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di Franco Cimino. FACCIAMO LA GUERRA ALLA GUERRA. E BATTIAMO TUTTI QUEI SIGNOROTTI CHE LA IMPONGONO… Io so come far cessare la guerra. Le guerre. Queste guerre. Questa guerra, la più antica di tutte. La farei cessare tagliandole le unghie. Perché le mani non mi riuscirebbe mai. E neppure la testa. La guerra è come quei mostri della mitologia o della fantascienza: una creatura con cento teste e trecento mani. E se anche gliele tagliassi tutte, ne produrrebbe altre cento e altre trecento. Questo non significa che la guerra non possa essere sconfitta. E cancellata. No, questo no. Per quanto male contenga, per quanta cattiveria la ispiri e la sostanzi, resta sempre un fatto umano. E, come tale, può essere sconfitta. Ma il tempo che ci vorrà sarà ancora molto lungo. Poiché l’unica forza davvero invincibile che può cancellarla è l’Amore, con la maiuscola. L’amore non soltanto come sentimento degli uomini, ma come forza che agisce nelle relazioni umane, nel rapporto degli esseri um...
Un’analisi cruda che tocca i nervi scoperti di una geopolitica che sembra aver smarrito la bussola della diplomazia per affidarsi esclusivamente al linguaggio della forza. La seguente riflessione evidenzia come la percezione dei cittadini sia spesso distante dalle scelte di "realpolitik" compiute dai leader. L’OMBRA DEL FUNGO SULLA SCACCHIERA DEL MONDO. Tra il bluff nucleare e l’arroganza dei leader, il Medioriente trascina il pianeta verso il punto di non ritorno: la fine della diplomazia e l’inizio del caos globale. Non è più un azzardo, né una suggestione da romanzieri distopici: l’odore di un conflitto mondiale aleggia nell’aria, pesante come il piombo che cade sui civili. Quella cui assistiamo, non è una crisi passeggera, ma il risultato di una mentalità che definire "bacata" è quasi un eufemismo. È l'arroganza di chi, seduto su poltrone di velluto a Washington o a Gerusalemme, agisce ignorando il mandato di chi li ha eletti e il buonsenso di una so...
Il Board of Peace e il peso del pane: la scommessa di Washington vista con gli occhi di chi vive nelle macerie di Gaza. Mentre la diplomazia internazionale disegna nuovi assetti a Palazzo Chigi e Washington, per i palestinesi della Striscia il successo del piano Trump non si misurerà sui protocolli di sicurezza, ma sulla capacità di restituire dignità e sovranità a un popolo stremato da decenni di conflitto.
Tra il dogma della terzietà e l’incognita dell’indipendenza: il referendum di marzo mette a nudo il paradosso di una riforma che separa le carriere dei magistrati ma lascia intatto l’habitat dei tribunali. Se il problema è la "vicinanza" culturale, basta dividere i concorsi per garantire un giudice davvero imparziale o si rischia solo di consegnare il PM al controllo della politica? Si o no al referendum di marzo? Tutti ne parlano ma forse è bene fare il punto sfrondando da inutili cirri mentali il problema, perché di un problema si tratta, e non è cosa di poco conto visto che riguarda la modifica della Carta.
Tra hacking digitale e manovre di Palazzo: la città di Catanzaro stretta nella morsa di due insidie parallele. TRAPPOLE VIRTUALI E AGGUATI REALI: IL DOPPIO ASSEDIO A CATANZARO. INCIPIT, (neccessario) per comprendere la deriva in cui è costretto "chi vive ai margini". Qual è il confine sottile che separa un’aggressione digitale da una manovra di potere? Nelle ultime ore gli account dei devices sono stati inondati da due messaggi diversi, ma entrambi allarmanti. Da un lato, il virus della "ballerina" su WhatsApp : un vocale della Polizia Postale che avverte del rischio di clonazione dei contatti e furto d’identità. Dall’altro, la notizia di un agguato politico in piena regola : la raccolta firme per far cadere il sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita . Se la truffa web punta a svuotare le rubriche, l’operazione a Palazzo de Nobili sembra mirare a svuotare il Comune della sua attuale guida, orchestrata da quella solita "combricola" di volti...
La suora che fa il tifo (e non per chi pensi). Un intervento televisivo che doveva essere neutrale si trasforma in un curioso spot politico involontario, con una religiosa che cita Berlusconi parlando di satira e Sanremo.
