Il bipolarismo forzato ha compresso la rappresentanza e indebolito l’aula parlamentare. Un ritorno al proporzionale può riaprire spazi di partecipazione e ridare dignità ai soggetti politici minori. È chiaro che il metodo elettorale oggi in vigore in Italia presenta contraddizioni difficili da ignorare. Da una parte, chi vince le elezioni ottiene automaticamente una maggioranza solida in Parlamento e al Senato; dall’altra, questa dinamica finisce per determinare in modo quasi unilaterale la direzione di marcia del Paese, comprimendo gli spazi della dialettica democratica. Il ricorso frequente ai decreti-legge, la centralità crescente dell’esecutivo e la marginalizzazione dell’aula parlamentare sono segnali di un equilibrio istituzionale che si è progressivamente inclinato.
di mario iannino Tempo di bilanci. Inevitabilmente, quando qualcuno che ha camminato accanto a noi e ha svolto con rigore la propria missione culturale nella città se ne va, ciò che rimane non è un vuoto, ma un pieno: un deposito di intelligenza, di gesti, di scelte, di passione. È un’eredità che continua a lavorare dentro la comunità, come una luce che non si spegne.
Astensione, minoranze trasformate in maggioranze e bug istituzionali: i numeri che hanno consegnato il Paese a un potere politico sostenuto da meno di un terzo degli aventi diritto. "m.m. courtesy M. Iannino©community" La società contemporanea è ammalata. Non di un male unico, riconoscibile, ma di una serie interminabile di patologie superficiali che permettono a virus politici più profondi di proliferare indisturbati. È un’epoca in cui l’apparenza sostituisce la sostanza, la reazione sostituisce il pensiero, e la velocità sostituisce la responsabilità. In questo scenario, la democrazia italiana — pur sorretta da una Carta Costituzionale giuridicamente e civilmente avanzatissima — mostra bug che non possiamo più ignorare.
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