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CAROSELLO

Nello stesso letto: pedizzi e capizzi

  Il prezzo delle comodità. Come il benessere domestico e la tecnologia hanno trasformato il nostro spirito d’adattamento Lo spirito d’adattamento è sempre stato una delle qualità più preziose dell’essere umano. Per secoli abbiamo saputo arrangiarci, condividere spazi ristretti, dormire “unu de pedizzi e natru do capizzu”, come recita la saggezza popolare. Era una necessità, certo, ma anche un esercizio quotidiano di tolleranza, di elasticità mentale, di capacità di convivere con l’altro e con l’imprevisto. Oggi quel mondo sembra lontanissimo. Le comodità non sono più un lusso: sono un diritto che pretendiamo. La “stanzatta tutta nostra” è diventata un simbolo di autonomia, ma anche di isolamento. Non basta un letto e un armadio: servono computer, tablet, console, cuffie, monitor, luci LED. Ogni stanza è un piccolo ecosistema tecnologico che risponde ai nostri desideri immediati. In questo scenario, i libri — quelli non scolastici — diventano superflui. Non perché non servano,...

Francesco, faro d'amore

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Siamo passati dalla torcia al gas, dalla lampadina a incandescenza all'illuminazione led. Eh sì, il mondo è cambiato grazie all'ingegno umano. Quanto, l'evoluzione tecnologica ha liberato l'uomo dalla schiavitù della fatica e in che percentuale lo ha reso libero dal lavoro usurante? La società ha trovato benefici dall'avvento dei robot in fabbrica e il loro utilizzo nelle occasioni pericolose? Parrebbe di no! Il poco lavoro rimasto è diventato ricatto sociale, chimera per i più e nuovo schiavismo. La teoria del lavoro robotizzato non ha portato dignità e benessere, come si pensava. Non ha dato tempo libero da impegnare nella cultura e nella solidarietà. (…) le migrazioni forzate e rese improrogabili dalla miseria e dalla fame dei popoli marginalizzati dalla povertà tecnologica e dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo rappresentano la negazione intellettuale di quanti la determinano e di quanti girano la testa dall'altra parte anzic...

dalla candela all'atomo, 50 anni di storia

Negli anni '50 in Calabria e nel resto d'Italia la maggior parte delle persone non aveva le scarpe, camminava scalza e aveva le toppe ai vestiti. Nelle famiglie, i vestiti passavano dai genitori ai figli e dai grandi ai piccoli. Non si buttava niente e le donne erano educate ad una sana e responsabile economia domestica. Rattoppavano i vestiti fino a quando il tessuto teneva; rigiravano giacche e cappotti e quando i pantaloni lunghi erano collassati in prossimità delle scarpe si trasformavano in pantaloncini corti per l'estate. Le poche persone che avevano le scarpe erano ritenute benestanti, “ricche”. La povertà era misurata dai calli ai piedi e alle mani; dalle toppe sui vestiti; dalla gracilità. Ma, nonostante ciò, il sorriso sulla faccia dei bambini era una caratteristica usuale. Bastava poco per rendere felice un bambino: due legnetti in croce e iniziavano interminabili battaglie con la spada; una verga verde, flessibile, con una cordicella tesa alle due estre...

Notizie, Racconti, Realtà dalla Calabria e oltre

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