Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

Esplora i Luoghi
Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Una storia comune

 Parlare di povertà imposte significa attraversare un territorio dove le biografie individuali non bastano più a spiegare le cadute. Qui la povertà non nasce da un destino personale, ma da un disegno collettivo che si è fatto struttura: scelte politiche cieche che rinunciano a ridurre le disparità, l’assenza di un salario minimo che garantisca dignità, un welfare che si ritira come una marea stanca, lasciando scoperte intere generazioni.


 In questo paesaggio, la precarizzazione non è un incidente ma un modello, un metodo che regola il mercato del lavoro e definisce chi può vivere e chi deve arrangiarsi. È un sistema che favorisce pochi, mentre la tassazione regressiva schiaccia chi ha meno e una politica abitativa degna di questo nome sembra sempre rimandata, come se gli ultimi potessero attendere all’infinito. Così, la povertà non è più una condizione marginale: è una condizione prodotta, amministrata, distribuita. E riguarda tutti, anche quelli che ancora credono di esserne al riparo.



Ogni mattina, davanti alla mensa della Caritas, si forma una fila che non assomiglia più a quella di un tempo. Non è fatta solo di volti stanchi, di vite spezzate, di storie ai margini. È una fila composita, quasi un nuovo censimento nazionale: pensionati con le mani segnate dal lavoro, disoccupati che hanno smesso di contare i colloqui andati a vuoto, lavoratori che arrivano ancora con l’odore del turno addosso. È qui, in questa fila silenziosa, che si manifesta la nuova classe sociale delle *povertà imposte*, quella che nessun governo nomina ma che cresce ogni giorno, come un’ombra che si allunga sulla vita di tutti.

 C’è un uomo che si chiama Domenico. Ha settantadue anni, una pensione minima e una dignità che prova a difendere come può. Ogni mese l’INPS gli versa poco più di cinquecento euro: una cifra che, sulla carta, dovrebbe bastare per vivere, ma che nella realtà non copre nemmeno l’affitto e le medicine. Domenico non ha mai pensato di diventare “povero”. Ha lavorato quarant’anni in un’officina, ha cresciuto due figli, ha pagato le tasse. Eppure ora, quando entra nella mensa, abbassa lo sguardo come se stesse violando una regola non scritta.

 Accanto a lui, nella stessa fila, c’è una donna di quarant’anni, Giulia. Lavora in un supermercato, part-time involontario, turni spezzati, stipendio che evapora prima della fine del mese. Ha ancora addosso l’odore dei detersivi e delle casse automatiche. Non è disoccupata, non è inattiva, non è “assistita”: è una lavoratrice povera. Una categoria che non dovrebbe esistere, e che invece cresce come una malattia sociale.

Le mense non sono più luoghi di emergenza: sono diventate luoghi di routine. Ogni piatto servito racconta una storia che non fa notizia, ma che definisce il Paese più di qualsiasi discorso ufficiale.

 C’è chi arriva con la tessera del supermercato solidale, chi porta un sacchetto di plastica per conservare qualcosa per la sera, chi si siede in silenzio e mangia in fretta, come se dovesse tornare al lavoro. Le associazioni umanitarie hanno costruito una rete di sopravvivenza che supplisce alle mancanze dello Stato. Ma questa rete, per quanto generosa, non può sostituire ciò che dovrebbe essere garantito per diritto.

 

Le nuove povertà non sono un incidente: sono un prodotto. E le mense ne sono la prova vivente.

 

Un tempo si diceva che il lavoro nobilita l’uomo. Oggi, per molti, il lavoro non basta nemmeno a nutrirlo. Il paradosso è evidente: si lavora, ma non si vive. Si produce, ma non si guadagna abbastanza per arrivare a fine mese. Si contribuisce, ma non si riceve in cambio la sicurezza promessa.

 

I nuovi signori dello sfruttamento non hanno fruste né catene: hanno contratti a termine, part-time involontari, salari stagnanti, appalti al ribasso. E contratti intermittenti epurati dagli istituti sindacali di salvaguardia sociale ed economica per il lavoratore.

 Le categorie dei datori di lavoro ed i governi hanno trasformato il lavoro in un ingranaggio che consuma chi lo fa, invece di sostenerlo.

 

E così, mentre i profitti crescono, le persone scivolano verso il basso. Non per colpa, ma per struttura.

