Anatomia della diversità spiegata ai bambini
Assonanze. Metafore.
Opponibile Armonia:
Differenze, bisogni e l'arte di fare comunità.
-La Mano e la Polis: Filosofia del contatto e anatomia della diversità-
Le dita della mano non sono tutte uguali! “ i jiriti da manu
on’sù guali”.
Le persone non sono uguali. I bisogni non sono gli stessi e eguali. Ma torniamo al nostro detto trascritto in calabrese ch’è più sanguigno.
P come pollice. P come polis. P come …
Le dita della mano non sono sovrapponibili. Si affiancano
tra loro ma solo il pollice riesce a toccare e sovrapporsi agli altri. Trovare un
contatto per il pollice è naturale. Si sovrappone all’indice, al medio, all’anulare
e al mignolo, ma la stessa cosa non possono farla gli altri pinnacoli.
È anche l’inizio di parole associative, la lettera P:
P come Pluralità. P come Partecipazione. P come Ponte.
L'immagine diuna mano racchiusa nel tipico gesto a "pigna", con le dita accostate e una lettera P cerchiata in rosso posizionata esattamente sulla punta del pollice, il quale tocca le altre dita.
Il parallelismo con il dialetto calabrese coglie una
profonda verità sociale e filosofica. Se il pollice è l'unico dito in grado di
opporsi e toccare tutti gli altri, diventa il simbolo perfetto di concetti che
iniziano proprio con la lettera P:
- Pluralità: Le dita sono diverse per lunghezza, forza e
forma, proprio come i cittadini di una polis. La ricchezza di una comunità sta
proprio in questa diversità, non nell'omologazione.
- Partecipazione: Il gesto del pollice che cerca il contatto
con le altre dita rappresenta l'azione politica e sociale. È la volontà di non
restare isolati, ma di stringersi insieme per un obiettivo comune.
- Ponte (non sullo stretto😁): Il pollice fa da mediatore. È l'elemento
che unisce l'indice al mignolo, accorciando le distanze tra le estremità e
creando un punto di incontro (o un "contatto naturale").
In questa metafora, il pollice è la funzione civile che trasforma una mano aperta (frammentata) in una mano tesa o in un pugno (unione, forza, azione). Senza la capacità del pollice di accostarsi a ciascun dito, la mano perderebbe la sua presa sul mondo.
Cosa rappresenta questo "pollice" nella società di oggi?
La filosofia popolare racchiusa nei proverbi e nei dialetti
regionali, come quello calabrese, non è semplicemente un modo di dire, ma un
vero e proprio sistema di pensiero condensato. Rappresenta la risposta di una
comunità alle complessità della vita, tramandata attraverso generazioni con una
lingua essenziale, immediata e, come giustamente notato, estremamente
sanguigna.
Il legame tra linguaggio locale e filosofia si sviluppa su alcuni
livelli fondamentali:
la concretezza contro l’astrazione.
Mentre la filosofia accademica usa termini astratti per spiegare la diversità umana (come "eterogeneità" o "soggettività"), la filosofia popolare usa il corpo umano e la natura.
Infatti, dire “i jiriti da manu on’sù guali” (le dita della
mano non sono tutte uguali) significa tradurre un concetto filosofico complesso
in un'evidenza visiva e tangibile.
Chiunque può guardare la propria mano e capire
istantaneamente che l'uguaglianza assoluta in natura non esiste, e che le
differenze sono strutturali.
I dialetti si sono evoluti in contesti storici in cui la
vita quotidiana era legata alla terra, al lavoro manuale e alla solidarietà
comunitaria. Per questo, la filosofia popolare non è mai puramente teorica: ha
sempre un fine pratico che conduce alla sopravvivenza.
- Riconoscere che i bisogni non sono uguali serve a gestire la comunità in modo equo e non solo egualitario. Se le dita fossero uguali, la mano perderebbe la sua funzione di presa. La diversità è ciò che rende la mano (e la società) uno strumento efficace.
Parliamo dunque dell'Inclusione attraverso il
"Contatto".
Nell’analisi del pollice che tocca le altre dita c'è il
nucleo della sociologia popolare. Il dialetto esprime questa vicinanza in modo
fisico: per capire l'altro bisogna "toccarlo", accorciare le
distanze. La lingua locale è essa stessa un pollice sociale: abbatte le
barriere formali e crea una connessione immediata, intima e identitaria tra chi
la parla.
In fondo, il dialetto calabrese e le sue metafore dimostrano
che la saggezza non ha sempre bisogno di grandi cattedre, ma nasce
dall'osservazione attenta della realtà più vicina a noi.

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