OLTRE IL RUMORE MEDIATICO
Guarda e passa.
L’ARTE DI NON FARSI INGOIARE DAL RUMORE.
La libertà comincia dove finisce ciò che non merita la nostra attenzione. E, non ti curar di loro, ma guarda e passa non è un ammonimento antico: è un gesto di oggi, un’arte sottile, quasi un istinto di sopravvivenza in un mondo che ci strattona da ogni lato. Ogni voce pretende ascolto, ogni ombra reclama una reazione. Ma non tutto è degno. Non tutto è necessario. Non tutto deve entrare nel ostro sacro spazio mentale.
La noncuranza — quella vera, quella scelta — non è
freddezza: è disciplina dello sguardo. È decidere cosa lasciar vivere dentro di
noi e cosa, invece, deve restare fuori, come il rumore di una strada lontana.
Il maggior disprezzo è la noncuranza perché non concede
appigli. Non alimenta, non risponde, non si piega. È un taglio netto: ciò che
non merita, non entra. Ciò che non eleva, non resta. Ciò che non costruisce, scivola
via.
In un tempo che confonde la presenza con la reazione, la
vera forza è sottrarsi. Non per fuggire, ma per custodire. Non per disprezzare, ma per scegliere. Guardare
e passare oltre, dunque, è un atto di libertà:
un passo avanti mentre il mondo tenta di trattenerti per la
manica. Un passo avanti mentre il superfluo urla. Un passo avanti, sempre,
verso ciò che conta. Il resto — tutto il resto — può pure restare indietro.
Perché la libertà comincia dove finisce ciò che non merita
la nostra attenzione.
Lasciamo fuori le zanzare: quelle presenze che ronzano,
pungono, disturbano, ma non costruiscono nulla.
Lasciamo fuori i costruttori di muri: non solo quelli di
pietra, ma quelli invisibili, fatti di paure, sospetti, chiusure.
Lasciamo fuori i nazionalismi beceri, le semplificazioni che
riducono il mondo a un recinto, le idee che si nutrono di slogan invece che di
pensiero.
Lasciamo fuori tutto ciò che imbruttisce le menti, che
restringe lo sguardo, che trasforma la complessità in caricatura. Tutto ciò non
per superbia; disprezzo sterile, ma perché la mente, per restare viva, ha
bisogno di aria, di spazio, di orizzonti aperti. Guardare e passare significa
questo: scegliere ciò che merita di essere accolto e lasciare scivolare il
resto. Proteggere la propria direzione da ciò che la rattrappisce. Difendere la
propria lucidità da ciò che la intossica.
Il mondo è pieno di rumori che chiedono di essere ascoltati.
Ma non tutto ciò che fa rumore ha qualcosa da dire. La vera forza, oggi, è
questa: non lasciarsi catturare dal piccolo, dal meschino, dal brutto.
Continuare a camminare verso ciò che apre, allarga, illumina,
dunque. Il resto — tutto il resto — può restare fuori.
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