Lo sport visto da Franco Cimino

 SAREBBE ANCORA PIÙ BELLO VEDERE UNO STADIO PIENO ANCHE CON I TIFOSI PALERMITANI…


Laddove fosse possibile, pur con qualche ragionevole rischio, tentare di riportare il calcio — oggi estremizzato tra follia e business — al nostalgico gioco del pallone di un tempo non troppo lontano, quando due squadre si affrontavano al massimo delle loro possibilità su un campo circondato da spalti gremiti, nei quali trovavano liberamente spazio anche i tifosi della squadra ospite, credo che si debba provare.


Specialmente in una stagione così carica di violenza, che trova nelle dispute calcistiche un ulteriore campo di battaglia in cui sfogare quell’impulso aggressivo che sta diventando sempre più parte del carattere degli individui, soprattutto dei più giovani, con età sempre più basse.


Viviamo in una società purtroppo educata alla violenza: un mondo in cui si avverte continuamente il bisogno di trovare un nemico, di menare le mani o agitare le armi; un mondo in cui ogni scontro tende all’annientamento dell’altro, che sia un Paese da distruggere, un popolo da massacrare, oppure un compagno di scuola o un qualsiasi passante da derubare di tutto, dal portafoglio al cellulare, dagli auricolari fino alla vita stessa.


Proprio adesso, in questa stagione orribile, in questo mondo sempre più chiuso e spigoloso, va tentata l’operazione più rischiosa ma anche più necessaria: fare incontrare persone che si considerano nemiche, far vivere quegli spazi in cui il vecchio confronto “parlamentare” è stato sostituito da arene nelle quali spesso si confondono guerrieri e belve. E gli stadi, oggi, sono spesso questo: il 95% di tifosi della squadra di casa e un piccolo 5% di sostenitori ospiti — i cosiddetti ultras — percepiti quasi come un fronte nemico.


È un rischio, certo, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. E si potrebbe partire proprio da quelle città capaci di sostenerlo.


Catanzaro è una di queste.


Lo ha dimostrato, lasciandosi alle spalle quei pochi e stupidi episodi senza conseguenze avvenuti tempo fa, peraltro fuori dalle sue mura e in un’unica circostanza. Lo ha dimostrato in questo campionato, in tutte le partite disputate in casa e fuori. I nostri tifosi, ovunque siano andati, si sono comportati con correttezza, educazione, spirito sportivo e rispetto verso le città ospitanti e verso le tifoserie avversarie.


Hanno fatto festa nelle domeniche del pallone. Hanno riempito gli stadi di cori belli, passione e anche di quella gioiosa ironia tipicamente catanzarese, fatta di sfottò intelligenti e mai cattivi.


Perché non c’è calcio senza pubblico e non c’è una bella partita senza tifosi capaci di riscaldarla.


Una partita così l’abbiamo vista martedì scorso, in notturna, Catanzaro-Avellino. Una gara tutt’altro che semplice e tranquilla dal punto di vista tecnico e agonistico. Alla vigilia si presentava anche con un forte carico emotivo, perché in novanta minuti ci si giocava la possibilità di continuare a sperare nella promozione.


Lo stadio era strapieno. La nostra curva, come sempre, spettacolare. Calde e appassionate le tribune. E piena, nel numero consentito, anche la curva riservata agli ospiti, con i tifosi avellinesi.


È stato bello vedere, da una parte, bandiere e striscioni giallorossi e, dall’altra, quelli biancoverdi dei lupi irpini. Tutti hanno tifato per tutta la durata della partita.


Il risultato finale — tre a zero — ha reso ancora più bella la festa del Catanzaro, confermando il pieno merito di questa squadra nel godersi il risultato raggiunto e una posizione ancora aperta a ulteriori soddisfazioni.


I tifosi avellinesi hanno comunque salutato con affetto la propria squadra al termine dell’incontro, quando giocatori e allenatori sono andati sotto il loro settore.


Tutto si è svolto nel migliore dei modi. Tutti siamo tornati nelle nostre case e i “nemici” sono rientrati nella bella città campana in sicurezza e tranquillità.


Diciamolo francamente: il merito principale è dei nostri tifosi e di questa splendida società, che ha sempre operato nella direzione di una crescita sempre più matura dell’educazione sportiva.


Merito anche della nostra Città che, nonostante le difficoltà e qualche precarietà non trascurabile, continua a confermarsi civile, intelligente, ospitale e organizzata.


Merito, non secondario, delle forze dell’ordine e di chi è preposto a questo delicato lavoro di organizzazione e sicurezza. Non esiste un lavoro di squadra, nel calcio come altrove, senza capacità, intelligenza, competenza e professionalità di chi ha il difficile compito di guidarlo.


E noi, qui a Catanzaro, possiamo vantare una triade di grandi servitori dello Stato: il Prefetto Castrese De Rosa, il Questore Giuseppe Linares e il comandante della Polizia Locale Amedeo Cardamone.


Su questa Città, su queste forze, su questi uomini, su questi tifosi e su questa cittadinanza si potrebbe ancora puntare, pur con tutte le cautele necessarie, per fare della prossima Catanzaro-Palermo un’altra occasione di recupero del calcio giocato e di quello sport che resta il più diffuso, il più seguito e, forse, ancora il più bello.


Oggi è venerdì: se il tempo che ci separa dalla domenica potesse essere utilizzato proficuamente, si consenta ai tifosi del Palermo di seguire la propria squadra del cuore.


Catanzaro saprà rispondere nel modo migliore.


E sarebbe ancora più bella e festosa anche la gara di ritorno alla Favorita, il 20 maggio, con i tifosi giallorossi presenti sugli spalti di Palermo. 


Franco Cimino

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