Non è pazzo. E' un egocentrico privo d'empatia
Trump, il legame tra il suo passato televisivo e il pericolo che la sua narrazione rappresenta per l'equilibrio globale e la sopravvivenza della democrazia.
Il Reality dell’Apocalisse: perché spegnere i riflettori su Trump è un dovere civile
Dalle luci di "The Apprentice" alla minaccia per le democrazie mondiali: la politica ridotta a talk show tossico si nutre solo di attenzione. Il silenzio mediatico non è censura, ma l'unico antidoto a un narcisismo che mette a rischio il futuro del pianeta.
C’è un errore di fondo che l’opinione pubblica mondiale
commette da quasi un decennio: trattare Donald Trump come un leader politico
tradizionale che, occasionalmente, scivola nell’eccesso.
La realtà è l'esatto opposto. Trump è una creatura
televisiva prestata alla Casa Bianca, un uomo che non ha mai smesso i panni del
produttore di reality show e che ha trasformato la geopolitica in un’arena di
intrattenimento violento.
La sua ascesa non è iniziata nei comizi, ma negli studi di
The Apprentice. Lì ha imparato che la verità è irrilevante rispetto allo share,
che il conflitto paga più del consenso e che l'empatia è un segno di debolezza
da eliminare prima della pubblicità. Questa "strategia della spettacolarizzazione"
non è solo un tratto del carattere; è un'arma di distrazione di massa che
paralizza le istituzioni e polarizza le società.
Tuttavia, chiamarlo semplicemente "pazzo" è una via d'uscita troppo comoda che lo solleva dalle sue responsabilità.
Trump non è fuori controllo; è perfettamente centrato su un
unico obiettivo: alimentare il proprio ego attraverso il riverbero mediatico.
Il suo narcisismo, però, ha smesso di essere un fatto privato per diventare un
pericolo pubblico. Quando la retorica di un singolo individuo incita
all’instabilità globale e mina le basi della convivenza civile, la libertà di
parola non può più essere usata come scudo per l’eversione.
Se il potere di Trump risiede nella sua capacità di occupare
ogni spazio del dibattito, allora la sua più grande vulnerabilità è il buio. Il
silenzio mediatico – il rifiuto di trasformare ogni sua provocazione in un
titolo di testa – non sarebbe una sconfitta per la democrazia, ma una mossa di
autodifesa.
Privare il narcisista
del suo palcoscenico significa togliergli l'ossigeno. Per il bene dell'umanità,
è giunto il momento di premere il tasto off e interrompere questo spettacolo
prima che il finale diventi una tragedia irreversibile.
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