Socialità nella cultura contadina post industriale

 

"Palermiti, Altare centrale chiesa madre" 

Smargiasso, in dialetto noi diciamo sbahanta, sbahantusu, culistru, presuntusu.

La definizione linguistica varia lasciando immutato il pensiero pleonastico del lemma in armonia con i variegati linguaggi locali. Per il momento, nella mia esercitazione mnemonica, pesco dalla memoria le locuzioni comuni in uso in: Palermiti e Catanzaro.

Palermiti è un paesino dell’entroterra catanzarese calato in mezzo alla campagna. Un territorio composta da una selva tipicamente mediterranea con piantagioni di castagneti nella parte alta, ulivi e vigne sparse. La fauna, anch’essa tipica della regione temperata, è composta da esseri viventi comuni impegnati a “campare!” sopravvivere. Le attività prevalenti sono l'agricoltura e mestieri connessi. Il cosiddetto terziario è costituito dell'agricoltura orticola e dell'allevamento di animali da cortile e da quel che rimane della pastorizia. L ’agricoltura, sinonimo di povertà non consente molto, e qualche piccola attività commerciale altrettanto contenuta a gestione familiare formano l'aspetto sociale. È, in sostanza, un piccolo e tranquillo borgo rurale dalle peculiarità elementari che pone alla base dei singoli interessi, come sempre accade nelle piccole comunità, faziosità partigiane. L’appartenenza è scontro ideologico, determinazione per tutelare posizioni di biechi interessi, meno ideologici  e prettamente umani. Esigenze condensate nell’azione del vivere quotidiano. Azioni terrene lontane dai concetti dei filosofi, uomini e donne, maestri del pensiero illuminante.

Atteggiamenti comportamentali che non sono appannaggio esclusivo degli abitanti di questo ridente paesino adagiato tra i castagneti. Qui, forse, è la necessità, la posizione di necessità sociale, gli stenti che accompagnano la quotidiana sopravvivenza delle persone e gli interi nuclei familiari che impone atteggiamenti antisociali e poco solidali. 

È risaputo: dove crescono i bisogni inevitabilmente si abbassa la soglia culturale ed emotiva della sensibilità altruista. Immediatamente controversa appena varcato un uscio qualsiasi. Basta entrare in una casa. Una qualsiasi di Palermiti per rendersi conto dell’accoglienza riservata a consanguinei e estranei. Varcata la soglia di casa si entra nel caloroso inconfondibile abbraccio amorevole della sacralità dei palermitesi verso gli ospiti. È una condizione arcaica. Una legge non scritta ma sentita. È un obbligo  analogo a quello vigente tra marinai.  in mare non si lascia nessuno, non si abbandona nessuno al proprio destino. Men che meno bambini, donne e anziani implorando. "Nu tuozzu e pana non manca manco nta casa d'e sciancati" = Un tozzo di pane c'è sempre, disponibile per chiunque, anche nelle case dei poveri. 

Sono condizioni spesso ignorate altrove.

E proprio dove c’è ricchezza e benessere dovuti alle attività industriali che consentono agiatezze maggiori che prende piede l’egoismo. Il demone dell’avidità stritola i cervelli. Il mio è mio e non si tocca! Non lo condivido con nessuno! Da ciò i limiti partoriti e contrabandati per buone parassi da certa politica ipocrita e le consequenziali restrizioni imposte per legge.

In Calabria c’è una definizione per intendere l’aridità dei cuori di chi sta bene e pensa a stare meglio fregandosene del prossimo: “sureri, ’breu, lindinusu ”. Usurai! Faccendieri dal cuore di pietra. Che, inesorabilmente non godrà mai dei benefici terreni consequenziali alla potenza economica posseduta, in sintesi: “i sordi de’ sureri si sciagra u sciampagnuna…”. Tradotto: “soldi e ricchezze accumulate con animo cattivo non recano felicità e neppure serenità ma sono destinati  al benessere dei buontemponi”. “Scialativi fhinu a quandu potiti”. Divertitevi con animo allegro fin quando siete in vita e sappiate amarvi.

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