Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Utilitarismo e Solidarietà di facciata

 

Utilitarista.

È un aggettivo ricorrente nella dinamica dialettale dell’attuale governance mondiale.

Le grandi potenze si mettono in movimento solo se c’è da guadagnare. Industria delle armi. Dei farmaci, della salute. Dei beni materiali, insomma. Questà è la dinamica che muove il mondo.

La Solidarietà è una minaccia. Un dogma da abolire dal vocabolario.

Non voglio cedere alla semplicistica frase: se ci fossero loro, i comandanti in pectore, tra i flutti del mare, mezzi intossicati dai fumi dei motori delle bagnarole, morti di fame e di freddo.

 


L’utilitarismo geopolitico trasforma i diritti umani in variabili di bilancio economico. La governance mondiale contemporanea non agisce per imperativi morali, ma per calcoli di convenienza. La solidarietà è sistematicamente emarginata perché non produce dividendi finanziari immediati.

 La logica del profitto sovrano governa gli stati forti.

 

Le emergenze umanitarie e sanitarie sono affrontate solo se aprono nuovi mercati per le multinazionali o stabilizzano aree di interesse estrattivo. Da ciò la L’utilitarismo geopolitico trasforma i diritti umani in variabili di bilancio economico. La governance mondiale contemporanea non agisce per imperativi morali, ma per calcoli di convenienza. La solidarietà è sistematicamente emarginata perché non produce dividendi finanziari immediati.

Ebbene sì. Il prezzo dell’uomo è dettato dalla dittatura dell’algoritmo utilitarista che governa il mondo!

La governance globale contemporanea ha sostituito la tavola dei valori con un foglio di calcolo. Non c'è spazio per l'umanesimo nella dialettica delle grandi potenze; ogni decisione, ogni intervento e ogni deliberata omissione rispondono a una logica strettamente utilitarista.

La solidarietà, un tempo sbandierata come principio cardine del diritto internazionale, è oggi trattata alla stregua di un'efficienza fallimentare o, peggio, di una minaccia alla stabilità dei mercati.

Il cinismo dei "comandanti in pectore" non è un incidente di percorso, ma il software operativo di un sistema che monetizza la vita e istituzionalizza l'indifferenza.

 

n   La trinità del profitto: armi, farmaci e confini

Il motore immobile della geopolitica attuale si muove lungo tre assi industriali dominanti, dove il guadagno economico detta i confini dell'azione morale.

 

-- Il complesso militare-industrializzato: Le guerre non si combattono più per l'affermazione di ideali democratici, ma per il mantenimento di filiere produttive vitali. I conflitti diventano fiere commerciali a cielo aperto, dove la distruzione genera la necessità della ricostruzione, raddoppiando i dividendi.

-- La salute come bene posizionale: L'industria farmaceutica e della salute risponde alle leggi del potere d'acquisto, non del bisogno biologico. Le crisi sanitarie globali sono gestite attraverso la commercializzazione asimmetrica delle cure, trasformando il diritto alla vita in un privilegio contrattuale.

-- La gestione dei flussi migratori: Nel Mediterraneo e lungo le rotte globali si consuma il fallimento etico più macroscopico. Le "bagnarole" cariche di disperati diventano lo scarto inevitabile di un'esternalizzazione dei costi sociali. La morte per fame, freddo o tossicità dei motori non è una tragedia imprevedibile, ma un costo collaterale accettato per non intaccare l'equilibrio economico delle nazioni d'arrivo.

 

n  L'abolizione della solidarietà è stata accettata anche dai “sudditi”

Per rendere accettabile questo sistema, la governance mondiale ha dovuto intraprendere una radicale operazione di bonifica culturale e eliminare dal vocabolario politico la solidarietà.

La cooperazione internazionale è stata ridefinita come "retorica della sicurezza", dove l'altro non è un simile da soccorrere, ma una potenziale minaccia al benessere interno.

I leader politici, protetti dall'astrazione dei loro uffici e dei summit internazionali, applicano formule matematiche di gestione del rischio a corpi umani reali, riducendo i naufragi a statistiche macroeconomiche. Questa asimmetria tra chi decide e chi subisce è il vero pilastro dell'utilitarismo moderno.

 

 

Per un popolo che rifiuta lo status di suddito di fronte a una governance utilitarista e distante, la reazione non può limitarsi alla rassegnazione o alla protesta sterile. Il passaggio chiave consiste nel trasformare la rabbia in un'azione politica e sociale strutturata, capace di inceppare i meccanismi dell'indifferenza calcolata.

Che fare dunque?

Ecco le direttrici d'azione per riappropriarsi del mandato politico e rompere il muro del cinismo istituzionale:

n   Praticare la "Solidarietà Conflittuale"

Se la solidarietà è considerata una minaccia dal sistema, essa deve diventare il principale strumento di resistenza implementando reti di mutuo soccorso.

 Creare e sostenere spazi di welfare dal basso (sanità popolare, difesa legale dei migranti, mense sociali) che dimostrino l'inefficienza e la crudeltà dello Stato.

Attuare la disobbedienza civile etica. Ovvero, sostenere attivamente chi viola le leggi utilitariste per salvare vite umane (come i soccorsi in mare o l'accoglienza), rivendicando la superiorità dei diritti umani sulle norme burocratiche.

Attuare una finanza etica e boicottare sottraendo capitale ai complessi industriali (armi, fossili, farmaceutiche predatorie) attraverso il consumo critico e lo spostamento dei risparmi verso circuiti cooperativi.

 

E, cosa importantissima: De-automatizzare il Consenso Elettorale

Il mandato politico non può essere una delega in bianco a scadenza quinquennale.

 

Serve un controllo popolare permanente. Monitorare l'attività dei rappresentanti eletti, rendendo pubblici i loro voti su armamenti, welfare e gestione delle migrazioni, distruggendo la loro propaganda con i dati reali.

Operare l’astensionismo attivo con un voto di rottura. Negare il voto ai partiti cartello della governance globale, canalizzando il consenso solo verso formazioni che mettono la dignità umana e la redistribuzione al centro del programma. Così da annullare o almeno limitare il clientelismo politico e servile.

Promuovere Referendum e leggi d'iniziativa popolare. Utilizzare gli strumenti di democrazia diretta per forzare il Parlamento a discutere le priorità del popolo, bypassando l'inerzia dei partiti.

 

n  Occupare lo Spazio Pubblico e Culturale

La battaglia contro l'utilitarismo si vince scardinando il linguaggio del potere con una contro-narrazione permanente.

Rifiutare la retorica della "sicurezza" e dei "costi sociali". Restituire ai numeri la loro natura di carne e sangue, raccontando le storie di chi soffre per mostrare l'ipocrisia dei decisori politici.

Attuare lo sciopero e blocco della produzione.

 Ricordare ai governanti che la ricchezza che usano per i loro calcoli geopolitici è prodotta dal popolo. Lo sciopero sociale e generale rimane l'arma più potente per imporre un cambio di rotta.

Impegnarsi nella Formazione e cultura critica. Scrivere. Dibattere. Insinuare dubbi.

 Creare scuole di politica popolare per formare una nuova classe dirigente che nasca dagli affanni quotidiani e non dai laboratori tecnocratici.

 

Il dovere di un popolo che vuole restare tale è costringere i "comandanti in pectore" a guardare l'abisso che stanno creando, togliendo loro l'unica cosa di cui hanno disperatamente bisogno per governare: la nostra passività.

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