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Calabria, emergenza sanità

 "editoriale"

Sanità al collasso: se il medico si ammala …

 

Un  frammento di realtà, una riflessione sullo stato della sanità pubblica.

 Quando la sanità pubblica si scusa e rimanda a data dadestinarsi.


«È lei che deve fare una mammografia, un’eco all’addome? Mi scusi, le devo dire di non venire, il medico si è sentito male. La richiamiamo noi».

Poche parole, pronunciate con una gentilezza quasi imbarazzata da una voce di donna al telefono, bastano a smantellare in un secondo mesi di attesa, ansie e speranze.

In questo frammento di quotidianità non c’è solo la cronaca di un appuntamento saltato; c’è l’istantanea nitida e dolorosa di un sistema sanitario nazionale ormai al collasso.

Colpisce, in prima battuta, la solitudine dei protagonisti di questa telefonata. Da un lato del filo c’è un paziente che aspettava esami cruciali, spesso legati alla prevenzione oncologica, dove il tempo non è una variabile indipendente ma un fattore salvavita. Dall’altro lato c’è un’operatrice costretta a farsi scudo umano, a gestire la frustrazione dell’utenza con l’arma spuntata del buonsenso e di quel «mi scusi» che sa tanto di resa istituzionale.

Ma il vero fantasma di questa conversazione è il medico che «si è sentito male». Una formula che evoca un paradosso drammatico: chi deve curare è la prima vittima di un sistema che non si cura di chi ci lavora. Dietro quel malore improvviso si indovina lo spettro del burnout, di turni massacranti, di carenze d’organico croniche e di una pressione insostenibile. Se un intero servizio di diagnostica si blocca perché un singolo medico si ammala, significa che non esiste alcuna rete di sicurezza. Significa che il sistema viaggia costantemente sul filo del rasoio, privo di sostituti, privo di risorse, privo di futuro.

Quel «la richiamiamo noi» risuona allora come una promessa sospesa nel vuoto, un rinvio a data da destinarsi che i cittadini pagano sulla propria pelle.

La prevenzione non può attendere i tempi di un sistema anemico. Quando il diritto alla salute è subordinato alla fortuna che il medico di turno sia in salute, la sanità cessa di essere un diritto universale e diventa una lotteria. È tempo che la politica smetta di scusarsi per interposta persona e torni a investire sulle fondamenta della nostra coesione sociale.

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