imprenditoriale.

Dal punto di vista formale, l’opera adotta un impianto dinamico, caratterizzato da una forte direzionalità visiva. Le traiettorie degli aeromobili e la presenza di vettori diagonali generano un senso di movimento continuo, coerente con il tema della mobilità e del trasporto. L’uso del colore, calibrato su gamme contrastive ma armonizzate da interventi di fusione digitale, svolge una funzione di unificazione semantica: integra frammenti eterogenei in un unico campo visivo coerente.

La scelta del collage digitale non è meramente estetica, ma risponde a un’esigenza concettuale: rappresentare la memoria come sistema di stratificazioni, rimandi e sedimentazioni. L’opera non mira alla ricostruzione documentaria, bensì alla restituzione di un’identità professionale e umana attraverso la logica dell’accumulo e della rielaborazione. In questo senso, la presenza dei marchi e dei riferimenti aziendali non assume un valore celebrativo, ma testimoniale: essi funzionano come indicatori di un percorso imprenditoriale radicato nel territorio e al tempo stesso proiettato verso l’esterno.

La dimensione narrativa è affidata alla relazione tra immagine e memoria. L’artista evita ogni retorica commemorativa, preferendo un approccio analitico che trasforma l’opera in un dispositivo di lettura della figura di Adriano Marani: non un’icona, ma un nodo di connessioni, un punto di transito tra esperienza individuale e contesto socioeconomico. La presenza dei ritratti, integrati senza gerarchie dominanti, suggerisce una continuità tra la persona e la sua “creatura” imprenditoriale, sottolineando la natura relazionale del suo operato.

In ambito espositivo, l’opera si colloca come testimonianza visiva di un modello di imprenditorialità capace di emergere in un territorio complesso come la Calabria, trasformando la logistica in un campo di innovazione e apertura. La sua funzione non è quella di monumentalizzare, ma di attivare un processo di riconoscimento: un dialogo tra memoria privata e memoria collettiva, tra immagine e territorio, tra passato e continuità operativa.

In estrema sintesi, l’opera si configura come un assemblaggio digitale post-mediale che utilizza materiali iconografici provenienti dall’ambito aeronautico e logistico per costruire una narrazione visiva sulla figura di Adriano Marani. Attraverso la sovrapposizione di livelli, l’artista attiva una logica di stratificazione che richiama le teorie della memoria come palinsesto, trasformando il collage in un dispositivo di rielaborazione del ricordo.

La composizione, dinamica e vettoriale, performa il tema della mobilità che ha caratterizzato il percorso imprenditoriale del soggetto commemorato. L’intervento cromatico svolge una funzione unificante, integrando frammenti eterogenei in un continuum semantico coerente. L’opera evita la retorica celebrativa e si colloca nel solco delle pratiche dell’archival art e della postproduzione, proponendo una lettura critica della relazione tra individuo, territorio e impresa.

In questo quadro, la memoria non è fissata ma attivata: l’immagine diventa un campo aperto di interpretazioni, in cui la presenza di Adriano Marani si manifesta attraverso i segni della sua operatività e della sua visione.

 Inquadramento teorico e concettuale dell’opera.

L’opera dedicata ad Adriano Marani  si inscrive nel campo delle pratiche postmediali, dove il collage digitale e la manipolazione cromatica assumono la funzione di dispositivi epistemologici prima ancora che estetici. L’artista costruisce una superficie visiva complessa, articolata secondo una logica di stratificazione che richiama le teorie della memoria come palinsesto, in cui il ricordo non è mai dato in forma lineare, ma emerge attraverso sedimentazioni, rimozioni e riattivazioni.

La composizione si fonda su un assemblaggio di elementi iconografici provenienti dall’immaginario aeronautico e logistico: aeromobili, logotipi, riferimenti cartografici e figure umane. Tali elementi, decontestualizzati e ricollocati in un nuovo campo semantico, generano un dispositivo visivo che opera secondo la logica della postproduzione, dove il materiale preesistente è rielaborato per produrre nuove relazioni di senso.

La presenza di vettori diagonali, traiettorie di volo e linee di movimento introducono una dinamica interna che rompe la staticità del supporto e attiva una dimensione processuale. L’opera non rappresenta il movimento: lo performa. La mobilità, concetto centrale nella biografia imprenditoriale di Adriano Marani, diventa così principio compositivo.

L’intervento cromatico svolge una funzione di coesione, trasformando la molteplicità dei frammenti in un continuum visivo. Le gamme utilizzate non sono meramente decorative: esse operano come campi di forze che modulano la percezione, orientano la lettura e costruiscono un’atmosfera che oscilla tra documentazione e rievocazione. Il colore, in questo senso, agisce come vettore di memoria affettiva.

 Parliamo, quindi, di Memoria, territorio, imprenditorialità.

L’opera si colloca all’intersezione tra memoria individuale e memoria collettiva. La figura di Adriano Marani non è trattata come icona, ma come nodo relazionale: un punto di intersezione tra biografia personale, storia d’impresa e contesto territoriale. La Calabria, con le sue complessità socioeconomiche, non è sfondo ma parte integrante del discorso visivo: un territorio che rende l’impresa non solo un fatto economico, ma un atto culturale.

 La scelta di evitare la retorica commemorativa si traduce in un approccio analitico, quasi documentaristico, che tuttavia non rinuncia alla dimensione poetica. L’opera non monumentalizza: problematizza. Non celebra: interroga. Non costruisce un mito: ricostruisce una presenza attraverso i suoi segni.

Volendo dare una collocazione all’opera di Iannino nelle pratiche contemporanee, dal punto di vista teorico, il lavoro dialoga con le pratiche dell’archival art teorizzate da Foster, dove materiali eterogenei sono riorganizzati per produrre nuove forme di conoscenza. Al tempo stesso, la sua natura digitale lo colloca nel solco delle estetiche postfotografiche, in cui limmagine non è più rappresentazione del reale, ma costruzione di un reale possibile.

In ambito espositivo, l’opera si configura come dispositivo di attivazione della memoria: non un oggetto chiuso, ma un campo aperto di interpretazioni. La sua funzione non è fissare un ricordo, ma generare un processo di riconoscimento che coinvolge lo spettatore, il territorio e la comunità che continua a portare avanti l’eredità imprenditoriale di Adriano.

 

 

 

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