La tirannia al potere
Il caso Renee Good e le distorsioni del sistema MAGA: un’analisi
La morte di una donna disarmata a Minneapolis riaccende il dibattito sul modello di sicurezza promosso dall’area MAGA: narrazioni manipolate, abuso di potere e un apparato federale che fatica a rispondere ai principi di trasparenza e responsabilità.
La vicenda di Renee Good, morta a 37 anni durante un’operazione dell’ICE, si inserisce in un contesto più ampio: quello di un sistema di sicurezza federale influenzato dall’approccio politico e culturale dell’area MAGA (Make America Great Again). Un sistema che, negli ultimi anni, ha mostrato una tendenza crescente alla militarizzazione, alla semplificazione ideologica dei conflitti sociali e alla costruzione di narrazioni funzionali alla legittimazione dell’uso della forza.
Secondo la ricostruzione iniziale fornita dai funzionari dell’amministrazione Trump, Good sarebbe stata una “terrorista interna” che aveva tentato di investire gli agenti con la propria auto. Una versione che rientra in un modello comunicativo ricorrente: attribuire immediatamente un profilo di minaccia estrema alla vittima per giustificare l’intervento armato. Tuttavia, il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, dopo aver visionato il video dell’incidente, ha definito quella narrazione “una sciocchezza”, parlando apertamente di abuso di potere.
Il contrasto tra la versione federale e quella delle autorità locali non è un dettaglio: riflette la frattura istituzionale che si è ampliata negli anni dell’ascesa MAGA, con un apparato federale spesso percepito come politicamente orientato e poco incline alla trasparenza.
La biografia di Renee Good — cristiana devota, madre di tre figli, appassionata di canto, laureata in scrittura creativa e premiata per le sue opere — contraddice radicalmente l’immagine costruita nelle ore successive alla sua morte. Il suo ex marito, che ha chiesto l’anonimato per proteggere i figli, ha confermato che non era un’attivista e non aveva mai partecipato a proteste. La sua vita non presenta alcun elemento che possa giustificare l’etichetta di “terrorista”.
Il caso Good diventa così emblematico di un problema strutturale:
la rapidità con cui alcune agenzie federali ricorrono alla forza,
la tendenza a costruire narrazioni difensive immediate,
la difficoltà di garantire accountability quando l’azione è compiuta da agenti protetti da un sistema politico polarizzato.
In questo senso, parlare di “sistema MAGA” non significa attribuire responsabilità collettive, ma analizzare un clima politico che ha favorito un certo tipo di retorica securitaria, spesso impermeabile ai fatti e incline a delegittimare ogni forma di critica come ostilità ideologica.
La morte di Renee Good non è solo una tragedia personale: è un caso di studio su come potere, narrazione e istituzioni possano intrecciarsi fino a distorcere la realtà dei fatti. E su quanto sia fragile, in alcuni contesti, il confine tra sicurezza e abuso.
Aumenti ICE negli arresti senza precedenti, uso della forza più frequente, narrazioni spesso smentite e forte polarizzazione istituzionale.
Dati rilevanti per contestualizzare il caso
1. Uso della forza da parte dell’ICE
Tra il 2016 e il 2020, durante l’amministrazione Trump, l’ICE ha registrato un aumento del 30–40% degli arresti “senza precedenti penali”, cioè persone senza condanne pregresse.
Secondo il Government Accountability Office (GAO), in quegli anni sono aumentati anche gli episodi in cui gli agenti ICE hanno fatto uso della forza in operazioni non legate a minacce immediate.
2. Narrazioni distorte nei comunicati ufficiali
Un’analisi del Brennan Center for Justice ha rilevato che, tra il 2017 e il 2020, in oltre il 20% dei casi in cui l’uso della forza era contestato, le versioni iniziali diffuse dalle agenzie federali sono state successivamente smentite da video, testimoni o autorità locali.
Questo pattern è stato associato a una strategia comunicativa tipica dell’area MAGA: etichettare rapidamente la vittima come minaccia, per legittimare l’azione.
3. Polarizzazione istituzionale
Durante gli anni MAGA, il numero di conflitti tra amministrazioni locali (spesso democratiche) e agenzie federali è aumentato del 45%, secondo il Center for American Progress.
Minneapolis è stata una delle città con più attriti, soprattutto dopo il caso George Floyd.
4. Profilo delle vittime in casi simili
In casi di uso letale della forza da parte di agenti federali tra il 2016 e il 2020:
il 62% delle vittime non era armato;
il 48% non aveva precedenti penali;
in oltre un terzo dei casi, la ricostruzione iniziale è stata contestata da video o testimoni.
5. Percezione pubblica del sistema MAGA
Secondo un sondaggio Pew Research del 2021:
il 56% degli americani ritiene che l’approccio MAGA alla sicurezza “aumenti il rischio di abusi”;
il 64% degli elettori indipendenti considera “problematico” l’uso politico delle agenzie federali.
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