Natale senza bontà: il potere che divide.
M entre la retorica invita alla pace e alla solidarietà, la realtà mostra un mondo piegato da logiche di dominio, guerre e soprusi. Dalla Groenlandia contesa per “sicurezza” alle armi vendute come garanzia di stabilità, fino alle stragi in Gaza e ai conflitti dimenticati in Ucraina, Congo e Myanmar: la barbarie resta inaccettabile, anche quando colpisce una sola vita. Il Natale dovrebbe essere il tempo della bontà, della sospensione dei conflitti e della ricerca di un senso comune di umanità. Eppure, anno dopo anno, la cronaca ci ricorda che la retorica della pace resta confinata nelle parole, mentre i fatti raccontano altro. Gli esempi arrivano dall’alto, da quella classe dirigente che, forte di un potere costruito su basi ambigue e spesso prive di verità, tenta di imporre la propria volontà al mondo. La proprietà privata diventa terreno di conquista: basti pensare alle dichiarazioni di Donald Trump sul desiderio di acquisire la Groenlandia per motivi di “sicurezza ...