Calabria, sanità tra il dire e il fare

 

Capita anche questo. In Calabria!

 

Ama il prossimo tuo come te stesso. Che tradotto significa: cura la tua persona, abbi cura di te a 360°, non solo nell’aspetto fisico ma anche nell’anima, nella mente così da poter cogliere le esigenze dell’altro, di chi ti sta vicino, di chi necessita delle attenzioni altrui perché impossibilitato e versa in una condizione di sofferenza fisica e psicologica.

 Ebbene, pare che questo tempo presente abbia cancellato l’assunto. L’altro, quello diverso da noi è un ostacolo se non addirittura un nemico da contenere in campi di isolamento. Internarlo, metterlo ai margini laddove il nostro occhio sensibile non possa vederlo ed essere disturbato dalla sua indigenza.

Un’indigenza imposta dall’avidità! Questo è! Sì, perché noi che “viviamo sicuri nelle nostre accoglienti case domotiche” non vogliamo che qualcuno ci ricordi da dove proviene la ricchezza, i materiali e la mano d’opera che ci permette di stare “comodi”.

La nostra comodità è dipendente dalle altrui “scomodità”. Ce ne rendiamo conto quando siamo toccati in prima persona dagli eventi. E non c’è bisogno di scomodare catastrofi naturali o guerre pilotate. Basta dover avere bisogno di una semplice visita sanitaria, erogata dal servizio nazionale. Una di quelle per la quale abbiamo versato e continuiamo a farlo persino quando paghiamo l’assicurazione rca.

Inutile girare il coltello nella piaga.

La sanità pubblica è stata distrutta. E se si ha necessità impellente dei relativi servigi, si deve ricorrere e pagare il privato.

Quelle strutture che sono proliferate nel tempo spesso foraggiate dalla socialità degli enti pubblici. Gli stessi che dovrebbero garantire il benessere di ogni singolo cittadino.

È vero, le liste d’attesa sono chilometriche, nel pubblico, ma se si ricorre ai servizi intramoenia e sii paga un medico del reparto, come per magia, il posto si trova e il paziente è preso in considerazione.

Altrimenti, Il compassionevole utente im-paziente, pur esibendo una prescrizione urgente, deve accettare qualsiasi destinazione regionale: Reggio Calabria, Lamezia Terme, Vibo valentia… e se è baciato dalla fortuna Catanzaro Lido!

L’appuntamento è fissato a breve. Appena una settimana dalla prescrizione d’urgenza redatta dal medico di famiglia. Ma … appena sta per chiudere la porta alle spalle, pronto per recarsi all’ambulatorio, il telefono squilla. troppo tempo per risppndere, il telefono si è eclissato tra i tanti oggetti, Eccolo! richiama. Non è la voce robotica che qualche giorno prima aveve chiesto la conferma della visita, è una voce umana, di donna: “è lei che deve fare una mammografia, un echo addome? Mis cusi, le devo dire di non venire, il medico si è sentito male. La richiamiamo noi.”.

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