Il cuore del problema, le diseguaglianze
CONFLITTI E DISEGUAGLIANZE, IL CUORE DEL PROBLEMA.
DI FILIPPO VELTRI
‘’Papa Francesco ce l’ha gridato: questa economia uccide! Uccide perché scarta, trasforma le persone in ingranaggi, in merce da consumare e poi gettare via.
Quando vediamo la povertà, quando le persone non arrivano a fine mese o sono senza casa, non si tratta di un “guasto tecnico” dell’economia.
Sono ferite aperte nella carne viva. Si scrive “dignità” e “uguaglianza” nelle costituzioni e nei trattati, nei fatti si tollera che milioni di persone restino chiuse fuori’’.
Lo dice non un così detto maranza o un proPal o un immigrato marocchino di seconda o terza generazione criminalizzato in maniera indegna nei giorni appena trascosi ma un sacerdote: don Luigi Ciotti.
Era da tempo che il fuoco covava sotto la cenere; l’innesco forse è stato il mix tra l’ipocrisia di chi continua a misurare l’essere con l’avere e l’onda razzista e discriminatoria che fa dell’intolleranza e del rifiuto dell’inclusione i propri cavalli di battaglia. Questi ragazzi che scendono in strada avvertono il rischio di essere tagliati fuori definitivamente dal futuro che si vorrebbe appartenesse solo alle élite infuse di denaro e tecnologia.
Per questo scendono in piazza e mettono in atto una azione che è l’essenza stessa della democrazia, la manifestazione del dissenso rispetto a politiche che avvertono come nemiche, responsabili di tutta questa meta inarrivabile (un lavoro stabile, un reddito decente, una casa). Una società che gli sta negando la prospettiva di una vita degna.
Poi, certo, c’è stata la violenza. Ingiustificabile e controproducente, ma non classificabile secondo schemi noti e per questo più difficile da arginare e anche questa punta estrema di un disagio esasperato.
Andiamo fuori nazione: i “casseur” francesi e poi quei ragazzi incappucciati a Milano e Torino. E poi quelli che si insinuano in una protesta disperata e legittima per ribaltare tutto, per imporre il linguaggio dello sfascio che fa fracasso e provoca lo sdegno finendo con il sovrastare e spingere in secondo piano le ragioni per esaltare i torti. E alla fine far parlare solo di quelli.
Nadia Urbinati ( sul “Domani”) lo ha definito “conflitto post-politico” per evidenziarne la distanza da ogni ideologia e la rabbia che “reagisce non solo a ciò che non si è avuto ma soprattutto a ciò che si pensa non si potrà mai avere”.
Sbiadiscono in Francia davanti ai negozi saccheggiati ed alle auto in fiamme le proteste dei “jeunes” contro gli edifici scolastici inadeguati e il “ParcourSup”, lo strumento con il quale si determina chi avrà o meno l’accesso all’Università il cui algoritmo si teme favorisca più che il merito il consolidamento delle diversità. E In Italia le critiche all’impostazione che il ministro Valditara sta dando a programmi e temi scolastici, dichiaratamente ideologica.
Il focus invece è stato ed è tutto sulla violenza e non c’è nemmeno il tentativo di aprire un confronto con chi protesta, non si prova nemmeno a ragionare sui motivi di questa insoddisfazione, non si ascolta. La politica, certa politica che è la prima responsabile della deriva sociale che moltiplica e in qualche caso esalta le differenze come emblema di superiorità, si tappa le orecchie e si chiude nel Palazzo.
Così – è evidente - non si può andare avanti e le manifestazioni di giovani e meno giovani proseguiranno, ieri in tutt’Italia e anche in Calabria un’altra dimostrazione con gli scioperi e i cortei di lavoratori e studenti assieme nelle principali città della regione.
E c’è da starne certi che manifestazioni e cortei proseguiranno, nel caos calmo come ha titolato una settimana fa il grande giornale dei vescovi italiani, Avvenire (singolare, o anzi no, che sia il quotidiano più attento a questi temi), dopo le manifestazioni di ieri in tutta Italia che avevano un solo slogan ‘’Abbassate armi, alzate i salari’’.

