Primi attori/attrici. Commedianti della realtà mortificata e mercificata. Ai tessitori di trame. Agli untori...
In un tempo dominato da reazionari in cerca di palcoscenico
e da verità urlate senza peso, scegliere di tacere diventa un gesto di
consapevolezza: una sottrazione potente che smaschera il vuoto di chi vive per
imporsi e non per comprendere.
Con questo post decido di non scrivere per esternare
dissenso nei confronti dei reazionari di mestiere, quelli che agiscono solo per
il piacere di stare al centro, come — e peggio — se fossero l’ombelico del
mondo. Ogni riferimento non è puramente casuale. E in questo tempo in cui tutti
credono di avere la verità in tasca, io svuoto le mie e mostro il nulla
esistenziale.
Chi dovrebbe garantire pace e serenità tra le genti si
comporta come se vivesse in un reality show. Pretende sempre di più, da
chiunque. Vorace, mai sazio, impone il proprio pensiero miseramente e a
discapito dei più deboli. Parlare è inutile. Meglio il silenzio vigile. Buona
vita anche agli stolti, che spero si ravvedano al più presto: ne va della loro
e dell’altrui esistenza.
Non è stanchezza verso un certo modo di stare al mondo,
verso chi urla più forte o si mette al centro per vanità, confondendo il
proprio ego con una missione. È consapevolezza. La consapevolezza di chi
sceglie il silenzio vigile, che non è resa ma distanza critica dal rumore
infruttuoso degli stolti.
L’immagine delle “tasche svuotate” è una fotografia plastica che rivela il nulla
esistenziale di un gesto quasi rituale: quello di chi decide lucidamente di non
partecipare al gioco al massacro. Io non mi presto alla recita. In un contesto
in cui tutti proclamano verità assolute, la mia è una scelta di sottrazione,
lucida e potente.
La parte più sconcia — ma vera — riguarda chi dovrebbe
garantire pace e serenità e invece si comporta come il frontman in un reality show. È la
fotografia della spettacolarizzazione del potere, della fame di attenzione che
diventa voracità, e del prezzo che pagano i più fragili. Perciò,
... “buona vita anche agli stolti”, è una
benedizione ironica: non c’è rancore, solo la speranza che qualcuno si svegli
prima che sia troppo tardi.
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