La sinistra, la dx e la retorica populista
Il fisco degli slogan.
Tra populismi e patrimoniali ideologiche, la politica tradisce lo spirito della Costituzione e ignora le riforme necessarie per uscire dalla crisi
Esiste un passaggio, nella Costituzione Italiana, che
ridefinisce il concetto stesso di cittadinanza: l'idea che ognuno debba
contribuire secondo le proprie potenzialità e, al contempo, essere sostenuto in
armonia con i propri bisogni. È una visione illuminata e illuminante che oggi,
tuttavia, rischia di naufragare nel mare della propaganda.
IL FISCO DELLE IDEOLOGIE E LO SPIRITO TRADITO DELLA COSTITUZIONE
Di fronte a una crisi che ha radici profonde nel dopoguerra,
l'Italia oscilla tra la paralisi dei conti e il populismo fiscale. Ma la
risposta al nostro declino non è uno slogan sui patrimoni: è il ritorno
all'equità pragmatica degli Articoli 3 e 53.
C’è un’espressione, scolpita dai Padri Costituenti, che
racchiude il senso profondo del nostro patto sociale: ognuno deve contribuire
secondo la propria capacità contributiva, affinché la Repubblica possa
rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. È
la sintesi degli Articoli 3 e 53 della Carta. Un meccanismo illuminato dove il
fisco non è un castigo di Stato, ma il carburante della solidarietà nazionale.
Oggi, però, questo spirito appare tradito, schiacciato tra un’evasione cronica
e una retorica politica sterile.
Il dibattito pubblico si è ridotto a una tifoseria manichea.
Da una parte, assistiamo alla sbandierata e miracolistica proposta di una
"tassazione sui patrimoni dei più ricchi", agitata come la panacea di
tutti i mali. Una retorica pacchiana, utile a raccogliere voti ma disastrosa
alla prova dei fatti.
«Tassare la ricchezza per ideologia produce solo la fuga dei capitali e paralizza i risparmi del ceto medio»
Tassare la ricchezza in modo ideologico e isolato produce un
unico risultato certo: la fuga immediata dei capitali verso mercati più
accoglienti. Inoltre, ignora che gran parte del patrimonio italiano è fatto di
mattoni o di quote societarie illiquide.
Colpire ciecamente queste risorse significa paralizzare i
risparmi del ceto medio e deprimere ulteriormente gli investimenti.
Dall'altro lato della barricata, si risponde con il silenzio
o con condoni striscianti, lasciando che l’economia sommersa continui a
sottrarre miliardi di euro all'anno ai servizi essenziali, come la sanità e la
scuola.
Per uscire dalla crisi strutturale che attanaglia l'Italia
non servono vendette fiscali, ma riforme pragmatiche.
La vera urgenza è spostare il carico fiscale dalle persone
alle cose, abbattendo drasticamente il cuneo che soffoca i salari dei
lavoratori e frena la competitività delle imprese. La ricchezza non va punita
quando è statica, ma va sedotta e incentivata a trasformarsi in capitale
produttivo per le nostre piccole e medie imprese. Al contempo, la lotta
all'evasione non può più essere una dichiarazione d'intenti: l'incrocio
intelligente delle banche dati e la digitalizzazione totale dei flussi
finanziari sono gli unici strumenti in grado di restituire equità al sistema.
Finché la politica tratterà le tasse come un'arma di
distrazione di massa o come un manifesto ideologico, l'Italia resterà al palo.
È tempo di abbandonare i populismi e di tornare alla concretezza della
Costituzione: un fisco giusto, severo con chi imbroglia, ma leggero e moderno
con chi produce il futuro del Paese.
Perché
3stellarossa.jpg)
Commenti
Posta un commento
LA PAROLA AI LETTORI.
I commenti sono abilitati per chiunque passa da qui, si sofferma, legge e vuole lasciare un contributo all'autore del post.
ATTENZIONE! Chi commenta i post del blog è responsabile di quanto scrive. Pertanto non è prevista nessuna moderazione o censura ai commenti salvo evidenti illiceità.