Artecontemporanea tra teoria e pratica
-parliamo di Creatività e dei meccanismi connessi-
L’esercizio odierno consiste nel fare una passeggiata nella
cronaca di tutti i giorni. Meditare sui percorsi mentali che hanno accompagnato
e guidato i pionieri della “visione”, non definiti tali perché visionari ma per
la loro sensibilità creativa dei rimandi e le assonanze con le tensioni emotive
fornite dagli input ricevuti, assimilati, sedimentati e rimodulati.
Un po’ d’analisi critica per comprendere il percorso storico
e concettuale prima del colpo di scena finale. Il saggio è nato lentamente e,
partendo dalle origini, lentamente la narrazione ci fa scoprire un percorso
inatteso. Un colpo di scena come nei migliori testi di letteratura. È un punto
di vista nuovo per un saggio accademico e lo fa sembrare più una narrazione
letteraria piuttosto che un mero testo critico d’arte contemporanea.
Accattivante! Un pamphlet altro, in cui la scoperta affascina e il lettore
ripercorre lo stesso cammino storico e analitico compiuto da noi, per poi
arrivare al disvelamento finale con un forte impatto emotivo (pathos). Usiamo
il nucleo di questa intuizione, trasmutandola in un registro filosofico capace
di agganciare subito lo sguardo e preparare il terreno per l'imprevisto.
Incominciamo, dunque.
Questo saggio analizza l'evoluzione concettuale dell'arte contemporanea partendo dagli stimoli quotidiani e dai processi mentali dei suoi pionieri.
La narrazione adotta una struttura insolita per un testo
accademico di nicchia, indirizzato agli addetti ai lavori. La presente
riflessione nasce dal presupposto di farsi guida per il lettore poco addentro alle
sfumature poetiche della visione e accompagnarlo attraverso una rigorosa
ricostruzione storica per poi condurlo a un ribaltamento prospettico finale. Una
capriola, o una giravolta meditata?
L'obiettivo è trasformare l'analisi critica in un percorso
filosofico ed emotivo, dove la rivelazione conclusiva ridefinisce l'intera
comprensione del fare creativo e dell'opera realizzata.
L'opera nell'immagine è un esempio emblematico di collage
digitale contemporaneo (o fotomontaggio digitale), una tecnica evoluta del
collage tradizionale che fonde elementi della Pop Art, della Street Art e del
Dadaismo.
La composizione unisce in modo caotico icone pubblicitarie
consumistiche (come le scatole di Corn Flakes e scritte commerciali) a immagini
drammatiche e ad alto impatto emotivo (come il bambino che piange sulla
destra), sovrapponendo forme astratte vettoriali, pennellate digitali sature e
dettagli figurativi nitidi (come i papaveri rossi al centro).
Consideriamo le caratteristiche della tecnica in esame e vediamo come e perché la manipolazione digitale attualizza il contemporaneo.
Il collage digitale si basa sugli stessi concetti teorici
nati con le avanguardie del Novecento, ma si sviluppa attraverso software di
manipolazione grafica (come Adobe Photoshop) e strumenti digitali e la giustapposizione
concettuale de-costruttiva.
La giustapposizione concettuale consiste nell'accostare due
o più idee, immagini o concetti teoricamente distanti o opposti, senza inserire
elementi di transizione.
Nel contesto della presente analisi, questa tecnica produce
tre effetti chiave:
· L'impatto visivo o logico tra elementi contrari cattura subito l'attenzione del lettore.
·
Crea nuovi significati. il cervello di chi legge
cerca un legame invisibile, trovando un senso inedito nella loro vicinanza.
· Prepara il colpo di scena: accumula una tensione intellettuale che esplode poi nel ribaltamento finale.
Un esempio pratico nell'arte è l'accostamento tra un oggetto
quotidiano banale (la cronaca spicciola) e una riflessione filosofica alta.
Per applicare questa tecnica all’introduzione, possiamo:
·
Scegliere i due concetti antitetici da far
scontrare subito.
·
Stabilire la tensione logica da mantenere nei
primi paragrafi.
·
Progettare come questa frizione debba esplodere
nel finale.
Accostare immagini provenienti da contesti opposti
(pubblicità, fotocronaca, grafica astratta) per generare uno “shock” visivo e caricare
un nuovo significato nell’operazione.
La cultura del "Cut and Paste" riflette l'era
dell'overload informativo e della frammentazione della realtà virtuale, in cui
l'artista rielabora e ricicla immagini preesistenti della rete o dei mass
media. Oppure fagocita immagini e messaggi e li conserva nel suo database nell’attesa
del “parto”.