Il rumore che ci divora: quando l’informazione smette di ascoltare. Tra lutti trasformati in spettacolo e disastri naturali ridotti a contenuti da consumare, la nostra attenzione collettiva si è trasformata in un clacson impazzito: suona sempre, ma non dice più nulla. Viviamo in un’epoca in cui ogni notizia diventa un pretesto per fare rumore. Non importa se si parla della morte di un personaggio noto o di una tromba marina che devasta i litorali ionici: ciò che conta è il volume, non il contenuto. La commozione è immediata, spesso sincera nell’istante in cui nasce, ma evapora alla stessa velocità con cui scorriamo il dito sullo schermo. La morte di Valentino — come quella di tanti altri, famosi o sconosciuti — diventa un’onda emotiva che dura il tempo di un post. Poi si passa oltre, verso il prossimo trend, il dramma seguente, la prossima indignazione da esibire. Nel frattempo, chi vive davvero le conseguenze di un evento — chi ha perso una casa, un parente, un pezzo di vi...
Pascoli, Zvanì e quella malinconia che non ti molla mai”. Dal banco di scuola alla tv di ieri sera: tra poesie che graffiano l’anima e un biopic un po’ troppo zuccheroso, il mio rapporto complicato con il poeta più nostalgico d’Italia.
Oltre le luci: cosa resta del Natale 2025? Le luci del Natale 2025 iniziano a spegnersi, lasciando spazio a quel silenzio sospeso che precede la fine dell’anno. Per chi, come il sottoscritto, è cresciuto frequentando i salesiani, questo è il tempo dell’"esame di coscienza". Non una pratica punitiva, ma un esercizio di verità: fermarsi a fine giornata — o a fine ciclo — e chiedersi, con onestà brutale, se di fronte ai problemi del mondo abbiamo fatto la "cosa giusta".
Lettera al Direttore Non sento l’aria del Natale Da qualche anno non riesco più a percepire il calore delle feste. Non perché abbia esaurito i desideri, ma perché mi manca quell’allegria interiore che un tempo mi induceva a considerare bella la vita. Se penso alle popolazioni assoggettate alla brutalità della guerra, costrette a vivere nelle tende sotto un freddo inclemente, mi chiedo come si possa parlare di gioia. Eppure, le nostre vetrine brillano come se nulla fosse, mentre la crisi continua a mordere le tasche ma non le coscienze. È tutta una questione di marketing. L’umanità e la giustizia sociale sembrano concetti astratti, relegati in soffitta dopo la scorpacciata di notizie e la presunta indignazione dei primi momenti. O forse no: ci siamo indignati davvero davanti alle scene arroganti di sistemi capitalistici che vedono soltanto il profitto delle lobby e non il benessere collettivo. Non è un fenomeno isolato: accade anche nelle cosiddette “repubbliche sociali” di Russia ...
Tra fake news e macerie: il silenzio del buon senso Parliamo ancora di buon senso: del buon senso soffocato dagli interessi. Il buon senso, un tempo bussola della convivenza, oggi sembra un concetto svuotato, relegato ai margini di un mondo che corre verso il sensazionalismo e l’interesse di parte. Lo vediamo nelle grandi scacchiere geopolitiche, dove le mosse dei leader si trasformano in giochi di potere che ignorano le conseguenze umane. Lo vediamo nelle cronache quotidiane, dove fake news e narrazioni costruite ad arte deformano la realtà e confondono le coscienze.
di Franco Cimino Dal dramma alla beffa. Dalla colpa all'assoluzione. Dalla tragedia alla commedia. Dalla serietà alla comicità. Dal pianto grave alla risata sguaiata. Si ripete sullo stesso scenario del dolore e della morte, del sangue e delle distruzioni, sempre la stessa scena. I guerrafondai pacificatori, i signori delle guerre, che con le guerre si arricchiscono di denaro e si potenziano di potere, che giocano a fare la pace. E, chiusi nelle stesse stanze dove hanno ordito le guerre e deciso le morti, si dividono la grande torta dell'arricchimento sulla distruzione. La chiamano ricostruzione, sulla scacchiera dell'economia mondiale, dove operano le grandi imprese, le enormi fabbriche producono altro che le armi e i grandi affari ballano sulle vittime innocenti. La chiamano crescita economica, mentre impegnano le agenzie finanziarie internazionali, vezzeggiate con il nome di rating, per misurare la ricchezza dei singoli paesi. Ovvero, le loro crisi, l'incremento del...
