Il mondo riflesso nel caleidoscopio della creatività
Sguardi Stratificati:
Il mondo riflesso nel filtro caleidoscopico dell’autore.
-L'Estetica della Rigenerazione:
Il Viaggio Visivo nella poetica di Mario Iannino-
Nell’era della sovrastimolazione visiva e del consumo effimero, l’opera di Mario Iannino si propone come uno spazio poetico e di profonda metamorfosi. Questo assemblaggio digitale, nato dalla stratificazione di frammenti polimaterici, fotografie e dettagli urbani, non è una celebrazione nostalgica delle tecniche del Novecento, ma un salto in avanti verso il futuro del linguaggio visivo.
Rifiutando le rigide etichette del passato pur custodendone
la preziosa eredità, Iannino si fa traghettatore di forme e memorie. Al centro
della sua ricerca si colloca una pressante urgenza concettuale: la
rivisitazione poetica dello scarto. Attraverso il suo sguardo, il detrito
quotidiano e la "bruttezza" della comunicazione di massa vengono
sublimati, superati e ricomposti in una nuova armonia. L'artista stesso, che
affiora sdoppiato tra le pieghe della sua opera, si pone non solo come autore,
ma come filtro cosciente e testimone di un riscatto estetico, consegnando alle
generazioni future la prova che anche l’effimero può farsi eterno.
L'immagine proposta è un assemblaggio digitale complesso e
stratificato, un collage che, a primo acchito, sembra unire elementi di urban art, pittura
polimaterica, fotografia d'autore e frammenti di testo. Al centro della
composizione emerge la figura stessa dell'artista, il cui volto parzialmente
visibile e sdoppiato funge da ancora visiva ed espressiva per l'intera opera.
Il Volto dell'Autore, presente in più punti (in basso al centro e a sinistra in dissolvenza), lo sguardo dell'artista dietro gli occhiali osserva l'osservatore o si perde nella composizione. Diventa il filtro attraverso cui il mondo esterno viene assimilato e rielaborato.
I Manifesti Strappati;
lo sfondo e i dettagli intermedi richiamano la tecnica del décollage (ispirata
a maestri del calibro di Mimmo Rotella). Si notano scritte pubblicitarie,
frammenti di manifesti urbani sovrapposti e strappati, tra cui spicca la parola
"World" ripetuta in un font rosso acceso su sfondo giallo, quasi a
simboleggiare il caos e la sovrastimolazione della comunicazione globale.
In basso a sinistra, l'inserimento di un riquadro
fotografico mostra il "dietro le quinte" del lavoro di studio. Si
vedono pietre colorate, pigmenti spugnati (blu e rosso), forbici e superfici
sporche di colore, che testimoniano la natura fisica, tattile e manuale delle
opere originali prima della loro digitalizzazione.
All'interno del collage si leggono porzioni di testo in italiano, come "Tagliatene a..." (forse un riferimento a un formato di pasta o una réclame gastronomica) e frammenti di nomi come "...imone liquirizia", che radicano l'opera in un contesto quotidiano, pop e specificamente italiano.
L'assemblaggio è un diario visivo e concettuale in cui il
confine tra analogico (la materia, la pietra, la spugna, la carta strappata) e
digitale (la fusione delle immagini, le trasparenze, i contrasti di luce) è completamente
azzerato.
La sovrapposizione di texture diverse rappresenta il
sovraccarico informativo del nostro tempo. I manifesti strappati simboleggiano
il passare del tempo e l'oblio urbano, mentre l'intervento dell'artista tenta
di ricomporre questi frammenti per dare loro un nuovo significato estetico.
L'uso audace dei colori primari (il rosso e il giallo dei
loghi, il blu e il rosso dei pigmenti sulle pietre) crea un ritmo visivo
sincopato, bilanciato dai toni neutri e desaturati delle carte invecchiate e
dei grigi di sfondo.
La scelta di includere sia il proprio volto che gli
strumenti di lavoro rende quest'opera un manifesto metalinguistico. L'autore
non si limita a creare, ma si dichiara parte integrante del processo e della
materia stessa.
L'opera si inserisce esattamente nel solco concettuale di Iannino nell’estrarre il valore estetico da ciò che il mondo rifiuta o consuma.
Nella sua poetica la sublimazione del rifiuto urbano, i
frammenti di manifesti, che nella realtà quotidiana rappresentano cartacce
deteriorate, scarti pubblicitari e inquinamento visivo, sono isolati,
ricomposti e fusi prima matericamente con la sensibilità dell’artigiano pittore
e in seguito digitalmente.
Ciò che era nato con una funzione effimera e dozzinale
subisce una metamorfosi nella sua fucina creativa. La bruttezza del consumismo
logoro è "sublimata" e trasformata in pura armonia visiva,
dimostrando che l'atto poetico risiede nello sguardo di chi osserva e ricrea,
non nell'oggetto di partenza.
Mario Iannino attinge dalla storia del Passato. La reinventa per superare il limite semantico imprigionato nelle rigide "etichette" storiche (come décollage o pop art). Iannino non nega le radici storiche di queste tecniche. Al contrario, compie un'operazione generosa!
L'artista convalida la storicità del mezzo materico (come si
nota nel riquadro in basso a sinistra con le pietre e i colori fisici), ma lo
proietta in avanti.
Il computer e la grafica digitale non sostituiscono la
materia, ma diventano il “catalizzatore contemporaneo” per una nuova
generazione visiva. L'assemblaggio si fa linguaggio universale e accessibile,
una traccia aperta lasciata ai posteri per dimostrare come il detrito possa
ancora farsi poesia visiva.
L'artista, raddoppiato nell'immagine, si pone così al centro
di questo flusso: un traghettatore che raccoglie la frammentazione del reale,
ne riscatta la "bruttezza" e la restituisce al futuro sotto forma di
memoria stratificata e rigenerata.
Nell'assemblaggio digitale di Mario Iannino, il volto dell'artista non è un semplice esercizio di auto-rappresentazione o un moto di vanità, ma costituisce il vero perno concettuale e strutturale dell'intera composizione.
Il significato del suo volto si articola su fondamentali
importanti:
L'Artista assume la funzione di “Filtro e Traghettatore Costante” nella lettura iconica dell’opera.
Il volto appare sdoppiato e parzialmente trasparente, fuso
con i manifesti lacerati e i dettagli cromatici. Questa compenetrazione
significa che l'artista non si limita a osservare il mondo esterno, ma lo
assimila e lo interiorizza. La realtà urbana, con la sua "bruttezza"
e i suoi scarti, attraversa letteralmente lo sguardo e la mente dell'autore
prima di essere sublimata e restituita allo spettatore sotto forma di poesia
visiva. Il volto è, dunque, il catalizzatore di questa metamorfosi.
Gli Occhiali, sopperiscono al calo inevitabile, e inclemente
correlato all’età. Mentre la Lente macroscopica della Consapevolezza interiore scandaglia
il conosciuto e condensa in una sorta di narrazione figurale l’analisi concettuale
proponendola in chiave di narrazione poetica.
Gli occhi dell'artista sono mediati dalle lenti degli
occhiali, dinque, che nell'immagine catturano riflessi e luci della
composizione stessa. Visivamente, questo dettaglio sottolinea l'atto del vedere
oltre. La lente diventa il simbolo dello sguardo critico, lo strumento
necessario per scorgere il potenziale estetico nascosto in un manifesto
strappato o in un frammento di scarto. È la dichiarazione che l'arte non
risiede nell'oggetto trovato, ma nella capacità intellettuale di distruggerlo e
ricomporlo.

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