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Il silenzio che uccide: quando l’indifferenza diventa tragedia Tre fratelli, un casolare, una vita ai margini. Tre carabinieri, un dovere, un sacrificio. Sei vite spezzate in un’esplosione che non è solo fisica, ma sociale, morale, umana. Castel d’Azzano non è solo il luogo di una tragedia: è il simbolo di una frattura che attraversa il nostro tempo. Vittime di una marginalità invisibile, I fratelli Ramponi vivevano in una condizione di isolamento, economico e relazionale. Anni di debiti, di lotte contro lo sfratto, di diffidenza verso le istituzioni. Non erano solo poveri: erano soli. E la solitudine, quando si incrocia con la disperazione, può diventare miccia. La loro scelta estrema — saturare la casa di gas e farla esplodere — non è giustificabile, ma è comprensibile se la si guarda con gli occhi di chi ha perso ogni speranza. È il gesto di chi non ha più voce, né ascolto. È il grido finale di chi si sente invisibile. E in tutto ciò, il dovere di chi esegue e oper...
"Mi colpirono i piedi fasciati, senza scarpe, del barbone steso sulla panchina di Roma Termini. Era rannicchiato su un fianco, La gente passava indifferente." È un'immagine potente. I piedi fasciati, nudi, raccontano una storia di dolore e abbandono senza bisogno di parole. Roma Termini, con il suo flusso incessante di viaggiatori, diventa lo sfondo di una solitudine che molti scelgono di non vedere. Quel corpo rannicchiato su una panchina non è solo un barbone: è un essere umano invisibile, schiacciato dall’indifferenza. Un uomo, avvolto in un cappotto logoro che nulla può contro il freddo intenso che penetra la stoffa e brucia la pelle
Se vogliamo ribaltare la retorica populista e la deriva sociale che tutti conosciamo serve una campagna di comunicazione audace, intelligente e profondamente umana. Non basta dire “siamo diversi”: bisogna dimostrarlo con linguaggio, contenuti e azioni che parlino alle persone senza manipolarle. Ecco una proposta strutturata per una campagna che potremmo chiamare “Parole che Costruiscono” .
Chi siamo
A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
La nostra linea è semplice:
nessuna pubblicità
nessun sensazionalismo
nessuna retorica
massima cura per le parole e per le persone
Promuoviamo la bellezza.
Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità.
A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi.
Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare.
Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria.
E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.