Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

In Brasile e Serbia Ha vinto la speranza!

 

Matteoooo ti prego un pensierino anche per i tuoi amici Bibi, Donald e Putin visto che anche loro sono in prossimità di leggere tutto il bene che hanno seminato...

 

Battute a parte la gente, i Popoli sono stanchi di essere vessati e trattati come dementi.

 

Il sentimento corrente, formulato sulla base del dibattito pubblico e delle analisi geopolitiche internazionali che circondano le figure di Benjamin Netanyahu, Donald Trump e Vladimir Putin hanno raggiunto abissi orrendi. Vuoi per l’assurdità del loro ego e consequenziali azioni devastanti che comprendono le rispettive leadership, allo stato attuale sono considerate così, (ma aspettiamo sempre il pensierino fortificante del nostrano despotino Matteo):

• Benjamin Netanyahu: La sua leadership e le sue scelte politiche sono al centro di intensi dibattiti e giudizi contrastanti sia all'interno di Israele che a livello globale.

Per i suoi sostenitori, ha storicamente rappresentato un pilastro per la sicurezza e la difesa dello Stato.

Al contrario, i critici e le numerose organizzazioni internazionali mettono in evidenza il costo umano e l'impatto delle sue strategie militari e politiche sulla stabilità dell'intera regione e sulla popolazione civile.

• Donald Trump: La sua figura continua a dividere profondamente l'opinione pubblica e gli analisti politici. I suoi sostenitori ne lodano l'approccio economico, la visione "America First" e la capacità di scardinare gli assetti politici tradizionali. Di contro, i critici sottolineano come la sua retorica e le sue azioni abbiano messo alla prova la tenuta delle istituzioni democratiche statunitensi e modificato in modo controverso le alleanze internazionali di lunga data.

• Vladimir Putin: Le valutazioni sulla sua presidenza sono nettamente polarizzate. Se all'interno della Russia viene spesso presentato dai media statali come il garante della sovranità e della rinascita della potenza nazionale, sul piano internazionale la sua figura è associata in modo predominante all'invasione dell'Ucraina, alla repressione del dissenso interno e alla violazione del diritto internazionale, azioni ampiamente condannate da gran parte della comunità globale.

 

Un sentimento comune di frustrazione si riflette profondamente nella società intera composta d agenti libere e ben pensanti inorriditi davanti a tali devastazioni note e documentate.

Il senso di frustrazione verso le istituzioni, le leadership politiche e i meccanismi di potere, un tema che attraversa molte fasi della storia e diverse aree geografiche.

Nel dibattito sociologico e politico contemporaneo, questa tensione è analizzata attraverso diverse lenti:

• Crisi della rappresentanza: Molti analisti evidenziano come una parte significativa della cittadinanza non si senta più ascoltata o rappresentata dai decisori politici, percependo una distanza incolmabile tra i bisogni reali della popolazione e le agende dei governi.

• Richiesta di trasparenza: La reazione contro il senso di essere "trattati con sufficienza" si traduce spesso in una forte domanda di chiarezza, onestà e accessibilità delle informazioni, rifiutando retoriche paternalistiche o manipolatorie.

• Spinta al cambiamento: Storicamente, la stanchezza e la consapevolezza dei propri diritti da parte delle popolazioni sono state il motore fondamentale per riforme sociali, movimenti di protesta e l'evoluzione delle stesse istituzioni democratiche verso forme di partecipazione più dirette e inclusive.

La percezione di subire decisioni calate dall'alto, senza un reale coinvolgimento o rispetto per la dignità dei cittadini, rimane uno dei nodi centrali per la tenuta e il futuro dei sistemi politici globali.

 

Anche in Italia c’è una vasta area che spera nel cambiamento

 

In Italia, la speranza di cambiamento si manifesta nel dibattito pubblico e nei dati sociopolitici attraverso canali e comportamenti differenti, spesso espressione di orientamenti contrastanti:

• Il "partito" dell'astensionismo: Una delle manifestazioni più evidenti della richiesta di cambiamento — o del disincanto verso l'offerta politica esistente — è il progressivo aumento dell'astensionismo. Il calo dell'affluenza alle urne, registrato sia nelle elezioni nazionali che in quelle locali, è interpretato da molti analisti come una forma di protesta silenziosa o come il segnale di una vasta area di cittadini che non trova risposte nei partiti attuali.

