Paradosso e impotenza
Il paradosso dell’impotenza si manifesta nel lampo
improvviso delle news che irrompono violentemente nell'intimità domestica.
Mentre in Ucraina, a Gaza e in ogni angolo dove il potere consuma i suoi
drammi, le ombre della storia devastano vite umane, quel medesimo orrore filtra
attraverso i nostri schermi, violando il calore dei nostri rifugi.
Ci scopriamo fortunati, ma di questa fortuna ci sentiamo
paradossalmente colpevoli. Accade quando il privilegio di un tetto smette di
essere un conforto e si trasforma nello specchio deformante della sofferenza
altrui. Il nostro benessere non è più un porto sicuro, ma il termine di
paragone di un'ingiustizia che non possiamo né ignorare né risolvere,
alimentando quella che la psicologia definisce come Sindrome del sopravvissuto
o "senso di colpa del fortunato".
“Cortocircuito tra una tazza di tè e le macerie della cronaca”.
Tra le mura di casa e l’orrore del mondo: il paradosso di un’impotenza che si fa colpa.
L’influenza porta a stare rintanati in casa, mettersi comodi
davanti alla tv con in mano una tazza di tè caldo e sorseggiarlo mentre
scorrono le notizie. Mi sento in colpa anche se non c’entro niente con quanto
accade nel mondo e fuori da casa mia.
Ma è più forte di me! Davanti al freddo che diventa un’arma di guerra o alla fame imposta come “punizione” per essere nati e residenti in un luogo geografico, ecco, m’indigno forte. Mi agito internamente e qualche lacrima d’impotenza sgorga da sola. Riprendo il controllo e dico: non è colpa mia …
È il paradosso di chi ha la fortuna di un tetto e una tazza
calda, ma non riesce a chiudere fuori il mondo. "non è colpa
mia" è un mantra necessario per sopravvivere, ma le immagini che arrivano
non chiedono permesso.
Mentre cerco sollievo nell'intimità di casa mia, fuori
accade questo:
In Ucraina, l'inverno è tornato a essere un protagonista
brutale. Le notizie parlano di un nuovo round di attacchi balistici su Kiev e
di città come Odessa ancora sotto assedio. Si discute di negoziati e di
scadenze americane per chiudere il conflitto entro l'estate, ma nel frattempo
il controllo dei territori continua a passare di mano in mano in una macabra
contabilità di chilometri e vite.
In Palestina, la tragedia di Gaza non accenna a placarsi.
Anche in questi giorni si contano decine di vittime nei raid. Mentre la
politica internazionale discute di tregue fragili e di chi debba governare una
terra ridotta in macerie, la realtà per chi è lì è fatta di "acqua salata
come le lacrime", come riportano le cronache più amare. La fame e la
mancanza di cure restano una punizione silenziosa per chi non ha colpe se non
quella di trovarsi nel posto sbagliato della storia.
Lo scandalo dei file di Epstein è esploso di nuovo,
sollevando il velo su una "élite marcia". Il governo americano ha
recentemente reso pubblici milioni di documenti, una valanga di carta che
coinvolge nomi pesanti della politica e dell'economia mondiale, da ex
presidenti a magnati della tecnologia. È un sistema di potere che vacilla sotto
il peso di accuse atroci, portando a dimissioni eccellenti anche in Europa,
come accaduto nel Regno Unito e in Francia.
Sono impotente. Mi sento in colpa, nonostante una vocina mi
sussurra: Sorseggia pure il tuo tè. Quella lacrima che scende non è debolezza,
è il segno che, nonostante tutto, l'umanità non si è ancora raffreddata del
tutto.
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