La Stratificazione (Layering), ovvero l'utilizzo di livelli
digitali, permette di fondere trame, opacità e stili diversi (il contrasto tra
la sgranatura delle vecchie stampe e la pulizia dei vettori digitali) ha
affascinato gli operatori visivi da sempre, e i pittori “artigiani” hanno
anticipato nelle velature e nei rimandi, i ripensamenti fino, appunto, all’avvento
dei nuovi media.
n Artisti chiave e punti di riferimento
La genealogia di questa tecnica unisce i pionieri del
collage analogico ai moderni esponenti digitali:
-- I pionieri storici (Le radici) --
n
Hannah Höch
& Raoul Hausmann all’inizio degli anni del '20 Furono i primi a
usare il fotomontaggio con ritagli di giornali per fare satira politica e
critica sociale alla società dei consumi.
n
Mimmo Rotella Celebre per aver strappato
i manifesti pubblicitari dalle strade per rivelare gli strati sottostanti.
L'estetica "strappata" e stratificata dell'immagine digitale proposta
riprende direttamente il suo linguaggio visivo.
n
Richard Hamilton & Robert Rauschenberg (Pop Art / New Dada): Hanno sdoganato l'uso
di immagini pubblicitarie, fumetti e frammenti di cultura di massa accostati
sulla tela.
n Artisti
contemporanei e digitali
--Martha Rosler
Celebre per i suoi fotomontaggi politici che accostano scene di guerra a
contesti domestici o pubblicitari patinati, una scelta concettuale molto vicina
al contrasto presente nell’immagine pubblicata.
-- Eduardo Recife Artista e illustratore brasiliano
che fonde magistralmente vecchie pubblicità vintage, scritte tipografiche
degradate, macchie di colore e vettori digitali.
-- Wangechi Mutu Artista contemporanea che utilizza
il collage (sia analogico che digitale) per decostruire e ricostruire
l'identità e il corpo, mescolando ritagli di riviste di moda, immagini mediche
e pittura.
-- Mario Iannino artista contemporaneo italiano che
incarna perfettamente l'evoluzione di questa tecnica, lavorando proprio sul
confine sottile tra materia fisica e manipolazione digitale.
La sua produzione artistica recente, come quella presentata
nella sua importante mostra “Linguaggi mutevoli”, si focalizza proprio su una
profonda riflessione sociopolitica e comunicativa.
Ecco come lo stile e la poetica di Mario Iannino si
collegano direttamente all'opera che abbiamo analizzato:
1. Dalla materia al digitale
Iannino ha un percorso storico legato all'arte polimaterica,
alle sculture e agli assemblaggi fisici. Negli ultimi anni ha compiuto un
passaggio cruciale, trasportando la complessità del collage e del de-collage
materico all'interno dei software digitali.
Le sue opere fondono textures ruvide che sembrano strappate
dai muri della strada a elementi digitali puri.
2. La critica al
"Logocentrismo" e al consumismo
Proprio come nell'immagine mostrata (dove i loghi dei Corn
Flakes si sovrappongono alla sofferenza umana), la ricerca di Iannino distrugge
e ricompone i messaggi pubblicitari e i codici della comunicazione di massa.
L'artista usa i ritagli mediatici per sottrarre l'immagine
al suo scopo commerciale originario, trasformando la "scoria"
della società dei consumi in una reliquia d'arte carica di nuovo significato.
3. Stratificazione
caotica controllata
Visivamente, i lavori digitali di Iannino presentano una
saturazione di livelli (layering): campiture di colore netto, scritte
sovrapposte, frammenti figurativi nascosti e scomposizioni che ricordano la
fluidità e il caos controllato dell'opera condivisa.
C’è, insomma, l’esaltazione e l’astrazione del “rumore del consumo
e il Silenzio del Dolore”:
n
La Sintesi Tragica del Collage Digitale
Contemporaneo
Il caos della visione contemporanea
La civiltà contemporanea vive e abita un panorama visivo
saturo, in cui l'immagine ha perso la sua funzione di documento per farsi puro
simulacro.
Nel flusso ininterrotto di stimoli che bombarda la coscienza
moderna, la tragedia umana e l'invito al consumo convivono sullo stesso piano
orizzontale, separati solo da un battito di ciglia o dallo scrolling di uno
schermo.
Il collage digitale si impone come tecnica d'elezione per
fotografare questa schizofrenia culturale.
