Ricerca e poetica negli anni '90
Archeologia del Presente:
Spazio, memoria e la parabola della Dematerializzazione Digitale in "Materico 90" di Mario Iannino-
Il presente saggio analizza l'opera "Materico 90" dell'artista Mario Iannino
(Palermiti, 1953), Inserendola all'interno del complesso panorama artistico italiano a cavallo tra il Novecento e il nuovo millennio. L'indagine esamina come la ricerca poetica di Iannino risponda alla transizione culturale degli anni Novanta, un periodo segnato dal riflusso ideologico e dalla crisi dell'oggettualità. Attraverso lo studio delle stratificazioni formali e del superamento della bidimensionalità, l'opera è letta inizialmente come istanza critica di resistenza plastica, per poi essere ricollocata all'interno della successiva e matura evoluzione dell'artista verso la dematerializzazione digitale e l'assimilazione concettuale dei nuovi media.Il contesto storico-artistico del tardo Novecento
Per comprendere la genesi di un’opera come Materico 90, è necessario contestualizzare la maturazione artistica di Mario Iannino all’interno della complessa temperie culturale italiana della fine del XX secolo.
Gli anni Ottanta e Novanta hanno rappresentato un momento di
profonda ridefinizione per le arti visive. Esauritasi la spinta propulsiva
delle neoavanguardie concettuali e dematerializzanti degli anni Settanta, come
l'Arte Povera, il panorama artistico ha assistito a un duplice fenomeno: da un
lato, il ritorno alla pittura tradizionalmente intesa; dall'altro, una
indipendente e persistente indagine sulla natura fisica del supporto,
interpretato come ricettacolo di memoria antropologica e di resistenza
esistenziale.
Iannino, s’inserisce in questo secondo filone, operando una
sintesi personale che risente della lezione storica dell’Informale europeo, da
Alberto Burri ad Antoni Tàpies, ma che dialoga strettamente con le inquietudini
della società post-industriale di fine secolo.
La fine del Novecento, segnata dalla caduta delle grandi
ideologie e dall'avvento della simulazione digitale, spinge l'artista a
ricercare una verità tangibile nella fisicità della materia, per poi
intraprendere, in età matura, una straordinaria parabola di governata e attenta
“sottomissione concettuale” dello stesso mezzo tecnologico alla sua poetica di
ricerca linguistica.
La Poetica della Stratificazione si fa testimonianza in Materico 90.
L’opera "Materico 90" si presenta allo spettatore come un
frammento prelevato da un'ipotetica architettura del vissuto. La superficie non
è un piano di proiezione mimetica, bensì un corpo solido che reca i segni di
una gestualità sedimentata. L'uso combinato di gesso, cementite, garze e
pigmenti puri creano una topografia accidentata, fatta di fratture, creste e
cavità.
Da un punto di vista fenomenologico, la tecnica di Iannino
agisce per accumulo e successiva sottrazione.
Le garze e le textures ondulate affiorano dalle campiture
bianche e terrose come reperti archeologici sotto la spinta di uno scavo
filologico.
In questa scelta poetica risiede il nucleo della ricerca
originaria dell'artista: la materia non è un mezzo inerte utile a veicolare
un'immagine, ma è essa stessa il soggetto dell'opera.
Il bianco predominante, interrotto da fiammate di pigmento
rosso e da venature verdi e ocra, evoca il concetto di tabula rasa o di muro
urbano, su cui il tempo ha depositato traumi, riscritture e tracce di vita.
Il superamento della tela è un passaggio imprescindibile per
evidenziare la tridimensionalità dell'oggetto-scultura e, nella filogenesi di
Materico 90 è un elemento cruciale per la sua estensione nello spazio
tridimensionale, quantificata in una profondità insolita di ben undici
centimetri.
Questo dato strutturale sancisce il definitivo distacco
dalla tradizione del quadro da cavalletto per approdare alla dimensione
dell'oggetto-scultura o dell'alto rilievo.
Negli anni Novanta,
mentre il mercato dell'arte internazionale si avviava verso una progressiva
globalizzazione e virtualizzazione, la scelta di Iannino di operare su uno
spessore così marcato assume una forte valenza politica e poetica.
In primo luogo, vi è una netta negazione della
bidimensionalità: l'opera rifiuta la finzione prospettica, non simula lo
spazio, ma lo occupa fisicamente.