Ragionamento sulla stupidità collettiva. La violenza come strumento di potere e la spartizione dei territori sono il volto più crudo della stupidità al potere: Gaza e Ucraina ne sono oggi i simboli più tragici. La riflessione tocca un nodo essenziale del nostro tempo: “la degenerazione della politica in dominio”, dove la forza prevale sul diritto e la propaganda sulla verità. Gaza e Ucraina sono due teatri diversi, ma accomunati da una logica brutale: quella della sopraffazione. Gaza e Ucraina: due guerre, una stessa logica: saccheggiare! In Ucraina, la guerra iniziata nel 2022 ha visto la Russia invadere territori sovrani con l’obiettivo dichiarato di “denazificare” e “proteggere” il Donbass. Oggi, secondo un piano di pace proposto da Donald Trump, si ipotizza che Kiev debba cedere parte del proprio territorio (Donetsk e Luhansk) in cambio di garanzie di sicurezza. È la logica del bullo: prendo con la forza, poi ti offro la pace a condizione che tu accetti la mia rapina. ...
Il POTERE DELLA GUERRA (dei soldi) di Franco Cimino Di Gaza non si parla più. C'è qualcuno che ne parla? E dove sono quelle ripetitive e monotone trasmissioni televisive che a canale unico, nel salotto unico, seduti sempre gli stessi, per mesi e mesi ne hanno parlato? Dove si trova la notizia nei telegiornali e nei giornali? Nelle pagine interne, per i giornali cartacei, nelle notizie seconde o terze, se non ultime, e per pochi minuti, in televisione. Nessuno ne parla più. I pochi che lo fanno, come il sottoscritto, sono considerati se non retorici o antisemiti, addirittura sabotatori della pace. Quella che il pacifista in assoluto, sostenuto dai nostri pastifici governanti, ha dichiarato al mondo intero essere stata fatta. Ma in quella terra martoriata ancora si uccide. E laddove non ci fosse più nulla da distruggere, da uccidere, neppure i bambini che sono tutti spariti da quelle vie, da quelle macerie, ci si allunga un po' più avanti, al sud del Libano. E in tutta la Cis...
NON È MALATO. É FINALMENTE SANO. di Franco Cimino Ho visto Vittorio sugli schermi. Oggi pomeriggio, nell'intervista che ha rilasciato a Mara Venier a "Domenica In". Sta leggermente meglio rispetto all'altro ieri sera, a "Cinque minuti" di Bruno Vespa, durante i quali non ha mai sollevato lo sguardo dal libro che teneva in mano e meccanicamente sfogliava, guardando le numerose immagini fotografiche delle opere che lui in quel libro presentava. La voce di oggi era leggermente più tonica dell'altra sera. Il suo pensiero, non più stretto nella critica all'arte, suo principale mestiere, dove resterà Maestro, stimolato da domande delicate e affettuose, spaziava un po' più largamente, fino a riferirsi alla sfera più intima e personale. Quella degli affetti familiari e amorosi, nei quali spiccava quello per la compagna di una più che ventennale vita. La bellissima donna che ha deciso di sposare anche per "gratitudine", per essergli rimasto ...
Siamo alle solite, questo governo non garantisce l'equità alla nazione ma tutela il suo elettorato e quanti la pensano come loro. Non si è mai visto prima d'ora un primo ministro che si scaglia sempre a spada tratta contro chi dissente. Nel gioco delle parti c'è chi butta la palla in campo al centro e chi fuori, sugli spalti. Non è una questione di destra e sinistra è semplice bon ton tra le parti e chi governa, dovrebbe pensare al bene di tutti. Chi ritiene che gli scioperi siano un modo per fare il ponte lungo di fine settimana forse non sa che chi sciopera non lo fa a cuor leggero perché perde soldi e qualche possibilità di togliere qualche sfizio ai familiari e a sé. Vorrei un Governo che pensasse e fosse di tutti, non di pochi.
Dal brut al polimaterico "part. J'accuse." L’arte come etica del margine: due visioni a confronto. Ci sono incontri che non si cercano, ma che accadono come rivelazioni. Il mio cammino nell’arte ha incrociato due figure che, pur distanti per tempo e geografia, parlano la stessa lingua dell’anima: Jan Dubuffet e Mario Iannino. Il primo mi ha raggiunto per caso, come una voce che risuona nel silenzio e apre varchi inattesi; il secondo è emerso come eco familiare, un compagno di pensiero che da tempo camminava accanto a me, invisibile ma presente. Entrambi hanno fatto dell’arte un gesto di ascolto, un atto di resistenza, una forma di cura. In loro ho riconosciuto una tensione comune: quella di restituire dignità alle voci marginali, di cercare il senso nelle pieghe del non detto, di creare non per apparire, ma per comprendere. Il mio incontro con loro ha segnato l’inizio di un percorso che, pur non programmato, sembra scritto da una necessità profonda: quella di dare ...
