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La protesta studentesca come termometro democratico. Quando il potere etichetta invece di ascoltare, tradisce la funzione più alta dell’istruzione: formare cittadini capaci di pensare, non sudditi pronti ad obbedire.
In Iran si continua a morire per motivi che noi, occidentali, fortunati per essere nati casualmente in Nazioni laiche, riteniamo assurdi. Morire impiccati per avere manifestato contro il regime dispotico degli ayatollah. Chiedere a gran voce di vivere in uno stato sociale evoluto e democratico non può e non deve essere motivo di morte! Quando uno stato qualsiasi si arroga il diritto di impiccare, togliere la vita ai giovani contestatori, ecco, in quel preciso momento tutti gli Stati democratici degni di questa definizione devono fare sentire la propria voce, essere determinati e accorrere tempestivamente affinché la morte di Stato non si abbatta sugli innocenti rei solo di avere contestato le leggi umane imposte da visioni manichee. L'Iran è un Paese ricco di storia! Ma le vicende di questi ultimi anni la offuscano e gettano fango sulle origini dei popoli che lì vivono.
Bamboccioni, dipende. Choosy, non saprei. Coglioni, forse. Patetici, sicuro! Come definire un gruppo di ragazzi che si mette alla testa di un corteo e scimmiotta quanto letto nei testi di storia? Vuoi mettere una testuggine di cartoni contro scudi e manganelli per giunta in mano a gente addestrata? Ma questa è l'età in cui si fanno le cazzate. Vuoi per passione condita con abbondante inesperienza. Vuoi per i condizionamenti ambientali legati all'incertezza del momento: una miriade di situazioni propri dell'età, che ci possono anche stare e che compongono il famigerato bagaglio di esperienze del quale andiamo fieri. Dopo l'età delle cazzate i capelli cadono insieme alle speranze e, se tutto va bene, dopo essersi rotto il culo con qualche lavoro malpagato arriva l'età della saggezza (si fa per dire). Un'età in cui si dovrebbe stare tranquilli, in panciolle e al massimo, ma proprio al massimo, sentire il brivido lungo la schiena al parco giochi quan...
Accadono cose che inevitabilmente s'insinuano tra i ricordi e gli affetti cari di ognuno di noi. A volte basta uno sguardo, un suono, poche note scanzonate che, pur contestando la realtà, invogliano a vivere la quotidianità appieno nonostante le contraddizioni, i dolori personali le tragedie collettive. Insomma pubblico e privato si mescolano nei testi di Stefano Rosso , Rino Gaetano, De Andrè , Dalla, De Gregori, Vasco Rossi, Luigi Tenco, Paoli, Lauz i... Il piano bar fa sembrare il cantante meno irraggiungibile, perde l'aurea del divo e si cala nella vita comune, anche per una questione di marketing, e sta vicino ai suoi fans nelle discoteche. Attorno alle grandi star orbitano satelliti di varia natura e entità, il loro raggio d'azione sconfina principalmente nella moda ma non disdegnano gli altri filoni che il mercato globale offre. Le canzoni popolari narrano la quotidianità, gli amori e le conseguenze che questi apportano nelle vite delle persone. Alcuni canta...
Chi siamo
A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
La nostra linea è semplice:
nessuna pubblicità
nessun sensazionalismo
nessuna retorica
massima cura per le parole e per le persone
Promuoviamo la bellezza.
Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità.
A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi.
Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare.
Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria.
E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.