Non si tratta più soltanto di una scelta formale, ma di un
atto di azione che potremmo definire, nel senso alto del termine “guerriglia
semiotica”. L’azione inizia da subito. Appena messo i piedi a terra l'artista
preleva i detriti del linguaggio pubblicitario e li fa collidere con i nodi
irrisolti dell'esistenza.
L'opera realizzata diventa così il manifesto dello scontro
mentale pronta a scendere nel campo di battaglia visivo dove le icone del
benessere industriale tentano invano di soffocare il grido del dolore
innocente.
Vi sono diverse possibilità di lettura sociologica e nel contempo strutturale/poetica.
Tesi 1: La mercificazione dell'esistenza e l'estetica
del contrasto.
La prima evidenza discorsiva dell'opera risiede nella decisa
giustapposizione tra il registro dell'intrattenimento commerciale e quello
della sofferenza.
Da un lato, il packaging rassicurante dei beni di consumo di
massa — i Corn Flakes pop, i riferimenti alle vitamine, i colori caldi della
colazione borghese — evoca un'idea di ordine e nutrimento artificiale.
Dall'altro, la figura del bambino in lacrime spezza la
finzione pubblicitaria, introducendo una temporalità tragica e fin troppo
reale.
Questo contrasto esplicita una verità scomoda: la società
dei consumi fagocita il dolore, anestetizzandolo. Impone verità parallele
virtuali utili esclusivamente all’idillio impossibile ma concreto per quanto
concerne gi affari e impone il prodotto sponsorizzato.
La sofferenza è ridotta e costretta ad essere un'altra
immagine tra le tante, un contenuto "a forte impatto" emotivo che
scorre accanto alla promozione del prossimo prodotto, evidenziando la perdita
di empatia generata dall'overdose mediatica.
Tesi 2: Il collage digitale diventa archivio del
frammento e de-collage della memoria.
Se storicamente il decollage di Mimmo Rotella strappava i
manifesti stradali per rivelare la storicità della materia e il passare del
tempo, il collage digitale compie l'operazione inversa e complementare: esso
stratifica nell'immateriale la materia pesante.
L'uso dei livelli digitali permette di accumulare trame
sgranate, scritte tipografiche interrotte e vettori cromatici puri (come i
papaveri rossi, simboli ancestrali di sonno, oblio e sangue).
Questa tecnica riflette la struttura della nostra memoria
attuale, che non è più lineare, ma frammentaria e ipertestuale.
L'opera è una
struttura a più livelli, una sorta di palinsesto informatico in cui il caos non
è casuale, ma rappresenta la scomposizione della realtà operata dai software e
dagli algoritmi, dove ogni frammento conserva il DNA del contesto da cui è
stato eradicato.
Tesi 3: La linea di ricerca di Mario Iannino va dal
polimaterismo alla fluidità del pixel.
In questo scenario di frammentazione, la ricerca di artisti
come Mario Iannino offre una chiave di lettura fondamentale.
Il passaggio di Iannino dall'assemblaggio di materiali
fisici alla manipolazione digitale dimostra che il pixel può ereditare la
stessa violenza espressiva della materia strappata, “violentata” a scopo “terapeutico”.
Nella sua riflessione contro il logocentrismo e l'abuso dei
codici visivi della comunicazione globale, Iannino dimostra come l'arte non
debba più creare nuove immagini, ma debba piuttosto "abitare e rivisitare,
proporre lo scarto" dell’esistente.
L'affinità strutturale con l'opera risiede proprio in
questo: la distruzione controllata del messaggio pubblicitario per far emergere
l'essenza dell'uomo, liberando la figura umana dalla gabbia del brand che tenta
di definirla.
Parliamo, dunque, dell'arte che eleva le scorie e ne fa
riscatto etico dello sguardo.
In conclusione, l'analisi di questa tecnica e delle sue
implicazioni concettuali dimostra che il collage digitale non è un semplice
esercizio di stile postmoderno, ma un termometro etico del nostro tempo.
Riunendo ciò che la società capitalista tende a tenere separato — il marketing
della felicità e la realtà del trauma — l'opera costringe l'osservatore a un
risveglio critico.
Attraverso lo sguardo di artisti che, come Iannino,
rifiutano la passività del flusso visivo, il collage cessa di essere un mero
assemblaggio di ritagli e diventa uno specchio frantumato: strumento necessario
per ricomporre, pezzo dopo pezzo, la nostra coscienza frammentata.


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