Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

110 e lode

 Con bacio sulle guanciotte e applauso

 

Quando mia nonna racconta della sua infanzia sembra di vivere in una favola...
 Coi racconti di mia nonna è come vivere in una favola. Ogni sua parola è poesia d'altri tempi, una favola intinta di nostalgia per il tempo passato che la sua saggezza trasforma positivamente per vivere al meglio il presente.

Nonna parla di una materia che studiava a scuola: economia domestica.
patate e peperoni in pastasfoglia

L'economia domestica, in sintesi, spiegava l'arte e le tecniche per utilizzare al meglio i beni di prima necessità, dagli indumenti agli alimenti. Niente poteva essere sprecato e men che meno il pane raffermo, le code delle cipolle, i rizomi degli ortaggi e quant'altro. I vestiti e le scarpe passavano dai fratelli grandi ai piccoli. Gli arredi erano beni da conservare e valorizzare insieme alla casa.
 Ma parliamo dell'alimentazione, dei prodotti che servivano e servono per mantenere in buona forma il corpo.

Le motivazioni si possono intuire. All'epoca non c'erano molti fornai che impastavano e vendevano pane e briosce o taralli e pizzelline come avviene oggi.
A quei tempi il pane si faceva in casa. Quasi tutte le case erano dotate di forno a legna e chi non possedeva questa comodità chiedeva soccorso alla parente o alla comare.


Fare il pane richiedeva esperienza e fatica. Ci si doveva alzare prestissimo. Impastare la farina impiegando molto olio di gomito. Accendere il forno con la legna tagliata e trasportata dai boschi sul dorso degli asini. E, infine, aspettare che l'impasto lievitasse nella madia per dividerlo in panetti da infornare appena la pietra del forno diventava rossa.
Solitamente ogni infornata bastava al fabbisogno mensile di una famiglia media. Il pane era il principe della tavola. Non mancava mai; con esso si accompagnava la carne, i legumi e si faceva la scarpetta. Era un peccato lasciare il sugo rosso e succulento nel piatto. Tuffare un pezzo di mollica e raccogliere il sugo, era, si, da maleducati, ma tutti lo facevano...


Fatica a parte, il pane era ritenuto un alimento sacro e quando cadeva a terra e si sporcava si baciava e lo si dava agli animali. Per nessun motivo poteva essere sprecato!

Perché racconto queste cose? Perché oggi mi sono tornate alla mente! L'applauso è scaturito spontaneo. Sentito!, come il centodieci e lode col bacio affettuosamente accademico che abbiamo dato alla mia mamma. Sì, perché lei ha portato in tavola una pietanza squisita, d'altri tempi che ha deliziato gli occhi e il palato: “patate e peperoni fritti” in letto di pasta sfoglia al forno! Cotta ala punto giusto.

Come dite? La ricetta? Quella della nonna?

Semplice: peperoni e patate, fritti contemporaneamente in olio d'oliva.
Ingredienti giusti per farcire un pane tondo casareccio da portare in una scampagnata (come facevano un tempo le nostre nonne, ma anche le mamme e i papà).


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