La Solidarietà è un costo!
C'è un dramma sociale che si ripete sempre. i popoli in
affanno, la gente che sta male e che non ha niente da mangiare, non ha un tetto
o un riparo degno di essere chiamata casa, devono emigrare. spostarsi per
sopravvivere... noi, "benestanti" li respingiamo nelle loro misere
vite. lì condanniamo a morte certa. la marea di gente che si è gettata a mare
per approdare sulla spiaggia di Ceuta, avamposto coloniale spagnolo nel
continente africano, riassume la disperazione di chi sta male e sottolinea il
nostro cinismo.
Il tema delle migrazioni forzate e degli eventi di Ceuta tocca
nodi profondi della geopolitica attuale. La questione solleva un dibattito
complesso che divide l'opinione pubblica e la politica globale tra imperativi
umanitari e gestione della sicurezza.
La prospettiva umanitaria esiste in percentuale e si divide
tra chi vede in questi eventi una tragedia umanitaria e sottolinea il diritto
alla sopravvivenza delle persone in fuga da guerre, persecuzioni, carestie e
povertà estrema, è considerata l'unica opzione per non morire.
C’è, il dovere di accoglienza! Imprescindibile. Si richiama
la responsabilità morale delle nazioni più ricche e il rispetto dei diritti
umani universali.
E muove critiche alle barriere geografiche e, peggio, ai
muri in cemento e acciaio.
I respingimenti e la militarizzazione dei confini sono un rifiuto indegno delle civiltà evolute e un assassinio non soccorrere le popolazioni in grave pericolo.
Gli Stati guidati cinicamente da persone utilitaristiche vedono, negli esodi forzati dalla miseria, instabilità sociale e invocano una prospettiva degli Stati e della sicurezza, sostenendo la necessità di controlli rigorosi ai confini.
Fanno proseliti sulla sovranità nazionale e il diritto e il
dovere di ogni Stato di controllare le proprie frontiere e stabilire chi può
accedere al territorio.
Monitorano la capacità di assorbimento e fanno congetture
amplificando le preoccupazioni legate alla sostenibilità economica, sociale e
logistica di flussi migratori non regolati.
E, strumentalizzando i fatti di cronaca, il contrasto all'illegalità condensa la necessità di combattere le reti di trafficanti di esseri umani e di garantire la sicurezza pubblica e interna in leggi restrittive.
Con l'auspicio di ritornare
umani, condividere e accogliere, includere e non schiavizzare chi già è provato
dalla vita stessa dal momento in cui è nato, gradirei che si riscoprisse il concetto di empatia.
Purtroppo, Freddamente: Il tema
delle migrazioni forzate, emblematicamente rappresentato dai drammatici eventi
di Ceuta, mette a nudo la profonda frattura tra la disperazione di chi fugge
per sopravvivere e la complessità delle risposte geopolitiche globali.
Da un lato, la prospettiva
umanitaria impone di considerare queste migrazioni come una tragica necessità
per sfuggire a guerre, carestie e povertà assoluta, richiamando le nazioni più
ricche al dovere morale dell'accoglienza, al rispetto dei diritti umani e alla
critica verso la militarizzazione delle frontiere. Dall'altro lato, le esigenze
di sicurezza degli Stati sollevano questioni legate alla sovranità nazionale,
alla gestione logistica ed economica dei flussi non regolati e al contrasto
verso le reti illegali di trafficanti di esseri umani.
Lo scontro tra solidarietà
universale e rigore normativo evidenzia la difficoltà di trovare un equilibrio
tra la tutela della vita umana e la governabilità dei confini. L'auspicio
fondamentale che emerge da questa riflessione è quello di saper ritornare umani,
riscoprendo il valore della condivisione, dell'accoglienza e dell'inclusione,
per contrastare ogni forma di sfruttamento e marginalizzazione.
La solidarietà è un costo! E' vero, ma può trasformarsi in investimento futuro per i pragmatici, per usare un eufemismo
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