Un Nobel per la Pace a chi?

 

Il fragile confine tra gentilezza e compiacenza: quando il narcisismo diventa una trappola relazionale. 

In un’epoca che celebra l’empatia ma teme il conflitto, molti scambiano la bontà per resa. E così, davanti a personalità narcisistiche, il rischio è trasformarsi da persone generose a fornitori emotivi senza accorgersene.

 

Esaudire tutti i capricci di un bambino egocentrico non so fino a che punto sia educativo. Questo mi sovviene davanti alla fotografia di un narcisita gongolante che ha tra le mani il regalo della Machado. Non so se sia davvero una notizia attendibile e neppure intendo entrare nel merito, ma come sempre propendo per una variante alla moltitudine dei giudizi: forse, ritengo, che la Machado abbia ceduto il suo regalo per eccessivo buonismo…

Il nodo, in fondo, non è la “notizia” in sé, ma ciò che rappresenta. 

Un bambino che ottiene tutto ciò che desidera, soprattutto se già incline all’egocentrismo, impara che il mondo deve orbitare attorno ai suoi bisogni immediati. Un adulto che cede sempre, magari per bontà o per evitare conflitti, finisce per rinforzare proprio quel tratto narcisistico che vorrebbe attenuare.

Il “buonismo”, nasce spesso da intenzioni nobili: voler essere gentili, voler evitare tensioni, voler fare del bene. Ma la gentilezza, quando non è accompagnata da confini chiari, può diventare una forma di indulgenza che non aiuta né chi la riceve né chi la offre.

La lettura introduce una sfumatura che spesso manca nel giudizio pubblico: non sempre chi “cede” lo fa per debolezza; a volte lo fa per eccesso di empatia, o per un’idea distorta di cosa significhi essere buoni. E questo apre un discorso più ampio su come si educa, su come si gestiscono i rapporti con personalità difficili, e su quanto sia complicato trovare il punto di equilibrio tra fermezza e generosità. 

Viviamo in un tempo in cui la gentilezza è diventata una parola d’ordine, quasi un imperativo morale. “Sii comprensivo”, “non creare problemi”, “cerca di capire l’altro”: consigli che, presi singolarmente, hanno un valore indiscutibile. Ma cosa accade quando questa spinta alla benevolenza si trasforma in un cedimento sistematico? Quando la cortesia smette di essere una scelta e diventa un automatismo che ci porta a sacrificare noi stessi?

Il confine tra gentilezza e compiacenza è sottile, quasi impercettibile. Eppure, proprio in quella zona grigia si giocano molte delle dinamiche più tossiche delle relazioni contemporanee, soprattutto quando dall’altra parte c’è una personalità narcisistica. Il narcisista non è necessariamente un villain da romanzo: spesso è una persona brillante, affascinante, capace di attirare attenzioni e affetti. Ma porta con sé un bisogno costante di conferme, una fame emotiva che non conosce sazietà.

È qui che la gentilezza rischia di trasformarsi in carburante per un meccanismo sbilanciato. Chi è incline all’empatia tende a colmare i vuoti dell’altro, a evitare scontri, a “capire” anche ciò che non dovrebbe essere giustificato. E così, lentamente, si ritrova a rinunciare ai propri confini, ai propri bisogni, persino alla propria voce. Non per amore, ma per quieto vivere.

Il paradosso è che il narcisista non chiede esplicitamente questa dedizione: la pretende senza accorgersene. È il suo modo di stare al mondo. E chi gli sta accanto, se non vigila, finisce per adattarsi a un copione che non ha mai scelto. La relazione diventa un palcoscenico in cui uno recita il ruolo del protagonista assoluto e l’altro quello del sostegno invisibile.

Riconoscere questo schema non significa demonizzare nessuno. Significa, piuttosto, recuperare un principio fondamentale: la gentilezza non può esistere senza confini. Dire “no” non è un atto di aggressività, ma di responsabilità. Non si tratta di smettere di essere buoni, ma di smettere di essere disponibili a qualsiasi costo.

Un rapporto sano con un narcisista è possibile solo quando la generosità non diventa compiacenza, quando la cura non si trasforma in annullamento. È un equilibrio difficile, certo, ma necessario. Perché la vera gentilezza non è quella che evita il conflitto: è quella che protegge la dignità, la propria e quella dell’altro.

Ps. María Corina Machado ha dichiarato pubblicamente di voler “condividere” o “donare simbolicamente” il suo Nobel per la Pace a Donald Trump, ma non è possibile farlo davvero, perché il premio non può essere trasferito o condiviso con altri secondo le regole ufficiali del Comitato Nobel.

La dichiarazione è reale, ma è un gesto simbolico, non un atto praticabile.

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