Il Segreto Svelato
Genitori amici dei figli?
Giusto o sbagliato? Quello dei genitori è un “mestiere” che
si impara sul campo. Nessuno mai è riuscito a trovare la quadra giusta per
crescere i figli nonostante l’innumerevole mole di tomi che affolla scaffali di
librerie e biblioteche e adesso le pagine web.
Oltre il Ruolo: La Complicità come Bussola nel Disorientamento Moderno.
Il "mestiere" di genitore è, per definizione, l’unico apprendistato che inizia con il conferimento del titolo senza aver mai seguito il corso. Come un’incognita racchiusa in un uovo di Pasqua, il legame con un figlio si svela solo nel tempo, rivelando sorprese che nessun manuale di pedagogia può normare. In un’epoca segnata da una profonda crisi demografica e da un precariato che morde il futuro dei giovani, la famiglia si trova a navigare in un mare agitato, spesso priva del supporto delle istituzioni. In questo scenario, il dilemma se essere "amici" o "guide" dei propri figli si sposta su un piano nuovo: quello della complicità emotiva come strumento di sopravvivenza e crescita.
Il paradosso dell’autorità e della confidenza.
Esiste una critica diffusa verso il genitore-amico, accusato
di abdicare al proprio ruolo educativo per paura del conflitto. Tuttavia, vi è
una contraddizione intrinseca in chi pretende dai figli una trasparenza
assoluta pur mantenendo una distanza gerarchica invalicabile. La confidenza non
è un tributo dovuto all'autorità, ma un dono che si concede ai propri pari o a
chi è percepito come un alleato. Se il rapporto non si nutre di una certa
"amicizia" intesa come ascolto attivo e assenza di giudizio, il canale
della comunicazione rischia di ostruirsi definitivamente.
L'inverno demografico dipende dall'incertezza del domani.
Non si può analizzare la genitorialità ignorando il contesto
sociale. L’Italia vive un "inverno dalle culle vuote" dove la scelta
di procreare appare quasi eroica. Tra contratti atipici, partite IVA senza
tutele e un mercato del lavoro che non incentiva la stabilità, i giovani
faticano a immaginarsi genitori. Questa precarietà strutturale si riflette
inevitabilmente nel rapporto tra le generazioni: i genitori di oggi non sono
solo educatori, ma diventano ammortizzatori sociali insieme ai nonni e psicologici per figli che
vedono il traguardo dell’indipendenza spostarsi sempre più avanti.
E' appropriato parlare di complicità più che di "amicizia" in senso stretto nel rapporto genitori-figli, che dovrebbe evolvere verso una complicità degli affetti. Essere complici non significa annullare le differenze di ruolo, ma costruire un’alleanza fondata sulla stima reciproca e sulla solidarietà emotiva. In un mondo che offre poche certezze economiche e istituzionali, la famiglia deve trasformarsi in un porto sicuro dove la gerarchia lascia spazio all'empatia. Solo attraverso questo legame profondo è possibile affrontare l'incognita del futuro, scoprendo insieme, giorno dopo giorno, il contenuto di quella "sorpresa" che è la vita.
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