Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Solitudine

 

Quella che segue è una riflessione profonda, che tocca le corde di quello che molti sociologi definiscono oggi "realismo capitalista" o "eco-ansia genitoriale". Il contrasto tra l'immagine del bambino esile che rifiutava il cibo e l'uomo che oggi rifiuta di "nutrire" il mondo con nuova vita è disarmante.

 

"solitudine- ©mario iannino- 2026"

 L’Eredità del Vuoto Etico si trasforma in rifiuto generativo e si fa atto di protezione.

L’incipit di questa storia non si scrive tra i grandi trattati di filosofia, ma tra i piatti rimasti pieni di un’infanzia ritrosa e i telegiornali carichi di macerie. C’è un filo invisibile ma robustissimo, che lega quel bambino esile, che costringeva la madre a inventare giostre di fantasia per fargli accettare il nutrimento, all’uomo di oggi che, con la medesima pacata fermezza, rifiuta di nutrire il futuro.

"Non è tempo", dice. E in quella negazione non c’è l’egoismo di chi vuole preservare il proprio benessere, ma il paradosso di un amore preventivo: il desiderio di proteggere un figlio dall’esperienza stessa della Storia.

C’è la sensibilità del rifiuto in una negazione così determinata.

Sentire la responsabilità morale di non procreare è un atto che ribalta secoli di istinto biologico e pressione sociale. Se un tempo mettere al mondo figli era un investimento sul futuro o un dovere verso la stirpe, oggi per molti giovani adulti è diventato un dilemma etico lacerante.

 La sensibilità di questo "giovane uomo" non è disfattismo, ma una forma estrema di empatia verso chi ancora non esiste. Egli guarda al mondo —e la vive come una "corsa selvaggia all’Eldorado" — non vi scorge un giardino tra i confini dorati, ma un’arena dove il potere si nutre di sopraffazione. In quest'ottica, non dare la vita diventa l'unico modo per non consegnare una vittima al sistema.

Viviamo in un’epoca in cui il progresso tecnologico sembra correre in direzione opposta alla stabilità emotiva e ambientale. Il concetto di "Eldorado" citato nella riflessione rappresenta quella promessa di benessere illimitato che si regge, però, su fondamenta fragili: lo sfruttamento delle risorse, la prevaricazione sociale e una competizione che non ammette pause.

Un giovane che ha conservato la propria integrità vede attraverso la patina dorata e scorge il meccanismo sottostante. Mettere al mondo un’"anima innocente" in questa situazione significa, per lui, condannarla a diventare o ingranaggio del sopruso o carne da macello per le ambizioni altrui.

Le parole che hanno "disarmato" ogni replica sono il sintomo di una frattura generazionale profonda. Non possiamo dare torto a questa visione senza prima interrogarci su quale mondo stiamo effettivamente offrendo.

Il rifiuto di questo ragazzo è un monito: finché la società sarà percepita come un luogo di abuso e non come uno spazio di fioritura, il desiderio generativo rimarrà sospeso, congelato in un’attesa cauta e dolente.

È la rivolta silenziosa di chi, avendo faticato a mangiare da piccolo, ha capito che non basta sopravvivere: bisogna che il mondo torni a essere un luogo degno di essere abitato.

 Eppure, la sua non è la resa di chi non ha mezzi. Al contrario, egli possiede un futuro solido, una stabilità economica e una posizione sociale familiare che molti definirebbero invidiabile. Ma la sua analisi non si ferma alla superficie del privilegio materiale. La sua preoccupazione è tutta rivolta alla deriva morale di una società che, privata di ogni valore autentico, sta sotterrando l'empatia sotto il peso dell'indifferenza. La sua è la resistenza estrema di chi osserva il degrado circostante e decide di non assecondarlo, opponendo al vuoto etico una rinuncia pesante, consapevole e profondamente sofferta.

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