Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Ai mercanti d'arte & assimilati

 

A proposito di bellezza e della missione degli operatori culturali facciamo un'analisi del mercato effimero dell'arte. E sulla frustrazione di chi crede nella sua valenza e non tollera i mercanti nel tempio.

 Lettera di risposta all'invito chi non vuole cedere alla mercificazione selvaggia dell'arte.

 LE BANCARELLE DEI CLICK E I NUOVI MERCANTI NEL TEMPIO.

 L’arte ridotta a un abbonamento mensile: la missione dell'artista soccombe all'algoritmo del profitto garantito.

C’è un momento esatto in cui l’opera d’arte smette di essere un ponte tra anime e diventa un "asset" da ottimizzare, un file caricato su un server in attesa di un rimpallo di dati. Quel momento ha un nome cortese, una firma rassicurante in calce a una mail automatizzata: è l’invito di una "Artist Relations Manager" che promette visibilità globale in cambio di una quota d’iscrizione. Ma dietro la patina della selezione curatoriale, si nasconde la realtà nuda del mercato effimero: il passaggio definitivo dall'arte come vocazione all'arte come Software as a Service (SaaS).

Ricevere una proposta da colossi come Singulart o piattaforme simili genera oggi una frustrazione sottile e profonda. Non è la lusinga di essere stati "scelti" a prevalere, ma la consapevolezza che il tempio è stato nuovamente occupato dai mercanti. Solo che stavolta non vendono colombe o cambiano valute sul sagrato: vendono "posizionamento", "pacchetti gold" e "visibilità premium".

La missione, perché di questo si tratta per me, è tradita! Degenerata a squallida merce da consumare con superficialità parimenti ai prodotti di largo consumo.

Chi crede nella missione dell’arte sa che un’opera è un atto di resistenza contro l’effimero. È sostanza propositiva che sfida il tempo. Il mercato attuale, invece, celebra il consumo rapido. Le piattaforme si trasformano in immensi centri commerciali digitali dove il valore di un quadro non è dato dalla sua potenza espressiva, ma dalla sua capacità di arredare un salotto coordinandosi con il colore del divano, filtrato da un algoritmo che premia chi paga l’affitto mensile dello spazio virtuale.

È il paradosso del "Pay-to-Play": l'artista, che storicamente è colui che deve essere sostenuto dal mercante, diventa la principale fonte di reddito del mercante stesso. Non si guadagna più vendendo bellezza al mondo, si guadagna vendendo speranza a chi la bellezza la produce.

Il rumore di fondo è assordante e inaccettabile!

In questo "gran casino commerciale", il silenzio necessario per contemplare un'opera è sostituito dal rumore dei pop-up, dalle notifiche di sconto, dalle strategie di cross-selling. L'unicità dell'atto creativo è diluita in un mare magnum di migliaia di profili, dove la “competizione” non è sul merito intellettuale e ideologico, ma sulla capacità di spesa per il canone mensile.

Conclusione: restare fuori dal tempio è forse la vera resistenza alla deriva culturale di un mercimonio insalubre.

L’essere presenti oggi non consiste nel cercare di scalare le vette di questi algoritmi, ma nel rivendicare la propria estraneità a un sistema che tratta il prodotto dell’anima e  i pennelli per chi li adopera come codici a barre.

Rispondere a una mail di "Marta Lajoso" con il silenzio, o con un netto rifiuto, non è un atto di superbia, ma un atto di protezione verso la propria missione ché sacralità del lavoro intellettuale.

L’arte ha bisogno di mercati, certo, ma non di templi trasformati in centri commerciali. Ha bisogno di sguardi, non di visualizzazioni. Perché se il prezzo per stare nel mondo è diventare un prodotto tra i prodotti, allora il posto dell'artista è altrove: ovunque ci sia ancora qualcuno capace di distinguere un’emozione da un abbonamento Gold.

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