Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Dalla pittura al digitale e viceversa

 

"In questo mini saggio, analizzo il crollo dei confini tra reale e virtuale nella società contemporanea. Muovendo dalla 'modernità liquida' di Zygmunt Bauman e rendendo omaggio alla pittura di Pino Pingitore e alle visioni di Salvador Dalí, traccio la genesi dell’assemblage digitale 'Mondo Fluido'. Il testo esplora la decostruzione semantica degli oggetti di consumo e rivendico il ruolo attivo dell'essere umano: un programmatore consapevole capace, attraverso i propri input, di trasformare il caos digitale in una barchetta di carta su cui navigare verso una ritrovata infanzia e libertà."

 

 


Mondo fluido. Realtà liquide.

 Dall'illusione digitale alla risignificazione dell'oggetto

di Mario Iannino

 I. La seduzione del surreale quotidiano

Pensare alla realtà granitica di un mondo prettamente materialista è un esercizio che, oggi più che mai, deve essere supportato da una volontà immensa. Viviamo in un tempo in cui non esiste più un confine netto tra le azioni reali e quelle virtuali; ci siamo lasciati catturare dalle infinite possibilità delle nuove strumentazioni, al punto che manipolare la realtà è diventata una vera e propria scienza. Sotto i nostri occhi, le notizie false, montate ad arte da esperti del settore, si trasformano in testimonianze possibili per sguardi superficiali.

Trovo tutto questo profondamente surreale. Il mondo attuale ricalca la realtà sognata dai maestri del Surrealismo storico: Salvador Dalí sarebbe stato felice di vivere, spulciare e amplificare questo nostro universo parallelo.

 La mia riflessione sulla "modernità liquida", teorizzata anche da Zygmunt Bauman, si fonde inevitabilmente con l'estetica surrealista, conducendomi a una ricerca visiva che cerca di esplicitare il collasso dei nostri punti di riferimento.

 II. Dalla tela al pixel: il dialogo con Pino Pingitore

La fluidità non è un'ossessione solitaria, ma una sensibilità condivisa che si nutre di sguardi affini. Ricordo con profonda stima ed emozione come l’amico e artista Pino Pingitore, nella sua ultima e preziosa ricerca, avesse intuito magistralmente questa deriva dei corpi e delle forme. Pino aveva colto la progressiva perdita di consistenza del nostro tempo, ma aveva scelto di bloccarla sul supporto fisico per eccellenza, trasponendola su tela attraverso il medium classico e nobile dei pittori: la pittura a olio. In quel gesto c'era un attrito poetico di  straordinaria bellezza: la lentezza atemporale dell'olio che cattura e solidifica la natura sfuggevole della liquidità contemporanea, creando un ponte tra la tradizione della forma e l'angoscia della sua dissoluzione.

Pino non è stato il solo ad avventurarsi nella ricerca visiva della fluidità, ma la sua lezione rimane un punto di riferimento per me essenziale.

Anch’io, raccogliendo quel testimone seppur con un linguaggio differente, esploro le potenzialità semantiche del mutamento. Dove Pino stratificava il pigmento, io mi immergo nel flusso digitale, sfruttando la malleabilità dei nuovi media per ottenere quella plasticità e quella manipolazione ottimale necessarie a sintonizzarsi con la nostra nuova e instabile realtà “visionaria”.

III. L'assemblage e il cortocircuito semantico

Nell’era della post-fotografia e della saturazione digitale, questa mia urgenza si traduce nell'assemblage digitale intitolato Mondo Fluido (Realtà Liquide).

La riproduzione del lavoro qui allegato non vuole essere una mera documentazione, ma si propone come un manifesto visivo in estetica pop-surrealista, dove le icone iper-riconoscibili del consumismo e della quotidianità domestica — una bottiglia d'acqua minerale, l'inconfondibile barattolo di Nutella, i codici elettronici e i tasti di un pianoforte — sono private della loro consistenza originaria. Attraverso l'ausilio di nuove risignificazioni concettuali e oniriche, ne decostruisco i valori semantici, facendo colare e liquefare la materia proprio come gli storici orologi molli daliniani.

All'interno dell'opera, ricerco deliberatamente un non-senso semantico dove niente è ciò che appare, innescando precisi shock visivi:

 

- La liquidità dell'acqua (elemento fluido per eccellenza) contamina e dissolve la plastica che dovrebbe contenerla, mentre il liquido colorato trasborda, evocando l'instabilità profonda della materia.

- La densità dei brand deforma gli imballaggi tradizionali e il vetro, aggredendo lo spazio circostante in un perenne gioco di specchi tra reale e virtuale, del tutto simile alle realtà parallele dei social network.

- I codici numerici e i flussi digitali (simboleggiati dai biglietti elettronici Tamoil) fluttuano sopra una tastiera che perde la sua precisione geometrica e musicale, trasformandosi in una partitura caotica.

 

IV. L'input e la barchetta di carta: la responsabilità del futuro

Tuttavia, la liquidità che descrivo non vuole essere una condanna alla passività o alla rassegnazione. Ed è qui che la mia ricerca si smarca dal nichilismo digitale per abbracciare un presente dalle molteplici possibilità, introducendo il concetto di comproprietà del futuro e di responsabilità individuale. Non descrivo un soggetto passivo intrappolato nel flusso; al contrario, rivendico il potere del pensiero e dell'azione che, attraverso input appropriati, modellano la forma del mondo circostante per trasformarla e renderla accattivante.

I tasti del pianoforte in primo piano e i codici a barre non sono semplici elementi decorativi, ma metafore degli algoritmi e delle scelte quotidiane: ogni nostra interazione, ogni "tasto" premuto, modella il flusso informativo in cui siamo immersi. Abbiamo il potere di far mutare forma ai simboli del rigore tecnico.

È così che, nel mio immaginario, un foglio saturo di codici algoritmici può essere ricondotto alla purezza della nostra infanzia, trasformandosi in una parentesi evasiva e gioiosa: una barchetta di carta sulla quale salire per affrontare, con ritrovata leggerezza, le insidie dei mari virtuali e reali.

V. Considerazioni finali

In conclusione, non costruisco un'immagine per documentare, ma decostruisco la percezione per offrire un riscatto.

La manipolazione digitale diventa lo specchio di un'epoca in cui notizie, fatti e consumi si amalgamano in un flusso indistinto, ma dove l'essere umano conserva intatto il potere di dare una direzione al caos.

Se il Surrealismo storico cercava di far emergere l'inconscio sopra la veglia, la mia ricerca spera di dimostrare come il mondo attuale abbia già compiuto quel passaggio.

Il nostro quotidiano è diventato un'opera aperta, fluida e profondamente interattiva: sta a noi decidere quale input imprimere al domani.

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