chi muove i fili di Donald Trump?

 

Il paradosso del consenso: 

Tra miliardari della Silicon Valley e una base popolare fedele nonostante i dati economici, ecco la rete di potere che sostiene l’uomo che sfida i dogmi della democrazia americana.

Mentre i grandi donatori ottengono sgravi fiscali, milioni di elettori vedono in lui l'unico difensore contro Washington: analisi di un legame che ignora i fatti per alimentare il mito.

lecito, quindi, soffermarsi sulla figura plateale dell'invincibile Trump e chiedersi: chi c'è dietro l'uomo che non rispetta le regole?

Dall'appoggio di Elon Musk al piano radicale del "Project 2025": come strateghi e tycoon stanno ridisegnando gli USA sfruttando il malcontento delle classi più povere.

Sollevare il siparietto e guardare dietro la maschera del Tycoon non è un prurito endemico fine a sè ma un modo possibile che potrebbe sfociare verso la libertà vanificando chi finanzia, chi consiglia e chi vota Donald Trump: cronaca di una scalata al potere che mette a nudo le fragilità della democrazia a stelle e strisce. 

Chi sta dietro Trump? di fatto mai fino ad ora nessun presidente degli usa tranne lui ha dimostrato tanta arroganza e spregio dei fondamentali della democrazia.

La forza politica di Donald Trump non deriva da un'unica entità, ma da un mix di alleati miliardari, strateghi politici e un'ampia base popolare che vede in lui un rottamatore del sistema.

Ecco chi sono i pilastri principali dietro la sua figura:

1. I Grandi Finanziatori.

Alcuni degli uomini più ricchi del mondo hanno fornito il capitale necessario per le sue campagne, spesso cercando deregolamentazione o supporto per cause specifiche:

Elon Musk: È diventato il sostenitore più visibile, contribuendo con quasi 300 milioni di dollari attraverso il suo America PAC.

Timothy Mellon: Erede della fortuna bancaria Mellon, ha donato circa 197 milioni di dollari.

Miriam Adelson: Magnate dei casinò, ha contribuito con oltre 100 milioni di dollari, focalizzandosi sul sostegno a Israele.



2. Il "Cerchio Magico" e gli Strateghi.

Dietro l'immagine pubblica c'è una macchina organizzativa molto disciplinata:

Susie Wiles: Nominata Capo dello Staff alla Casa Bianca, è considerata l'architetto della sua vittoria nel 2024, capace di portare ordine nel caos tipico delle campagne di Trump.

Stephen Miller: Ideologo delle politiche sull'immigrazione e figura chiave per l'ala più radicale del movimento.

Chris LaCivita: Esperto stratega repubblicano che ha gestito gli aspetti operativi e mediatici della campagna.

3. Think Tank e Ideologia.

Gruppi di pressione e centri studi hanno preparato il terreno per un cambio radicale della struttura democratica:

The Heritage Foundation: Ha coordinato il Project 2025, un piano dettagliato per espandere il potere presidenziale e sostituire i funzionari pubblici con lealisti.

Russ Vought: Direttore del Center for Renewing America, lavora per dare basi legali alla visione sovranista di Trump.

4. La Base Popolare

Infine, il sostegno più solido arriva da milioni di elettori che si sentono ignorati dalle élite di Washington. Questo elettorato include la classe media impoverita, lavoratori dell'industria e, sempre più, giovani uomini e minoranze che vedono in lui un leader forte contro l'inflazione e l'insicurezza, che, alla luce dei fatti, nella realtà, per la base popolare, quella povera non è cambiato nulla, anzi...

Questo il punto più controverso del fenomeno Trump: il divario tra la percezione dei suoi elettori e i dati economici reali.

Se guardiamo ai fatti, la situazione per la base popolare è complessa e spesso contraddittoria:

1. La "Promessa" contro la Realtà Fiscale:

Trump ha costruito il suo consenso promettendo di riportare il lavoro nelle fabbriche e proteggere l'operaio comune. Tuttavia, la sua principale misura economica, il Tax Cuts and Jobs Act del 2017, ha favorito in modo sproporzionato le grandi aziende e i redditi più alti. Secondo il Center on Budget and Policy Priorities, i benefici per la classe operaia sono stati minimi e temporanei, mentre il debito pubblico è esploso.

2. Perché continuano a votarlo?

Se la situazione economica non è migliorata drasticamente, perché la base rimane fedele?

L'aspetto psicologico: Trump parla un linguaggio che le élite istruite disprezzano. Per molti elettori poveri, vedere “l’uomo di spettacolo” "umiliare" i politici di Washington o i giornalisti è una vittoria simbolica che vale più di un aumento salariale.

L'inflazione post-pandemia: Molti elettori ricordano il periodo 2017-2019 (pre-COVID) come un momento di stabilità economica rispetto al carovita degli ultimi anni sotto Biden. Anche se le cause sono globali, la base attribuisce a Trump il merito di quella "prosperità".

Guerra culturale: Per la base rurale e religiosa, Trump è il difensore contro il "wokeismo" e i cambiamenti sociali rapidi. In questo contesto, l'economia passa in secondo piano rispetto alla protezione della propria identità.

3. Il paradosso dei dazi

Trump propone dazi massicci per "proteggere l'industria americana". Gli economisti, come quelli del Tax Foundation, avvertono che queste tasse sulle importazioni sono pagate dai consumatori finali, colpendo proprio le fasce più povere con l'aumento dei prezzi dei beni di consumo. Eppure, il messaggio "America First" suona per molti come l'unica via d'uscita possibile.

In sintesi, Trump non è giudicato dalla sua base per i risultati statistici, ma per la sua capacità di incarnare la loro rabbia. Come dicono molti analisti, i suoi sostenitori lo prendono seriamente ma non letteralmente, mentre i suoi critici lo prendono letteralmente ma non seriamente.

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