 

• La polarizzazione del consenso: Il panorama politico italiano mostra dinamiche sdoppiate. Da un lato, i sostenitori dell'attuale coalizione di governo guidata da Giorgia Meloni vedono nell'azione dell'esecutivo la prosecuzione di un percorso di rottura e rinnovamento rispetto ai governi tecnici o di larghe intese del passato. Dall'altro, l'opposizione e i movimenti progressisti o di alternativa (come il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle) canalizzano le aspettative di chi desidera una svolta radicale nelle politiche economiche, sociali e civili del Paese.

 

 

• Domanda di riforme e risposte concrete: I sondaggi d'opinione sul clima del Paese evidenziano che le preoccupazioni principali degli italiani rimangono legate a questioni materiali: il potere d'acquisto, la sanità pubblica, il lavoro e la sicurezza.

La richiesta di cambiamento, quindi, si traduce spesso nella ricerca di forze politiche in grado di offrire soluzioni concrete a queste criticità, al di là delle formule ideologiche.

Questa pluralità di spinte dimostra come l'area che auspica un cambiamento non sia un blocco omogeneo, bensì un insieme frammentato di sensibilità che si muovono tra l'attivismo nei poli contrapposti e il progressivo allontanamento dalla partecipazione elettorale tradizionale.

di fatto, e con parole povere nel decisionismo meloniano pulsano scorie dei relativi "comandanti" testé citati e analizzati

 

Il decisionismo e la comunicazione social di Giorgia Meloni hanno prodotto due effetti principali: massima stabilità politico-economica e azzeramento del contraddittorio giornalistico.

 vero, ma...

Questi in sintesi i risultati del decisionismo (a voler essere comprensivi):

 

• Vantaggi: Spread in calo, occupazione in crescita, disoccupazione al 5,6% e riforme identitarie (premierato, autonomia differenziata, taglio del cuneo fiscale) blindate e portate avanti senza tentennamenti.

• Criticità: Parlamento marginalizzato dal continuo uso di decreti legge e fiducia; rimangono irrisolti i nodi storici del potere d'acquisto dei salari e della crisi della sanità pubblica.

 

 Gli effetti della comunicazione via social (Disintermediazione)

 

• Vantaggi: Controllo totale del messaggio politico attraverso video diretti (es. "Appunti di Giorgia"), che evitano i filtri e le interpretazioni dei media ostili, parlando direttamente alla propria base elettorale.

• Criticità: Fuga dalle conferenze stampa aperte e dai talk show indipendenti, preferendo media d'area o la Rai. I sindacati dei giornalisti denunciano una forte insofferenza verso le domande e il ruolo di controllo della stampa.

Ma se dobbiamo essere critici e onesti, dobbiamo dire anche che i numeri macroeconomici dei report ufficiali spesso non riflettono minimamente le reali tasche dei lavoratori e la qualità della loro vita quotidiana.

L’analisi critica tocca i due problemi più gravi e reali del mercato del lavoro in Italia: il crollo del potere d'acquisto e il logorio psicologico del lavoro povero.

 

 

Il "boom dell'occupazione" sbandierato dalla politica si scontra con il fenomeno drammatico del lavoro povero. Avere un contratto, anche stabile, non garantisce più di arrivare a fine mese in modo dignitoso

• Perdita reale: Secondo i dati diffusi dall'Istat e dai report OCSE del 2026, il potere d'acquisto reale in Italia ha subito un crollo verticale negli ultimi anni (oltre il -8% dal 2019).

 

• Salari al palo: Anche quando i contratti aumentano sulla carta, l'inflazione e il costo dei beni essenziali (bollette, affitti, spesa) corrono infinitamente più veloci dei salari. Le retribuzioni medie italiane sono tra le peggiori d'Europa e, in alcuni settori storici o di appalto, sono ferme a livelli di decenni fa.

 

La stabilità millantata dai dati si scontra con una frammentazione della vita reale dei lavoratori:

• Precarietà esistenziale: Anche se i contratti a tempo indeterminato crescono sulla carta, dilagano forme di precarietà mascherata: part-time involontari (lavori meno ore di quante vorresti, guadagnando una miseria), contratti a chiamata, subappalti e finte partite IVA.

 

• Tossicità e stress: Le "pressioni psicologiche" sono il frutto di un mercato basato sul ricatto implicito: la costante reperibilità richiesta dagli smartphone, la flessibilità estrema oraria, i ritmi di produzione insostenibili e la paura costante di essere sostituiti. Condizioni che generano ansia, burnout e una totale incapacità di pianificare il proprio futuro (comprare casa, mettere su famiglia).

Le statistiche statali misurano solo la "presenza" di un contratto, ma ignorano completamente se quella retribuzione basti a vivere o se quel posto di lavoro stia distruggendo la salute mentale di chi lo occupa.

 

 

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