Le povertà imposte sono storture costruite.

La povertà non è più un destino individuale. È una condizione collettiva, prodotta da scelte politiche precise che possono essere sintetizzate nell’assenza di un salario minimo; precarizzazione sistemica; pensioni insufficienti; un welfare inesistente e un costo della vita che corre più veloce dei redditi.

Queste scelte non sono neutre. Disegnano una società dove la povertà non è un’eccezione, ma una possibilità concreta per chiunque. Una società dove la sicurezza sociale è diventata un privilegio, non un diritto. Quasi un ricatto.

Quando Domenico e Giulia si siedono allo stesso tavolo, non condividono solo un pasto: condividono una condizione. Sono parte di una classe sociale che non ha nome nei documenti ufficiali, ma che esiste nella vita reale. Una classe che non chiede carità, ma giustizia. Che non cerca assistenza, ma dignità.

Restituire dignità significa ripensare il lavoro, le pensioni, la redistribuzione. Significa riconoscere che la povertà non è un fallimento individuale, ma un fallimento collettivo. Significa, soprattutto, rimettere al centro l’idea che una società si misura non dalla ricchezza che produce, ma da come tratta chi non riesce più a vivere del proprio lavoro.

Commenti

Notizie, Racconti, Realtà dalla Calabria e oltre

Un archivio poetico di attualità, memorie, gesti e racconti che attraversano il tempo e la terra.

UNO SGUARDO SULLA CALABRIA E SUL MONDO

UNO SGUARDO SULLA CALABRIA E SUL MONDO
TRA LE PIETRE ANTICHE IL VERDE INCONTAMINATO E IL RESPIRO DEL MARE

ITINERARI SUGGERITI

ITINERARI SUGGERITI
PERCORSI SUGGERITI

La Cucina Calabrese

La Cucina Calabrese
Tradizioni ... di necessità virtù

Posta

chi siamo

Dietro le quinte

Chi Siamo & i Nostri Ringraziamenti

Il blog "A ore 12" è, fin dal 2009, uno spazio di cultura libera, indipendente e aperto a tutti. Non accettiamo finanziamenti, sponsorizzazioni o pubblicità. Ogni pagina nasce unicamente dall'amore per la bellezza e dal desiderio di essere utili alla collettività.

Oggi facciamo un'eccezione alla nostra linea editoriale per fare spazio a chi, ogni giorno e spesso nell'ombra, mette il cuore per rendere possibile tutto questo.

⚙️

L'Anima Tecnica: Grazie a Manuela

Un abbraccio speciale va a Manuela, la mente generosa che cura volontariamente tutta la struttura grafica del blog. Con competenza e pazienza infinita, fa sì che il sito si rinnovi costantemente attraverso:

  • Consigli preziosi per rendere la lettura rilassante e piacevole.
  • Layout su misura per far fluire i testi in modo chiaro e accessibile.
  • Grafiche curate che valorizzano i contenuti con eleganza, senza cedere al clickbait.
✍️

La Nostra "Famiglia": Collaboratori e Amici

A sostenere la comunità ci sono Mario e Valentina, custodi del nostro prezioso archivio fotografico. Accanto si muove una bellissima rete di menti brillanti che arricchisce le aree di Opinione, Dati e Divulgazione.

Il nostro grazie più sincero va a:

  • I compagni di viaggio storici: che mettono la firma, il volto e il pensiero su riflessioni profonde legate a politica, sanità, territorio e arte.
  • Chi collabora in silenzio: amici che per motivi personali, professionali o pura timidezza preferiscono non apparire. Il loro dono di idee e dati è un pilastro invisibile ma fondamentale.

divulghiamo bellezza!

a ore 12 ...at 12 o'clock ... Siamo in cerca della tua bellezza. Cerchiamo il fermento vitale, l’entropia di chi produce cultura per puro amore. Che sia cinema, pittura, fotografia, musica o poesia, inviaci i tuoi sogni e una breve nota. Se leggeremo bellezza ed empatia, saremo felici di darti voce con una nostra recensione. Senza filtri, senza padroni e senza inganni: non chiediamo contributi, quote di iscrizione o costi di pubblicazione. È un servizio alla collettività, offerto con la gratuità di chi crede ancora nel valore della Bellezza.