Assuefatti al male

 

Dallo sfruttamento occultato dei braccianti alle guerre che trasformano città in cimiteri, passando per l’arroganza dei poteri che colonizzano e invadono: il vero scandalo non è solo ciò che accade, ma la nostra indifferenza, la perdita dello stupore e dell’indignazione.

Quando la brutalità diventa routine e non ci scuote più.

"courtesy ©mario_iannino2025"


 

 L’assuefazione al male: quando non ci stupiamo più.

Viviamo in un’epoca paradossale: mai come oggi abbiamo accesso a immagini, notizie e testimonianze in tempo reale, eppure mai come oggi sembriamo incapaci di stupirci. La brutalità scorre davanti ai nostri occhi come un flusso continuo, e la nostra coscienza, bombardata da eventi, si anestetizza. Il vero scandalo non è soltanto ciò che accade, ma la nostra indifferenza.

Non ci stupiamo più. 

Non ci indigniamo più. 

Il male scorre davanti ai nostri occhi e lo accogliamo come fosse routine, come fosse un rumore di fondo che non merita attenzione. 

Un bracciante agricolo perde un braccio sul lavoro ed è riportato a casa, come se la tragedia fosse avvenuta lì. Un gesto che racconta la disumanità quotidiana, la normalizzazione dello sfruttamento, l’occultamento della verità. E noi? Assistiamo, leggiamo, dimentichiamo. 

In Medio Oriente, coloni che occupano terre, palestinesi privati dei loro diritti, la Cisgiordania trasformata in terreno di conquista. La brutalità diventa spettacolo ripetuto, e l’arroganza del potere non suscita più scandalo. Ci limitiamo a osservare, come spettatori stanchi di un dramma che non sorprende più. 

In Europa orientale, città ridotte a macerie e cimiteri. Putin detta condizioni, pretende territori, mentre le superpotenze osservano e ammiccano. La gente inerme muore, ma le immagini scorrono nei notiziari come sfondo abituale. La guerra, che un tempo era scandalo e tragedia, oggi è routine mediatica. 

Il vero scandalo non è soltanto ciò che accade, ma il fatto che non ci stupiamo più. 

Abbiamo perso la capacità di indignarci. 

Abbiamo smarrito lo stupore. 

Recuperare lo stupore significa recuperare l’umanità. Significa rifiutare che il male diventi normalità. Significa ridare valore alla compassione, alla giustizia, alla dignità. 

Il quotidiano invisibile.

La cronaca locale ci restituisce episodi che dovrebbero scuotere le fondamenta della società. Un bracciante agricolo, sfruttato e costretto a lavorare in nero, perde un braccio durante il lavoro. Invece di soccorrerlo con dignità, è riportato a casa sua, come se la tragedia fosse avvenuta tra le mura domestiche. È un gesto che racconta la disumanità quotidiana, la normalizzazione dello sfruttamento, l’occultamento della verità. 

Episodi non isolati sono il riflesso di un sistema che considera sacrificabili i più deboli. Eppure, la notizia passa, si consuma, e noi non ci indigniamo più.

E che dire del conflitto e l’arroganza del potere?

In Medio Oriente, la questione israelo-palestinese continua a produrre immagini di violenza e sopraffazione. Coloni che occupano terre, palestinesi privati dei loro diritti, la Cisgiordania trasformata in un terreno di conquista. La brutalità diventa routine, e l’arroganza del potere si ripete come un copione già visto. 

La storia ci insegna che la colonizzazione e l’esproprio generano conflitti interminabili, ma oggi sembra che la ripetizione abbia tolto forza allo scandalo. Ci limitiamo a osservare, come spettatori di un dramma che non ci sorprende più.

Passa, quindi, la teoria della normalità attuata nella pratica:

Le guerre globali e l’indifferenza delle superpotenze che gonfiano i muscoli nello scacchiere mondiale.

In Europa orientale, l’invasione russa dell’Ucraina ha trasformato città in macerie e cimiteri. Putin detta condizioni, pretende territori, mentre le superpotenze osservano e ammiccano. I rappresentanti politici giocano con equilibri di potere, ma la gente inerme muore. 

Le immagini di Mariupol, Kharkiv, Donetsk, scorrono nei notiziari, ma non ci scuotono più: sono diventate sfondo abituale. La guerra, che un tempo era scandalo e tragedia, oggi è routine mediatica. La nostra assuefazione è la vittoria più grande per chi esercita la violenza.

Insomma abbiamo legittimato la normalizzazione del male.

La storia ci ha consegnato momenti in cui l’orrore ha generato indignazione collettiva: dalle guerre mondiali ai genocidi, dalle dittature alle stragi. Oggi, invece, sembra che la ripetizione e la saturazione informativa abbiano tolto forza allo stupore. 

Il male diventa normalità, e la nostra indifferenza lo legittima. Non è solo la violenza a vincere, ma la nostra incapacità di reagire.

Il vero scandalo non è soltanto ciò che accade, ma il fatto che non ci stupiamo più. Abbiamo perso la capacità di indignarci, anestetizzati da immagini e notizie che scorrono come routine, e non diamo la colpa ai nostri problemi quotidiani quali l’instabilità  della vita stessa che appoggia le sue funzioni vitali alla precarietà di un lavoro frustrante e sottopagato.

Recuperare lo stupore significa recuperare l’umanità. Significa rifiutare che il male diventi normalità. Significa ridare valore alla compassione, alla giustizia, alla dignità.  E pretendere di vivere all’insegna dei “lumi” che hanno portato il pensiero su alte sfere in Italia e nel mondo. Non con la violenza, l’arroganza dei diktat di chi governa momentaneamente ma con il rispetto verso l’altro, specialmente il più debole.

 


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