Feste sì, ma solo se fanno fatturato
Un po’ di educazione civica: il 4 novembre è la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, ma non è più una festività sentita da quando, nel 1977, una “rivoluzione al contrario” — ben lontana da quella copernicana di Kant — decise di declassarla, sacrificandola sull’altare della produttività industriale e del profitto. Il 4 Novembre e il tempo rubato: quando la memoria vale meno del profitto Ogni anno, il 4 novembre torna come una data silenziosa, quasi dimenticata. Non ci sono scuole chiuse, uffici deserti, né folle in piazza. Eppure, questa giornata racchiude uno dei significati più profondi della nostra storia nazionale: la fine della Prima Guerra Mondiale, il completamento dell’unità d’Italia, il sacrificio di migliaia di vite per un’idea di patria. Ma dal 1977, il 4 novembre non è più festa. È stato declassato, immolato sull’altare della produttività industriale, insieme ad altre ricorrenze civili e religiose. Perché ricordare non produce. Non genera profitto.