venerdì 25 dicembre 2020

Babbo Natale scrive

Carissimi, oggi è Natale.

Oggi è il compleanno del Bambinello. Figlio di Maria e Giuseppe.

Conoscete la storiella, vero? Inutile quindi ricordarla. Meditiamo, invece, sul seguito. Cioè da come siamo riusciti a trasformare il lieto evento in una ricorrenza per lo più pagana che ha dimenticato il valore simbolico della Nascita e ha volto ogni pensiero al consumismo e alla voglia di vedere esaurire i desideri di ognuno di noi.

Le tantissime letterine che giungono a Babbo Natale parlano di desideri materiali. I bambini vogliono il computer, il monopattino, il motorino e le bambine la trousse di Barbie, i bambolotti che sembrano veri e i ragazzi iniziano a pensare a oggetti molto più costosi. Non chiedete e non vi aspettate le caramelle e, sia mai, il carbone anche se di zucchero voi adolescenti.

Per farla breve volete esaudire l'esigenza vorace del consumismo! E se qualcuno vi ricorda dei bambini, dei genitori, dei nonni che muoiono perché vittime delle ingiustizie umane, vittime delle organizzazioni criminali che alimentano coi proventi delle loro crudeltà il mercato degli egoismi, allora vi spazientite e, ad essere tolleranti, gli date del pazzo gli dite che cerca utopie. E per gli utopisti il mondo attuale non è il posto adatto a loro.


Ma oggi dobbiamo soffermarci un attimo e meditare su quanto sta accadendo:

il virus ci ha messo in una condizione di necessità. Una necessità che abbraccia e incorpora il sistema sociale mondiale. Tutti i settori sono colpiti. La produzione industriale è ai minimi storici.

I rapporti umani sono ai minimi storici! Ma le esigenze che noi stessi ci siamo inculcate rimangono e sono più potenti che mai.

Non volgiamo il pensiero al Bambinello povero nato per portare la buona Novella. Non meditiamo sulle sue parole e azioni tese al perdono, all'accoglienza e alla comprensione. No, niente di tutto questo!

Continuiamo a guardare il nostro ombelico. A esigere che debbano essere esaudite le nostre necessità. … le sofferenze e le ferite degli altri non sono nostre.

Eppure, questo Natale del 2020 è diverso per alcuni. Peggiore o migliore rispetto a quelli precedenti o futuri non lo so ma se facciamo attenzione alla sensibilità degli altri, non necessariamente delle persone lontane sconosciute, anche se non guasta, facciamo attenzione a non trattare male i conoscenti: i nonni, i genitori, i fratelli e le sorelle, i parenti e i vicini di casa. Regaliamo loro un sorriso, una carezza e non appena il virus ce lo consentirà tantissimi baci e abbracci.

Buon Natale, vi voglio un mondo di bene.

giovedì 24 dicembre 2020

Quando google non riconosce le attività

 Da un po' di tempo Google fa i capricci. Non fa entrare negli account perché, in base ai suoi algoritmi, non riconosce le attività dello staff. A volte geolocalizza in un posto e a volte in un altro chi scrive. Spesso anche l'e-mail fa i capricci. per cui si è costretti a ricorrere all'aiuto di altri e appoggiare chi scrive sui altri account per pubblicare qualcosa. Non che la cosa disturbi più di tanto ma fa perdere del tempo utile magari spendibile in attività e altre cose più piacevoli. 

Quindi, caro team di Google evita di innalzare ostacoli
Capisco che la tutela della privacy è importante!, ma, visto che segui l'indirizzo ip e che in base ai dati raccolti invii anche la pubblicità mirata, se riuscissi a renderci la vita meno difficile te ne saremmo grati.
Nel ringraziare il team di Google inviamo un caloroso e sentito grazie:
Buone feste a tutti i nostri lettori e, ovviamente, al team di Google a nome di tutto lo staff di aore12.

Catanzaro, c'era una volta

Da oggi e i giorni a seguire delle feste natalizie e fine e inizio anno siamo i zona rossa. Dovremmo essere in zona rossa. Dico dovremmo perché non si direbbe. Molti sono in giro per fare acquisti come se le limitazioni non ci fossero. Nei centri di spaccio alimentari la fila c'è. E in uno di questi negozi di generi alimentari incontro un caro amico col quale ricordiamo i tempi passati.

Qualcuno ricorda con nostalgia le grandi riunioni familiari con amici e conoscenti annessi. Le giocate, stretti stretti attorno al tavolo in cucina e nei soggiorni. Lo scatolo della tombola. Le bucce di mandarino per segna numeri. Le carte del mercante in fiera, quelle di scala e le napoletane. L'euforia, le battute e le grida per i premi vinti a tombola, mercante in fiera o nel giro di 7 e ½.

E come non ricordare i personaggi che popolavano le strade cittadine e le rendevano uniche col loro folkloristico fare: “Jèjè, u 'Ndensu, u Ciaciu fino al contemporaneo Ajialà”.

