Azione, ciak Basta recite
Appello all'azione, un invito esplicito e necessario a tutte le menti libere e illuminate affinché resistano al fango digitale e continuino a coltivare un pensiero autentico, etico e costruttivo.
IL GRANDE INGANNO DEL MI PIACE
- La discrepanza tra l’altruismo digitale esibito sui
profili di influencer e guru e la miseria morale del quotidiano, dove l’empatia
scompare per fare spazio all’indifferenza. -
Social? No per niente!
Eppure ci definiamo comunità social visto che navighiamo
sulle piattaforme delle piazze virtuali. Lì siamo completamente la versione
sublimata del nostro vero essere. Dimostriamo empatia e disponibilità.
Atteggiamenti che nel mondo reale sono difficili da incontrare, salvo
eccezioni.
Le piazze social virtuali espongono mercanzie fasulle: bei
corpi; belle frasi; bellissimi propositi. Intenti nobili quando si tratta
d’indignarsi per la tracotanza volgare di certi governanti o capipopolo. Il
problema vero che si trasforma in guaio social trasferito nel mondo reale
consiste nel fatto che i cacciatori di clic forti del loro status s’infervorano
e trascinano nel fango i deboli. Ho potuto constatare che vi è un’assenza
totale dell’etica e della morale. Non di bigottismo. Quello c’è ed è abbondante.
Gli atteggiamenti verbali e mentali non coincidono quando i “buonisti fotoscioppati” che vantano milioni di followers e seguaci si scontrano con la vita vera, pratica di tutti i giorni.
Dietro i paraventi di questa finta filantropia si consuma il
gioco più feroce: la flagellazione silenziosa di persone perbene, marchiate con
l'infamia da detrattori intenti solo a coltivare il proprio orticello. Bastano
poche falsità sussurrate o digitate con cura — «Chi quello? Non vale niente! È
un arrivista che arraffa tutto pur di stare bene lui...» — per delegittimare un
individuo e distruggerne la credibilità. Non è ricerca della verità, è
cannibalismo sociale. Si getta fango sull'innocente per cannibalizzare i suoi
spazi e appropriarsi di una fetta di quel "mercato" delle attenzioni
che oggi regola i rapporti umani.
La recita collettiva crolla non appena si spegne lo schermo.
Fuori dai confini protetti del display, la solidarietà da tastiera si traduce
spesso in un individualismo feroce mentre la farsa è archiviata nel cloud,
disponibile per la sublimazione.
Il professionista della beneficenza digitale ignora il mendicante all'angolo della strada; il paladino dei diritti civili su Instagram calpesta i diritti dei propri collaboratori nella realtà.
La verità è che abbiamo confuso la vicinanza con la
connessione. Compriamo indulgenza sociale a colpi di double tap, convinti che
basti un commento indignato per posizionarci dalla parte giusta della storia.
Ma una comunità che si fonda sulla finzione, sulla delazione competitiva e
sulla spettacolarizzazione del dolore non è una società: è solo un immenso show,
dove l'unica moneta che conta è la vanità e dove l'etica è stata
definitivamente sacrificata sull'altare dell'algoritmo.
Proprio per questo, la sfida non è più vincere la battaglia
dei clic, ma salvare la nostra umanità.
Questo post vuole essere un invito accorato alle persone
illuminate, a coloro che, nonostante il rumore di fondo e la barbarie
imperante, scelgono ogni giorno di mantenere dritta la barra del pensiero
costruttivo.
Abbiamo bisogno di menti capaci di rifiutare il fango e la gogna mediatica, pronte a ricostruire un’etica della realtà basata sull'azione pratica, sul rispetto profondo e sulla verità dei fatti.
Soltanto mantenendo salda questa rotta potremo trasformare
l'inganno virtuale in una vera, autentica rinascita sociale.

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