Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Sfumature imprescindibili

 

L'essenza delle cose.

“La mente pratica vede l'ingranaggio che gira; l'occhio attento scorge l'energia invisibile del sogno che lo muove.”

 

Alcune sfumature, agli occhi attenti, non sfuggono.

Piccoli segnali. Disquisizioni che ai distratti possono sembrare ragionamenti superflui o sondaggi per comprendere e definire “il sesso degli angeli”.

"a caccia di cielo- ph ©arc.iannino"


Masturbazioni mentali! Direbbe qualcuno dalla mente pratica.

"Il mondo è bello perché vario. E nell’immensa varietà innumerevoli soggetti vivono singolari esperienze.

Nelle arti e nei concetti trasformati in prodotti ed esposti nei contenitori dedicati c’è tantissima varietà d’intenti.

Alcuni sono prodotti specifici per il mercato, realizzati appositamente per i mecenati prosperosi che indirizzano il mercato dell’arte e della economia. Altri sembrano uscire dal cappello del mago sognante che nulla hanno di tesaurizzante economicamente ma che stuzzicano l’inconscio e stimolano al dialogo, al confronto etico e culturale."

Parliamo del:  valore dell'invisibile e delle  correnti sotterranee del pensiero astratto che insieme muovono il mondo reale.

Alcune sfumature, agli occhi attenti, non sfuggono.

Piccoli segnali. Disquisizioni che ai distratti possono sembrare ragionamenti superflui o sondaggi per comprendere e definire “il sesso degli angeli”.

Masturbazioni mentali! Direbbe qualcuno dalla mente pratica.

Il mondo è bello perché vario. E nell’immensa varietà innumerevoli soggetti vivono singolari esperienze.

Pensatori. Artisti. Creativi di ogni estrazione filosofica e mestiere movimentano la quotidianità. Pensiero e azione si rincorrono. Propongono. Analizzano. S’innamorano! E dialogano anche con quanti non conoscono le basi del loro pensiero.

Nelle arti e nei concetti trasformati in prodotti ed esposti nei contenitori c’è tantissima varietà d’intenti.


È proprio in questa apparente inutilità che si nasconde la linfa vitale del progresso umano.

Mentre il pragmatismo monetizza il presente, la speculazione pura progetta il futuro invisibile.

Un'opera che non si vende non è un fallimento, ma un ponte gettato verso l'inesplorato.

I custodi del calcolo numerico sollevano spesso ciglia scettiche davanti al caos creativo.

Eppure, senza quel caos, la linearità del mercato diventerebbe una prigione ripetitiva e sterile.

Il valore di un'idea non si misura solo con la valuta corrente del consenso immediato.

Si calcola nella capacità di destabilizzare le certezze, di incrinare lo specchio dell'ovvio.

Il sognatore e l'economista viaggiano sullo stesso binario, ma guardano orizzonti opposti.

Uno cerca il perno che regge la struttura, l'altro l'aria che permette alla struttura di respirare.

In questo attrito costante tra il prezzo e il valore si genera la vera bellezza della cultura.

 

"courtesy ©arc.iannino"

Oltrepassre la trincea interiore tra logica del profitto e l'urgenza spirituale dei creatori di mondi;  analizzre il conflitto tra arte e mercato non è una semplice disputa economica. Si tratta di uno scontro tra due visioni del mondo inconciliabili. Il mercato esige replicabilità, prevedibilità e un ritorno sull'investimento misurabile in valuta. L'arte, per sua natura, richiede l'esatto contrario: unicità, rischio assoluto e un valore che non si può quantificare. Quando queste due forze si incontrano, la tensione si scarica direttamente sulla psicologia del sognatore.

Il sognatore non crea per accumulare, ma per rispondere a un'urgenza interiore profonda. La sua mente funziona per associazioni libere e intuizioni che sfuggono alla logica del dare e dell'avere.

Il motore del sognatore è l'atto creativo in sé, non il premio finale. Egli Cattura dettagli, tensioni sociali e sfumature emotive che la massa ignora. Questa dote gli permette di tradurre l'invisibile in forme, suoni o parole condivisibili.

Per sopravvivere, il sognatore è costretto a dialogare con un sistema che parla una lingua diversa dalla sua. Questo compromesso genera dinamiche psicologiche complesse e spesso dolorose: Il dubbio costante di valere solo se il mercato convalida l'opera.

La paura di tradire la propria purezza per assecondare i gusti del pubblico e quindi prostituirsi al mercato. La sensazione di essere un corpo estraneo in una società che monetizza ogni istante. Essere, insomma un alieno.

Nonostante il peso di questo conflitto, la psicologia del sognatore resta il vero motore che alimenta la bellezza del mondo. Senza la sua ostinazione a produrre "l'inutile", la società si inaridirebbe in una ripetizione infinita di prodotti standardizzati. Il sognatore accetta il rischio del fallimento economico pur di preservare uno spazio di libertà intellettuale. È proprio questa resistenza psicologica a mantenere vivo il dialogo etico, lo stupore e l'evoluzione culturale dell'umanità.

È l'oro dell'inutile! Che si genera nella  guerriglia poetica dei costruttori di specchi scontratasi con la dittatura del codice a barre ad elevare il canto della resistenza intellettuale e sostenere bellezza.

Il sognatore cammina sui vetri infranti delle promesse commerciali. Lui non vende il silenzio. Non svende il vuoto da cui nascono le sue forme. Il suo fare ed essere  resistenza non si esprime con urla, ma con l'ostinazione del gesto puro.

Mentre il mercato calcola il tempo di consumo, lui dilata l'istante all'infinito.

Ogni sua opera è un atto di disobbedienza civile contro l'algoritmo del già visto.

Il mercimonio esige risposte rapide, formule pronte, rassicurazioni per il pubblico, acquirente o curioso che sia.

Il sognatore risponde invece con domande scomode, dubbi fertili, crepe nel muro dell'ovvio.

La bellezza che difende non è decorazione, ma un'arma di difesa spirituale.

È il rifiuto categorico di trasformare l'anima in un inventario di magazzino.

Per non farsi schiacciare dal peso del profitto, il sognatore adotta tattiche precise.

Non si isola dal mondo, ma impara a frequentarlo senza farsi colonizzare.

 

Crea senza fretta, imponendo al mercato la lentezza della qualità. Separa il lavoro di sussistenza dalla propria ricerca artistica più pura. Quindi, s’ingegna e s’imbarcamena nel mondo espletando un mestiere “borghese”.

Quando possibile costruisce micro-comunità indipendenti per scambiare idee senza intermediari economici.

Rivendica l'imperfezione umana contro la simmetria fredda della macchina e del trend. E si rifugia nell’anonimato protettivo sottreandosi all'obbligo della visibilità costante per custodire il mistero creativo.

 

Il sognatore sa che il mercato compra la forma, ma non potrà mai possedere l'origine della luce.

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