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Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Il mondo riflesso nel caleidoscopio della creatività

 

Sguardi Stratificati: 

Il mondo riflesso nel filtro caleidoscopico dell’autore.

 


-L'Estetica della Rigenerazione: 

Il Viaggio Visivo nella poetica di Mario Iannino-

Nell’era della sovrastimolazione visiva e del consumo effimero, l’opera di Mario Iannino si propone come uno spazio poetico e di profonda metamorfosi. Questo assemblaggio digitale, nato dalla stratificazione di frammenti polimaterici, fotografie e dettagli urbani, non è una celebrazione nostalgica delle tecniche del Novecento, ma un salto in avanti verso il futuro del linguaggio visivo.

Rifiutando le rigide etichette del passato pur custodendone la preziosa eredità, Iannino si fa traghettatore di forme e memorie. Al centro della sua ricerca si colloca una pressante urgenza concettuale: la rivisitazione poetica dello scarto. Attraverso il suo sguardo, il detrito quotidiano e la "bruttezza" della comunicazione di massa vengono sublimati, superati e ricomposti in una nuova armonia. L'artista stesso, che affiora sdoppiato tra le pieghe della sua opera, si pone non solo come autore, ma come filtro cosciente e testimone di un riscatto estetico, consegnando alle generazioni future la prova che anche l’effimero può farsi eterno.

 

 

L'immagine proposta è un assemblaggio digitale complesso e stratificato, un collage che, a primo acchito, sembra  unire elementi di urban art, pittura polimaterica, fotografia d'autore e frammenti di testo. Al centro della composizione emerge la figura stessa dell'artista, il cui volto parzialmente visibile e sdoppiato funge da ancora visiva ed espressiva per l'intera opera.

 Il Volto dell'Autore, presente in più punti (in basso al centro e a sinistra in dissolvenza), lo sguardo dell'artista dietro gli occhiali osserva l'osservatore o si perde nella composizione. Diventa il filtro attraverso cui il mondo esterno viene assimilato e rielaborato.

 I Manifesti Strappati; lo sfondo e i dettagli intermedi richiamano la tecnica del décollage (ispirata a maestri del calibro di Mimmo Rotella). Si notano scritte pubblicitarie, frammenti di manifesti urbani sovrapposti e strappati, tra cui spicca la parola "World" ripetuta in un font rosso acceso su sfondo giallo, quasi a simboleggiare il caos e la sovrastimolazione della comunicazione globale.

In basso a sinistra, l'inserimento di un riquadro fotografico mostra il "dietro le quinte" del lavoro di studio. Si vedono pietre colorate, pigmenti spugnati (blu e rosso), forbici e superfici sporche di colore, che testimoniano la natura fisica, tattile e manuale delle opere originali prima della loro digitalizzazione.

All'interno del collage si leggono porzioni di testo in italiano, come "Tagliatene a..." (forse un riferimento a un formato di pasta o una réclame gastronomica) e frammenti di nomi come "...imone liquirizia", che radicano l'opera in un contesto quotidiano, pop e specificamente italiano.

 

L'assemblaggio è un diario visivo e concettuale in cui il confine tra analogico (la materia, la pietra, la spugna, la carta strappata) e digitale (la fusione delle immagini, le trasparenze, i contrasti di luce) è completamente azzerato.

 

La sovrapposizione di texture diverse rappresenta il sovraccarico informativo del nostro tempo. I manifesti strappati simboleggiano il passare del tempo e l'oblio urbano, mentre l'intervento dell'artista tenta di ricomporre questi frammenti per dare loro un nuovo significato estetico.

L'uso audace dei colori primari (il rosso e il giallo dei loghi, il blu e il rosso dei pigmenti sulle pietre) crea un ritmo visivo sincopato, bilanciato dai toni neutri e desaturati delle carte invecchiate e dei grigi di sfondo.

La scelta di includere sia il proprio volto che gli strumenti di lavoro rende quest'opera un manifesto metalinguistico. L'autore non si limita a creare, ma si dichiara parte integrante del processo e della materia stessa.