Questa sporgenza dei volumi costringe il fruitore a uno
spostamento fisico e attiva una profonda dialettica con lo spettatore, poiché
l'opera cambia natura a seconda dell'incidenza della luce naturale, proiettando
ombre proprie che ne modificano costantemente la percezione. Infine, la
superficie si lacera lateralmente mostrando i bordi irregolari e le
stratificazioni interne, esibendo le proprie viscere strutturali senza alcuna
mediazione decorativa.
Inserire la ricerca di Mario Iannino nel suo periodo storico originale significa comprendere come la sua pittura materica sia stata inizialmente una forma di resistenza culturale.
Il 1990 è l'anno che apre l'ultimo decennio del millennio,
un'epoca caratterizzata dall'esplosione dei mass-media, dall'estetica della
televisione commerciale e dai primi vagiti della rete internet globale. La
cultura visiva egemone tendeva alla levigatezza, alla velocità e
all'immaterialità dello schermo.
In questo scenario, il linguaggio materico di Iannino si
pone come un “rifiuto”anacronistico e intenzionale. Contro la velocità del
flusso mediatico, l'artista contrappone la lentezza della sedimentazione del gesso
e della colla. Contro l'immaterialità del pixel, rivendica la pesantezza del
cemento e la rugosità della fibra. La lacerazione della materia diventa lo
specchio della frammentazione dell'io contemporaneo, smarrito all'interno di
una società che andava progressivamente perdendo il contatto con l'elemento
naturale e manifatturiero.
Tuttavia, l'evoluzione della ricerca di Iannino non si è
arrestata alla trincerata resistenza fisica documentata in Materico 90.
Nei decenni successivi, la sua poetica ha affrontato un passaggio cruciale, aprendosi a un dialogo ravvicinato con le nuove forme di narrazione digitale e la conseguente dematerializzazione del materico.
L’approdo
non costituisce un rinnegamento del passato, bensì lo sviluppo logico e maturo
di un percorso speculativo che non teme il confronto con il proprio tempo.
Mentre le prime opere reagivano con alterità alle lusinghe
dell’immateriale, la successiva transizione verso la digital art riflette una
piena consapevolezza teorica.
https://archivioiannino.wordpress.com/
L'artista non subisce il fascino della tecnologia, ma la piega alle regole dell'Informale.
Nel nuovo millennio, il pixel smette di essere l'antagonista
del gesso e diventa la nuova unità di misura della stratificazione.
Le asperità ottenute in precedenza con colle e garze si
convertono in scansioni cromatiche e manipolazioni algoritmiche, dove la
memoria non scompare, ma si fa flusso informativo.
La sintesi concettuale trasferisce il gesto percussivo e
profondo che solcava lo spessore degli undici centimetri in Materico 90
direttamente sulla superficie dello schermo. Il codice binario si trasforma
così in un nuovo “manoscritto” da graffiare e sezionare, piegando l'algoritmo
alla medesima urgenza drammatica e spirituale che un tempo guidava la spatola e
la materia sulla tela.
In conclusione, Materico 90 rappresenta lo snodo fondamentale
di una ricerca che ha saputo trasformare la materia in un linguaggio universale
capace di raccontare la crisi dell'uomo contemporaneo.
La parabola di Mario Iannino, visibile anche nelle
evoluzioni recenti presenti nell’archivio personale e nel catalogo ufficiale dell'artista Mario IanninoArtist , dimostra che la vera materia non risiede esclusivamente nella pesantezza dei
minerali o dei tessuti, ma nell'intenzione e nella densità del racconto visivo.
In ultima analisi, l'opera si configura come un'autentica archeologia del
presente: un monumento alla memoria tattile che ha saputo traghettarsi oltre la
sua stessa fisicità, sottomettendo il virtuale per non perdere la propria anima
poetica.
ndr
Dettagli e Caratteristiche dell'Opera
Stile e Tecnica: Si
tratta di un'opera d'arte informale e materica. La struttura presenta profonde
stratificazioni di materiali diversi ( gesso, cementite, garze, elementi
cartacei, cellulosa grezza, e pigmenti), con superfici increspate, lacerate e
spesse, tipiche della ricerca espressiva dell'autore legata ai linguaggi
mutevoli dell'arte.
Dimensioni: 72 x 57 x
11 cm (l'importante spessore di 11 cm ne accentua il forte carattere scultoreo
e tridimensionale, distaccandosi nettamente dalla classica bidimensionalità
della tela).
Autenticità: L'opera
reca la data e la firma autografa dell'artista sul retro, elementi fondamentali
per la sua catalogazione e il suo valore collezionistico.


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