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CAROSELLO

Toponomastica dei saperi

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Bi/sogni. Ogni volta che cadi ti rialzi e riparti. Non importa quante volte quando devi sopravvivere. Bisogni impellenti inducono all'azione Raccogli le esigue forze e vai! L'impone Il diritto alla vita! La Necessità di Sopravvivere!, Spinge a sognare, attraccare in terre nuove. Terre lontane popolate dalla cultura del bello di gente già esule che si spera accogliente giacché tutti i popoli vittime di  ambagi hanno subito migrazioni forzate. Sogni fragili. Barchette di carta dove far navigare pensieri e storie. Poetiche. Sogni ad occhi aperti che fanno di necessità virtù. Bi/Sogni dimenticati Sconosciuti all'opulenta viziosa cinica giostra del consumismo che governa gli istinti più bassi dell'umano ego nonostante la toponomastica dei saperi contemporanei che rende virtuale e minimizza rilegando nel mondo altro dei like  fame e speranze degli ultimi.

Non è Natale

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Mali il mio nome è Mali. Ho quaranta anni. E allora perché ti fai chiamare Natale? Perché Natale è il nome di un amico de mio padre. L'ambulante somalo è alto. Allegro. Molto solare. Non sembra essere contaminato e afflitto dalle leggi di mercato e dalla bramosia del denaro nonostante vorrebbe possederne quel tanto che basta per avere 4 mogli. Oggi l'ho visto nuovamente. Ciao amico come va? La sua ombra mi sovrasta. Sposto il cappello e lo fisso. Bene! E tu? Tutto bene. Risponde sorridente. Ci scambiamo il capello? Lui ha un cappello tipo risaia coloniale con la paglia lievemente lacera. Sorrido. E lui passa oltre. Due tre falcate ed è oltre le barche. Tag: integrazione, immigrati, ambulanti, lavoro, società, cultura, calabria

Compra oggi paga a Natale

Sei cristiano? Chiedo al simpatico uomo di colore che sorride mentre ripete lo slogan tra gli ombrelloni piantati nella spiaggia assolata e si ferma sotto il mio. No, sono musulmano. Allora davvero si paga a Natale perché Natale non puoi essere tu. Sorride. E inizia a parlare. Ha una discreta padronanza della lingua italiana ed una buona filosofia di vita. Gli chiedo quante mogli ha. Lui prende l'android, scorre lo screen e compare la foto di una donna bellissima. Ti basta! Ti basta solo questa. Dico. No no, risponde: donne più degli uomini. Io vorrei 4. Ma non posso. Non ho soldi per farle vivere dignitosamente. Ma lei quando mi vede con altre è gelosa però è bello quando togli dalla miseria donne dignitose. Insomma mi spiega la teoria della poligamia secondo una idea utilitaristica e un po' maschilista secondo la nostra mentalità ma lo fa convintamente con grazia e riporta il concetto nei dogmi della sua religione. È l'uomo che deve lavorare e togliere dall...

Rispetto delle regole x una corretta integrazione

CATANZARO: TERRA DI NESSUNO? Se l'immigrato è lasciato a sé stesso.  Non è la prima volta e non sarà l'ultima che qualche testa calda spinta dalla necessità del vivere giornaliero faccia prepotenza a casa degli altri. La vicenda di questa mattina , relativa al posteggiatore abusivo che caccia un automobilista da una zona franca qual è lo spazio libero nei quartieri cittadini, l'ho già sentita altre volte e anche il sindaco Abramo e il Prefetto ne sono a conoscenza perché altri cittadini hanno denunciato episodi analoghi. È inverosimile che fatti del genere accadano nella tranquilla e civile Catanzaro. Ed è ancora più tragico che le “angherie” di questa gente emarginata siano perpetrate nelle vicinanze di luoghi in cui il dolore si tocca con mano: l'ospedale civile “Pugliese-Ciaccio”. Chi si reca all'ospedale ha già un pesante fardello da sopportare e non può mettersi a litigare con gente ancora più disgraziata portatrice di dolori ancora più grandi ...

Catanzaro tra zona blu e parcheggiatori abusivi

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Quando l'abusivo intimidisce Ehi hai lasciato la macchina là? Non può stare devo lavorare!  Che dici? –rispondo all'uomo che mi viene dietro.  È tua la macchina? Sì, è mia, cosa c’è che non va? Devo lavorare. Non può stare! Forse intralcia i lavori. O l’accesso di qualche mezzo del cantiere. Penso, mentre ritorno sui miei passi, in direzione della macchina.  In effetti l’ho lasciata a ridosso delle transenne di un fabbricato in via di ristrutturazione, un palazzo popolare situato di fronte lo stadio di Catanzaro, ben avvolto nella rete protettiva edile. Il ragazzone nero, che credevo fosse un operaio del cantiere addetto a tenere lontane le macchine, mi precede. Arrivato vicino alla mia macchina si gira. Siamo a tu per tu. Ha una vistosa cicatrice sulla guancia sinistra, alcuni graffi sul volto e una ferita aperta sulla fronte. Io lavoro. Dammi qualcosa per mangiare se no non può stare. Mi dice deciso. Ah! Mi hai fatto tornare indietro per questo? ...

cose che succedono in Calabria

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sorriso di mamma

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