Dalla pittura al digitale e viceversa
"In questo mini saggio, analizzo
il crollo dei confini tra reale e virtuale nella società contemporanea.
Muovendo dalla 'modernità liquida' di Zygmunt Bauman e rendendo omaggio alla
pittura di Pino Pingitore e alle visioni di Salvador Dalí, traccio la genesi
dell’assemblage digitale 'Mondo Fluido'. Il testo esplora la decostruzione
semantica degli oggetti di consumo e rivendico il ruolo attivo dell'essere
umano: un programmatore consapevole capace, attraverso i propri input, di
trasformare il caos digitale in una barchetta di carta su cui navigare verso
una ritrovata infanzia e libertà."
Mondo fluido. Realtà liquide.
Dall'illusione digitale alla risignificazione dell'oggetto
di Mario Iannino
I. La seduzione del surreale quotidiano
Pensare alla realtà granitica di un mondo prettamente
materialista è un esercizio che, oggi più che mai, deve essere supportato da
una volontà immensa. Viviamo in un tempo in cui non esiste più un confine netto
tra le azioni reali e quelle virtuali; ci siamo lasciati catturare dalle
infinite possibilità delle nuove strumentazioni, al punto che manipolare la
realtà è diventata una vera e propria scienza. Sotto i nostri occhi, le notizie
false, montate ad arte da esperti del settore, si trasformano in testimonianze
possibili per sguardi superficiali.
Trovo tutto questo profondamente surreale. Il mondo attuale
ricalca la realtà sognata dai maestri del Surrealismo storico: Salvador Dalí
sarebbe stato felice di vivere, spulciare e amplificare questo nostro universo
parallelo.
La mia riflessione
sulla "modernità liquida", teorizzata anche da Zygmunt Bauman, si
fonde inevitabilmente con l'estetica surrealista, conducendomi a una ricerca
visiva che cerca di esplicitare il collasso dei nostri punti di riferimento.
II. Dalla tela al pixel: il dialogo con Pino Pingitore
La fluidità non è un'ossessione solitaria, ma una
sensibilità condivisa che si nutre di sguardi affini. Ricordo con profonda
stima ed emozione come l’amico e artista Pino Pingitore, nella sua ultima e
preziosa ricerca, avesse intuito magistralmente questa deriva dei corpi e delle
forme. Pino aveva colto la progressiva perdita di consistenza del nostro tempo,
ma aveva scelto di bloccarla sul supporto fisico per eccellenza, trasponendola
su tela attraverso il medium classico e nobile dei pittori: la pittura a olio.
In quel gesto c'era un attrito poetico di straordinaria bellezza: la lentezza atemporale
dell'olio che cattura e solidifica la natura sfuggevole della liquidità
contemporanea, creando un ponte tra la tradizione della forma e l'angoscia
della sua dissoluzione.
Pino non è stato il solo ad avventurarsi nella ricerca
visiva della fluidità, ma la sua lezione rimane un punto di riferimento per me
essenziale.
Anch’io, raccogliendo quel testimone seppur con un
linguaggio differente, esploro le potenzialità semantiche del mutamento. Dove
Pino stratificava il pigmento, io mi immergo nel flusso digitale, sfruttando la
malleabilità dei nuovi media per ottenere quella plasticità e quella
manipolazione ottimale necessarie a sintonizzarsi con la nostra nuova e
instabile realtà “visionaria”.
III. L'assemblage e il cortocircuito semantico
Nell’era della post-fotografia e della saturazione digitale,
questa mia urgenza si traduce nell'assemblage digitale intitolato Mondo Fluido
(Realtà Liquide).
La riproduzione del lavoro qui allegato non vuole essere una
mera documentazione, ma si propone come un manifesto visivo in estetica
pop-surrealista, dove le icone iper-riconoscibili del consumismo e della
quotidianità domestica — una bottiglia d'acqua minerale, l'inconfondibile
barattolo di Nutella, i codici elettronici e i tasti di un pianoforte — sono
private della loro consistenza originaria. Attraverso l'ausilio di nuove
risignificazioni concettuali e oniriche, ne decostruisco i valori semantici,
facendo colare e liquefare la materia proprio come gli storici orologi molli
daliniani.
All'interno dell'opera, ricerco deliberatamente un non-senso semantico dove niente è ciò che appare, innescando precisi shock visivi:
- La liquidità dell'acqua (elemento fluido per eccellenza)
contamina e dissolve la plastica che dovrebbe contenerla, mentre il liquido
colorato trasborda, evocando l'instabilità profonda della materia.
- La densità dei brand deforma gli imballaggi tradizionali e
il vetro, aggredendo lo spazio circostante in un perenne gioco di specchi tra
reale e virtuale, del tutto simile alle realtà parallele dei social network.
- I codici numerici e i flussi digitali (simboleggiati dai
biglietti elettronici Tamoil) fluttuano sopra una tastiera che perde la sua
precisione geometrica e musicale, trasformandosi in una partitura caotica.
IV. L'input e la barchetta di carta: la responsabilità del futuro
Tuttavia, la liquidità che descrivo non vuole essere una
condanna alla passività o alla rassegnazione. Ed è qui che la mia ricerca si
smarca dal nichilismo digitale per abbracciare un presente dalle molteplici
possibilità, introducendo il concetto di comproprietà del futuro e di
responsabilità individuale. Non descrivo un soggetto passivo intrappolato nel
flusso; al contrario, rivendico il potere del pensiero e dell'azione che,
attraverso input appropriati, modellano la forma del mondo circostante per trasformarla
e renderla accattivante.
I tasti del pianoforte in primo piano e i codici a barre non
sono semplici elementi decorativi, ma metafore degli algoritmi e delle scelte
quotidiane: ogni nostra interazione, ogni "tasto" premuto, modella il
flusso informativo in cui siamo immersi. Abbiamo il potere di far mutare forma
ai simboli del rigore tecnico.
È così che, nel mio immaginario, un foglio saturo di codici
algoritmici può essere ricondotto alla purezza della nostra infanzia,
trasformandosi in una parentesi evasiva e gioiosa: una barchetta di carta sulla
quale salire per affrontare, con ritrovata leggerezza, le insidie dei mari
virtuali e reali.
V. Considerazioni finali
In conclusione, non costruisco un'immagine per documentare,
ma decostruisco la percezione per offrire un riscatto.
La manipolazione digitale diventa lo specchio di un'epoca in
cui notizie, fatti e consumi si amalgamano in un flusso indistinto, ma dove
l'essere umano conserva intatto il potere di dare una direzione al caos.
Se il Surrealismo storico cercava di far emergere
l'inconscio sopra la veglia, la mia ricerca spera di dimostrare come il mondo
attuale abbia già compiuto quel passaggio.
Il nostro quotidiano è diventato un'opera aperta, fluida e
profondamente interattiva: sta a noi decidere quale input imprimere al domani.

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