Un po’ di educazione civica: il 4 novembre è la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, ma non è più una festività sentita da quando, nel 1977, una “rivoluzione al contrario” — ben lontana da quella copernicana di Kant — decise di declassarla, sacrificandola sull’altare della produttività industriale e del profitto. Il 4 Novembre e il tempo rubato: quando la memoria vale meno del profitto Ogni anno, il 4 novembre torna come una data silenziosa, quasi dimenticata. Non ci sono scuole chiuse, uffici deserti, né folle in piazza. Eppure, questa giornata racchiude uno dei significati più profondi della nostra storia nazionale: la fine della Prima Guerra Mondiale, il completamento dell’unità d’Italia, il sacrificio di migliaia di vite per un’idea di patria. Ma dal 1977, il 4 novembre non è più festa. È stato declassato, immolato sull’altare della produttività industriale, insieme ad altre ricorrenze civili e religiose. Perché ricordare non produce. Non genera profitto.
La retorica, il populismo e l'informazione addomesticata. È innegabile: Sigfrido Ranucci, figura di spicco del giornalismo d’inchiesta, rappresenta un vero e proprio spauracchio per chi detiene il potere. Al di là delle opinioni dei sostenitori della cosiddetta destra, le ingerenze di certi esponenti politici ci sono state e continuano a manifestarsi, come lo stesso Ranucci ha più volte denunciato. Inutile fare retrospettive: il problema è attuale e urgente. Tuttavia, c’è un aspetto che non possiamo ignorare. La retorica populista, spesso utilizzata come cornice per l’inchiesta seria, rischia di offuscare il valore autentico della denuncia. E oggi, l’inchiesta più cruciale è proprio quella che riguarda la libertà di stampa e di pensiero, minacciata da un clima politico che sembra volerla soffocare. Assistiamo a giravolte politiche sconcertanti: segretari reggenti di partito coinvolti in scandali legati alla distrazione di fondi pubblici destinati al finanziamento dei pa...
Medio Oriente La pace degli armati: fine delle ostilità, inizio delle spartizioni La guerra tace. Le bombe non cadono più. I titoli dei giornali celebrano la “pace ritrovata”, mentre le telecamere si soffermano sui sorrisi diplomatici, sulle strette di mano, sulle cerimonie. Ma sotto la superficie, il silenzio delle armi non è sinonimo di giustizia. È solo il preludio a una nuova fase: quella della spartizione. Le stesse mani che hanno firmato contratti per la produzione di armamenti ora si tendono per accaparrarsi appalti di ricostruzione. Le stesse voci che hanno alimentato la retorica bellica ora si presentano come garanti della stabilità. E il mondo civile, quello che dovrebbe indignarsi, si accontenta di una tregua che sa di compromesso, non di riparazione. La ricostruzione di Gaza è diventata un affare. Un business da miliardi, dove le imprese nazionali si contendono il diritto di “ricostruire” ciò che è stato distrutto con le armi che esse stesse hanno prodotto. È il parado...
Chi siamo
Abbiamo aperto questo blog nell’aprile del 2009 con il desiderio di creare una piazza virtuale: uno spazio libero, apolitico, ma profondamente attento ai fermenti sociali, alla cultura, agli artisti e ai cittadini qualunque che vivono la Calabria.
Tracciamo itinerari per riscoprire luoghi conosciuti, forse dimenticati.
Lo facciamo senza cattiveria, ma con determinazione. E a volte con un pizzico di indignazione, quando ci troviamo di fronte a fenomeni deleteri montati con cinismo da chi insozza la società con le proprie azioni.
Chi siamo nella vita reale non conta. È irrilevante.
Ciò che conta è la passione, l’amore, la sincerità con cui dedichiamo il nostro tempo a parlare ai cuori di chi passa da questo spazio virtuale.
Non cerchiamo visibilità, ma connessione. Non inseguiamo titoli, ma emozioni condivise.
Come quel piccolo battello di carta con una piuma per vela, poggiato su una tastiera: fragile, ma deciso. Simbolo di un viaggio fatto di parole, idee e bellezza.
Questo blog è nato per associare le positività esistenti in Calabria al resto del mondo, analizzarne pacatamente le criticità, e contribuire a sfatare quel luogo comune che lega la nostra terra alla ‘ndrangheta e al malaffare.
Ci auguriamo che questo spazio diventi un appuntamento fisso, atteso. Come il caffè del mattino, come il tramonto che consola.
Benvenuti e buon vento a quanti navigano ogni singola goccia di bellezza che alimenta serenamente l’oceano della vita. Qui si costruiscono ponti d’amore.