I venditori di ortaggi e prodotti in salamoia tradizionali: “u salatura, i castagni 'mpilati, i crucitti e ficu cu i nuci...”. E il simpatico “Salvatore da Decollatura” col suo carico di patate e cipolle Che non riusciva ad accontentare mai i clienti e tra un intervallo musicale fatto di canzoni e musica contadina e l'altro ripeteva con scherno: “ajiu i cipuddhi e voliti i patati ajiu i patati e voliti i cipuddhji”.




Storie del tempo passato che rimangono vive nei ricordi di chi ancora cammina e popola questa terra tra contraddizioni e volubili coerenze.

l'insostenibile leggerezza dell'essere tra presente e passato

È il caos!

Non bastano le disgrazie impreviste e devastanti che cambiano i destini degli uomini. E neppure i lutti naturali per farci rivedere gli atteggiamenti stupidi che mettiamo in campo per approcciare le giornate. Nella maggior parte dei casi ci comportiamo come se la vita non dovesse finire mai. Al momento ci sentiamo immortali. Accumuliamo beni per assicurare il presente e il futuro. Ci preoccupiamo del benessere fisico ma non facciamo il benché minimo sforzo per coltivare i valori veri e essenziali dello stare bene con gli altri. Il cosiddetto bene psicofisico collettivo è spesso dissociato dalle priorità individuali. E poi, basta un niente per gettarci nell'angoscia causata dall'incertezza e dalla caducità imposta dagli eventi. Basta un virus sviluppatosi naturalmente o in vitro, sfuggito di mano alla sapienza umana per rimettere in gioco ogni certezza.

Dalla notte dei tempi le pandemie e ogni altro evento sovrumano sfugge al nostro volere ma, quello che è peggio, schifosamente peggio del disastro causato dall'ineluttabile a cui non dobbiamo arrenderci, è la feccia immonda che, sfuggita alla morsa degli eventi ma non alla attenta analisi degli onesti, lucra peggio degli avvoltoi che si avventano sui poveri resti degli esseri umani sfiancati dall'attuale irrazionale momento storico.

I personaggi in questione infettano il buono che c'è in ognuno di noi insinuando dubbi e pregiudizi. Seminano falsità!

Il riferimento è a quelle persone che lucrano cinicamente sulle disgrazie altrui approfittando dell'ignoranza dei semplici e vendono fumo a caro prezzo.

Penso al mondo della politica come a quello della cultura in generale.

Mondi differenti ma correlati. Realtà affollate da molteplici personalità dalle convinzioni spesso contrapposte suffragate da futili analisi fuorvianti.

E il momento storico attuale è la sintesi perfetta della volubilità umana. Le contraddizioni si sprecano. Incoerenze che dimostriamo persino nei desideri più insignificanti l'insoddisfazione che ci domina ogni istante. E Salvatore, un ambulante perennemente brillo, disinibito dal vino, ne aveva fatto il suo cavallo di battaglia.

"Patate e cipolle".

Ricordo che anni addietro, Salvatore da Decollatura, girava per le vie della città col suo motocarro. La scelta non era tanta. Proponeva una o al massimo due varietà di mercanzia. Era un personaggio! Che ininterrottamente gridava: “patati, cipolle. Cipolle patati. Ahjiu i patati e voliti i cipuddhj, ahjiu i cipuddhj e voliti i patati”.

mercoledì 23 dicembre 2020

Convivenze

Seduta aspetta. Ormai è di casa e molti le portano qualche avanzo. Non è più timorosa. Ha vinto la sua natura schiva dopo avere capito di non correre alcun pericolo ed ora si lascia persino avvicinare. Anzi sembra avere capito che nessuno ha intenzioni cattive nei suoi confronti. E lei resta in attesa anche fino a tarda ora.

Stamane dopo una breve sosta tra le macchine del parcheggio si è incamminata verso la tana. Con agili balzi ha attraversato la strada e, dopo averci osservati, si è eclissata tra gli sterpi e l'erba alta oltre il canale in cemento che raccoglie le acque piovane.

È un po' meglio che essere invasi dai ratti.

La volpe ha un'eleganza inconfondibile. La sua coda è, per i cacciatori un cimelio da mostrare, mentre per animalisti, narratori e poeti è simbolo di grazia, astuzia e libertà.

Libertà da ogni fardello superfluo

La volpe non accumula. Cerca il giusto equilibrio tra causa ed effetto. Cerca cibo nella giusta misura, utile per il sostentamento suo e dei cuccioli

Ormai non si nasconde più. Da qualche tempo accetta i bocconcini e si lascia avvicinare. Esce dalla tana e si aggira nell'abitato in cerca di cibo per i cuccioli.

La volpe ha abbandonato la sua proverbiale diffidenza nei confronti degli esseri umani e si lascia fotografare. Guarda nell'obiettivo e mi fissa. Aspetta che scatti la foto. E poi continua nella sua ricerca. S'infila tra i cespugli e scompare.

Per oggi ha ottenuto quello che voleva. Qualcuno ha lasciato ai margini della strada qualcosa per lei e i piccoli. E gli scatti diventano un tramite di riconoscente complicità catturata e elargita

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