CAROSELLO

Costabile–Gratteri: il filo della verità

 

 

Calabria, tra verità e narrazioni: da Costabile a Gratteri, il filo che non si spezza.

C’è un filo che attraversa la Calabria da decenni: la tensione costante tra chi chiede di guardare la realtà senza filtri e chi preferisce rifugiarsi in narrazioni rassicuranti. Franco Costabile, con La rosa nel bicchiere, lo aveva intuito con lucidità: niente romanticismi, niente folklore, niente cartoline. La Calabria, per essere capita, va guardata negli occhi. E non sempre piace.

 

Oggi quello stesso filo riemerge nelle polemiche che hanno investito Nicola Gratteri dopo le sue dichiarazioni sul referendum promosso dal ministro Nordio. Le sue parole hanno diviso, irritato, acceso il dibattito. Ma non sono un fulmine a ciel sereno: si inseriscono in una lunga storia di verità scomode che la regione fatica ad accogliere.

 

Il nodo della verità: Costabile lo aveva già visto.

Costabile denunciava una terra dove diritti e opportunità diventano privilegi, dove la marginalità viene scambiata per destino e la rassegnazione per identità. La sua poesia non abbellisce: rivela. E rivela soprattutto un meccanismo che, pur cambiando forma, continua a ripetersi.

 La Calabria resta un territorio dove la gestione del potere pesa più che altrove, e dove ogni discorso sulla giustizia diventa inevitabilmente politico, anche quando non vuole esserlo.

 Gratteri e il referendum: cosa ha detto davvero?

Nel suo intervento, Gratteri ha sostenuto che modifiche alla custodia cautelare potrebbero indebolire la lotta alla criminalità organizzata in territori fragili come la Calabria. Ha parlato di “onestà intellettuale”: un invito a valutare le conseguenze conoscendo il contesto. 

Da qui è nata la polemica. Alcune sue frasi sono state interpretate come un giudizio morale sugli elettori, come se stesse dividendo i calabresi in “onesti” e “disonesti”. Ma questa lettura non corrisponde al contenuto delle sue dichiarazioni: Gratteri non ha mai affermato che chi vota “sì” sia “fuori dalle leggi”. La sua analisi era tecnica, non morale.

 La strumentalizzazione e il peso delle parole

In Calabria, ogni parola sulla giustizia pesa più che altrove. È un territorio dove la criminalità organizzata non è un tema astratto, e dove ogni sfumatura può essere letta come un giudizio collettivo. Per questo il dibattito si è rapidamente polarizzato, trasformando un ragionamento sulla sicurezza in uno scontro identitario.

 La semplificazione — “chi vota sì è contro la legalità” — non appartiene a Gratteri, ma alla dinamica politica che si è innestata sulle sue parole.

 Una domanda che ritorna

Da Costabile a oggi, la questione resta la stessa: quanto siamo disposti a tollerare la verità quando riguarda noi stessi?

La Calabria continua a oscillare tra il desiderio di raccontarsi e la paura di farlo davvero. E ogni volta che qualcuno — un poeta o un magistrato — prova a togliere i veli, la reazione è sempre la stessa: si apre una frattura. 

Una frattura che non nasce oggi, e che difficilmente si chiuderà finché la regione non deciderà di guardarsi, finalmente, senza sconti.


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