Il battito dentro
- racconto breve -
«È un bambino problematico…» dice senza mezzi termini la psicologa alla madre, mentre il bimbo sembra essere rapito dalla batteria, dai tamburi e dai piatti dorati. Ci dà dentro. Non è rumore quello che produce, ma suono. Eppure non ne aveva mai vista una prima di quel momento. Sembra che abbia il ritmo dentro e lo cambi a suo piacimento.
«Problematico?» ripete incredula la madre. «Da cosa lo
deduce?»
«Vede, carissima, non è dall’iperattività, dal fatto che non
sta mai fermo; no, questo è un comportamento comune a molti bambini della sua
età. Ma il crescere da solo, senza una guida autoritaria qual è la figura
paterna, e senza fratellini o sorelline…»
«Ma dottoressa,» la interrompe la donna tristemente, «lo sa
che il padre è morto da poco e che non stiamo vivendo una vita facile. Gli
impegni sono quelli che sono e io devo lavorare, sono costretta dalla
necessità.»
«Sì, ma non conosce i parenti di parte paterna, non ha
familiarità con i cugini e gli zii. E che dire dei nonni, che non sa neppure
dove abitano? Me lo ha detto lui stesso poc’anzi. La situazione è seria, ne va
del suo benessere psicofisico, della crescita armonica che spetta a ogni
bambino. Il mio ruolo consiste in questo: aiutare loro attraverso la famiglia.
Ora, non voglio indurla a giustificare la sua decisione, ma non facendogli
frequentare il ramo paterno, adesso, potrebbe non influire nella sua crescita,
ma in seguito le lacune si faranno sentire e pesare. Questo è uno degli aspetti
che mi propende a pensare alla sua problematicità…»
La madre sente un nodo stringerle la gola, un misto di
rabbia fredda e impotenza che minaccia di toglierle il respiro. Vorrebbe
reagire con fermezza, urlarle in faccia la fatica di ogni singola notte insonne
e l'ingiustizia di quel giudizio calato dall'alto su una ferita ancora aperta.
Vorrebbe difendere la propria dignità e quella di suo figlio, ma la
frustrazione blocca le parole, che le si inceppano in bocca pesanti come
macigni. Lo studio della professionista sembra rimpicciolirsi, opprimente,
saturo di freddi teoremi e privo di qualsiasi traccia di empatia.
Mentre il dialogo tra le due donne si condensa in un
silenzio denso e tagliente, il ritmo della batteria improvvisamente cambia. Il
bambino smette di colpire i piatti con foga; inizia invece a battere un tempo
lento, costante, profondo. Un battito regolare, cadenzato, che riempie la
stanza.
Tum… Tum… Tum…
È il suono di un cuore che batte!
Il piccolo non si volta neppure, continua a fissare le pelli tese davanti a sé, ma parla a voce bassa, con una limpidezza che lascia entrambe le donne senza fiato: «Il papà non è andato via. Mi ha lasciato il suo battito qui dentro. Lo senti, mamma? Finché suono, lui c’è».
Le bacchette si posano delicate sui tamburi, lasciando che
l'ultima vibrazione sfumi nell'aria. In quel preciso istante, la frustrazione
della madre si scioglie, trasformandosi in una certezza d'acciaio. Il bambino,
guardando con gli occhi dell'anima, ha appena suggerito l'unica risposta
possibile. Quella che nessuna istituzione saprà mai codificare.