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Il silenzio che uccide: quando l’indifferenza diventa tragedia Tre fratelli, un casolare, una vita ai margini. Tre carabinieri, un dovere, un sacrificio. Sei vite spezzate in un’esplosione che non è solo fisica, ma sociale, morale, umana. Castel d’Azzano non è solo il luogo di una tragedia: è il simbolo di una frattura che attraversa il nostro tempo. Vittime di una marginalità invisibile, I fratelli Ramponi vivevano in una condizione di isolamento, economico e relazionale. Anni di debiti, di lotte contro lo sfratto, di diffidenza verso le istituzioni. Non erano solo poveri: erano soli. E la solitudine, quando si incrocia con la disperazione, può diventare miccia. La loro scelta estrema — saturare la casa di gas e farla esplodere — non è giustificabile, ma è comprensibile se la si guarda con gli occhi di chi ha perso ogni speranza. È il gesto di chi non ha più voce, né ascolto. È il grido finale di chi si sente invisibile. E in tutto ciò, il dovere di chi esegue e oper...
I grandi della terra, interrogativi e disfunzioni: Indottrinamenti, esasperazione o follia? chi guida i kamikaze... La violenza è una costante. Esiste da quando è nato il mondo. Mai, però, come in questi ultimi tempi, accadono stragi incomprensibili. Assurde per chi ha cuore e cervello con un minimo di sensibilità. Impensabile immaginare uomini sconosciuti che si scagliano contro esseri inermi con ferocia. Uomo contro uomo all'arma bianca. Coltelli con lame da 30cm insanguinati. e corpetti imbottiti di dinamite. Bassezze disumane che non possono essere considerate azioni “religiose”. Assalti purificatori in una società dedita al vizio. Quale vizio si imputa a chi esce il sabato sera e si intrattiene con gli amici sorseggiando birra mentre mangia un panino e ascolta musica? E come possono pensare di diventare martiri gli assassini che spengono vite? Le stragi sono fenomeni imprevedibili portate a termine da gente senza scrupoli e senza Dio, qualunque sia i...
Chi siamo
A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
La nostra linea è semplice:
nessuna pubblicità
nessun sensazionalismo
nessuna retorica
massima cura per le parole e per le persone
Promuoviamo la bellezza.
Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità.
A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi.
Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare.
Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria.
E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.