L'ultimo canto del cigno
IL TRAMONTO DEL 4° POTERE
L’illusione del complotto e la ritirata strategica
Leggendo l'accorato post di Filippo Veltri sulla crisi
dell'informazione professionale, riaffiorano alla mente certi antichi e cinici
adagi:
Quando una struttura di comando si sente spodestata e perde il monopolio del consenso, la sua prima reazione è mordere. Esattamente ciò che accade quando si imputa il silenzio dei media generalisti a un pubblico accusato di pretendere la gratuità assoluta sui social network.
Nell'ordine sociale contemporaneo, al giornalismo è sempre
stata assegnata la quarta posizione nella gerarchia dei poteri, subito dopo le
funzioni legislativa, esecutiva e giudiziaria. Il dramma attuale è che questa
funzione di controllo ha abdicato al proprio ruolo di argine per ridursi a
megafono condizionato delle narrazioni governative e industriali di turno.
La debolezza strutturale della stampa non è il frutto di una
cospirazione orchestrata dall'alto, ma il bilancio fallimentare di un settore
che ha barattato la propria autorevolezza con il conformismo ideologico. Autodeterminando
il collasso del contrappeso istituzionale.
Possiamo, dunque, parlare di tradimento del mercato culturale!
Prima di colpevolizzare il lettore che non acquista più i quotidiani, bisognerebbe rovesciare la domanda: cosa è rimasto, dentro quelle pagine, che meriti davvero un investimento economico?
La Repubblica di Eugenio
Scalfari si imponeva come partito culturale, con l'ambizione illuministica di
educare la testa del Paese attraverso l'intransigenza analitica. Oggi quel
modello si è liquefatto nei protocolli SEO e negli algoritmi di posizionamento
commerciale. L'informazione si è trasformata in un immenso discount digitale in
cui si esasperano i toni per monetizzare un clic attraverso la cronaca
istantanea.
Il rifiuto dell'indottrinamento di bottega
Il pubblico colto e l'intellettualità, bersagliati dalle
polemiche corporative, non hanno abbandonato le edicole per avarizia o per
distrazione tecnologica. Hanno smesso di pagare per non rendersi complici di un
teatrino permanente: quello delle liti di bottega e dei talk show, formidabili
strumenti di indottrinamento di massa che anestetizzano il pensiero collettivo
attraverso un'insipienza comunicativa programmata.
La desertificazione geopolitica del Meridione
Il richiamo nostalgico di Veltri alle storiche sedi ANSA
calabresi e lucane, o alle gloriose stagioni del Mattino capaci di presidiare
le trincee sociali di Melfi o del Metapontino, si scontra con una realtà
speculativa. Se oggi in Calabria sopravvivono solo due giornalisti rispetto ai
sei del passato, la colpa non è del disinteresse locale. È la conseguenza
diretta di un'editoria centralista che ha disinvestito sui territori, degradando
il Sud a periferia informativa da coprire esclusivamente quando la cronaca nera
o l'emergenza nazionale lo impongono.
Ingegneria comportamentale e capitali dopaminergici
Il cittadino non è più un soggetto politico da informare, ma una cavia da laboratorio profilata per generare flussi di traffico.
I media
tradizionali e le piattaforme digitali cooperano nell'applicazione di tecniche
neuroscientifiche di manipolazione: attraverso il framing cognitivo e il loop
dopaminergico dello scorrimento infinito, gli stati emotivi ancestrali come la
rabbia e la paura vengono scientificamente estratti e venduti nelle stanze
dell'eco digitali.
L'agenda-setting della convenienza
L'ammissione involontaria di Veltri squarcia il velo su questa dinamica: la stampa ha iniziato a occuparsi massicciamente del blocco dei carburanti solo quando i supermercati sono rimasti vuoti e l'esecutivo ha minacciato sanzioni.
È la prova empirica dell'agenda-setting. Il disagio
sociale delle strade calabresi, siciliane o pugliesi è deliberatamente
oscurato finché non tocca gli interessi del grande consumo o finché il potere
politico non decide di perimetrare la linea del conflitto.
La resistenza dell'occhio "chirurgico"
In questo deserto culturale, le redazioni svuotate e le bacheche social non sono spazi di dibattito, ma impianti estrattivi di attenzione umana. Eppure, una minoranza invisibile e ostinata rifiuta il ruolo di target pubblicitario.