 

L'opera si inserisce esattamente nel solco concettuale di Iannino nell’estrarre il valore estetico da ciò che il mondo rifiuta o consuma.

 

Nella sua poetica la sublimazione del rifiuto urbano, i frammenti di manifesti, che nella realtà quotidiana rappresentano cartacce deteriorate, scarti pubblicitari e inquinamento visivo, sono isolati, ricomposti e fusi prima matericamente con la sensibilità dell’artigiano pittore e in seguito digitalmente.

Ciò che era nato con una funzione effimera e dozzinale subisce una metamorfosi nella sua fucina creativa. La bruttezza del consumismo logoro è "sublimata" e trasformata in pura armonia visiva, dimostrando che l'atto poetico risiede nello sguardo di chi osserva e ricrea, non nell'oggetto di partenza.

 

Mario Iannino attinge dalla storia del Passato. La reinventa per superare il limite semantico imprigionato nelle rigide "etichette" storiche (come décollage o pop art). Iannino non nega le radici storiche di queste tecniche. Al contrario, compie un'operazione generosa!

 

L'artista convalida la storicità del mezzo materico (come si nota nel riquadro in basso a sinistra con le pietre e i colori fisici), ma lo proietta in avanti.

Il computer e la grafica digitale non sostituiscono la materia, ma diventano il “catalizzatore contemporaneo” per una nuova generazione visiva. L'assemblaggio si fa linguaggio universale e accessibile, una traccia aperta lasciata ai posteri per dimostrare come il detrito possa ancora farsi poesia visiva.

 

L'artista, raddoppiato nell'immagine, si pone così al centro di questo flusso: un traghettatore che raccoglie la frammentazione del reale, ne riscatta la "bruttezza" e la restituisce al futuro sotto forma di memoria stratificata e rigenerata.

 

Nell'assemblaggio digitale di Mario Iannino, il volto dell'artista non è un semplice esercizio di auto-rappresentazione o un moto di vanità, ma costituisce il vero perno concettuale e strutturale dell'intera composizione.

Il significato del suo volto si articola su fondamentali importanti:

L'Artista assume la funzione di “Filtro e Traghettatore Costante” nella lettura iconica dell’opera.

Il volto appare sdoppiato e parzialmente trasparente, fuso con i manifesti lacerati e i dettagli cromatici. Questa compenetrazione significa che l'artista non si limita a osservare il mondo esterno, ma lo assimila e lo interiorizza. La realtà urbana, con la sua "bruttezza" e i suoi scarti, attraversa letteralmente lo sguardo e la mente dell'autore prima di essere sublimata e restituita allo spettatore sotto forma di poesia visiva. Il volto è, dunque, il catalizzatore di questa metamorfosi.

Gli Occhiali, sopperiscono al calo inevitabile, e inclemente correlato all’età. Mentre la Lente macroscopica della Consapevolezza interiore scandaglia il conosciuto e condensa in una sorta di narrazione figurale l’analisi concettuale proponendola in chiave di narrazione poetica.

Gli occhi dell'artista sono mediati dalle lenti degli occhiali, dinque, che nell'immagine catturano riflessi e luci della composizione stessa. Visivamente, questo dettaglio sottolinea l'atto del vedere oltre. La lente diventa il simbolo dello sguardo critico, lo strumento necessario per scorgere il potenziale estetico nascosto in un manifesto strappato o in un frammento di scarto. È la dichiarazione che l'arte non risiede nell'oggetto trovato, ma nella capacità intellettuale di distruggerlo e ricomporlo.

Posizionando sé stesso all'interno del flusso caotico di elementi passati e presenti, Iannino si assume la responsabilità del racconto. Non è un autore distaccato che firma un'opera da lontano; è un testimone in carne e ossa inserito nel cuore dell'opera. Il raddoppiamento del volto funge da firma antropologica: l'artista lascia la propria traccia visiva per validare il processo, offrendo alle generazioni future non una formula astratta, ma l'esempio concreto di un uomo che ha saputo trovare l'armonia nel caos del suo tempo.

 

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