La poesia "TU NON SEI QUI" di Franco Cimino descrive un profondo viaggio interiore, dove il paesaggio montano diventa un ponte verso la spiritualità e il ricordo della persona amata. L'autore contrappone l'infinito orizzontale del mare a quello verticale della montagna, simbolo di un dialogo intimo con il cielo e con il divino.
In questo scenario, il tocco lieve tra la vetta e il cielo simboleggia un contatto d'amore, che alla fine si riflette sulla persona lontana, il cui ricordo riempie l'assenza e definisce l'amore stesso.
TU NON SEI QUI
Tu non sei qui.
Sto ai piedi di un monte alto,
che non avevo mai visto.
Mi dona una sensazione particolare:
una forza imponente,
eppure quieta, rassicurante,
come per un bambino
l’abbraccio del padre.
Mi incantano questi monti
che si fanno compagnia,
in una teoria che ricorda una famiglia:
uno accanto all’altro,
dal più grande al più piccolo,
dal più possente
al più tenero,
come un figlio bambino
o una donna amata.
Mi affascinano.
Io, che amo il mare,
ne resto estasiato.
Se il mare mi conduce
all’idea dell’infinito
con la sua distesa orizzontale
che si perde nello sguardo,
il monte, invece,
anche questo che non è il Monte Bianco,
mi innalza verso un pensiero
che sfugge alla mente.
Un pensiero verticale,
che mi rassicura
sull’esistenza di Dio,
sia Egli il Creatore
o il Re di questo infinito
che non si perde nel mio sguardo,
così ostinatamente rivolto al cielo.
Mi commuove il modo in cui il monte lo tocca,
questo cielo.
Mi sembra quasi che lo punga.
Non per ferirlo.
Forse per solleticarlo.
O come una zanzara dispettosa
che si diverte a svegliarti,
a distoglierti dal riposo
o dal lavoro.
Forse lo punge
per vedere se prova dolore,
anche solo un poco.
O per vederlo lacrimare,
o indispettirsi.
Eppure è sempre un tocco lieve,
un tocco d’amore.
Sopra il monte guardo il cielo.
Quello di oggi, nuovo per me,
è chiaro,
luminoso,
festoso,
gaudioso.
Non è celeste,
non del colore delle fotografie
o dei dipinti.
È più bello.
È un cielo che incanta.
È il cielo che più mi piace.
Ha nuvole bianche,
di un candore celestiale,
anzi divino.
Le immagino come i disegni
di un Dio bambino
che desidera parlarci.
Chi non conosce la lingua del cielo
e la sua misteriosa crittografia
non sa che quelle nuvole,
mute e multiformi,
parlano d’amore.
Quando diventano grigie,
poi nere di temporale,
sono forse l’ira
di un Dio incompreso
davanti all’odio degli uomini,
alle guerre,
alle distruzioni,
alle molte forme della cattiveria.
Io, però,
penso a te.
E il cielo non cambia.
Tu sei amore.
Anche quando non ci sei.
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