CAROSELLO

COME IL COLORE DEL GRANO

 



"Come il colore del grano" è una delle citazioni più celebri e poetiche tratte da Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, dove la volpe spiega al bambino come il grano, prima inutile per lei perché non mangia pane, diventerà il ricordo splendido dei suoi capelli dorati.

Nel contesto della tua opera d'arte visiva, questa frase acquisisce una doppia e potente chiave di lettura:

 Il Significato Letterale e il Legame con la Materia. L'opera si sviluppa interamente attorno al concetto di grano, non solo come colore (le calde sfumature gialle e dorate che emergono dal centro), ma come ingrediente e identità culturale: la Pasta Italiana: Il collage è composto da confezioni di pasta, in particolare spiccano i loghi storici della Barilla e la dicitura "Tagliatelle Calabre" o "Tradizione di Calabria".

La Barca di Carta: In basso, una barchetta piegata (fatta con i coupon pubblicitari) sembra navigare su questo mare materico, evocando l'idea del viaggio, delle radici e del trasporto delle materie prime.

 Lo Stile Artistico: Tra Nouveau Réalisme e Décollage. Visivamente, il lavoro richiama le avanguardie del Novecento:I Materiali di Recupero: L'utilizzo del cartone grezzo come tela e degli scarti quotidiani (il packaging alimentare) si inserisce nella tradizione della Pop Art, dell'Arte Povera e del Nouveau Réalisme.

Il Décollage: I brandelli di carta strappati, sovrapposti e uniti a pennellate di vernice (bianca, blu e verde) creano una stratificazione densa che ricorda i famosi manifesti strappati di artisti come Mimmo Rotella o Jacques Villeglé.

In questo modo, la poesia romantica del "colore del grano" si trasforma in un'espressione urbana, materica e profondamente legata alla terra e alle icone del quotidiano.

le citazioni associano il lavoro nel filone dell'arte contemporanea e spazia tra la pop e il nuovo realismo. l'autore è Mario Iannino che non evoca o si accosta a Rotella o Villeglè. la sua poetica, pur traendo benefico dagli insegnamenti va oltre.

 


Il lavoro è del maestro calabrese Mario Iannino, un artista la cui ricerca visiva ed espressiva si inserisce all'interno di un percorso concettuale autonomo e originale.

L'accostamento superficiale a Rotella o Villeglè, seppur stimolato dalla presenza di frammenti cartacei e scarti di packaging, risulta errato: la poetica di Iannino non nasce dal gesto distruttivo del manifesto strappato dalla strada, ma si spinge decisamente oltre.

L'opera si inserisce in una riflessione molto più profonda che caratterizza il suo percorso artistico: 

 

- Mercificazione dell'effimero e memoria. Come evidenziato anche in autorevoli saggi critici sul suo lavoro.

 Iannino recupera l'imballaggio industriale non per fare della semplice Pop Art celebrativa o del Nuovo Realismo documentario, ma per indagare la memoria del presente e la decontaminazione dell'immagine. 

- Oltre il Nouveau Réalisme: Laddove i nuovi realisti storicizzavano l'oggetto di consumo, Iannino lo riscatta dal suo destino di rifiuto industriale attraverso una densa stratificazione pittorica e concettuale. La materia cartacea perde la sua originaria valenza commerciale per diventare supporto di un racconto intimo, antropologico e territoriale (come richiamano i riferimenti alla Calabria visibili nel collage). 

 La poetica dell'andare oltre: Gli elementi di scarto vengono ricomposti ed elevati. La barchetta in basso, elemento ricorrente e fortemente simbolico nelle installazioni e nelle [opere nello studio di Mario Iannino] (https://marioianninoartist.altervista.org/), diventa l'emblema di questo viaggio: un passaggio dalla dimensione effimera del consumo a quella duratura dello spirito e del concetto. 

 

Il legame con la citazione "Come il colore del grano" diventa così ancora più calzante: non si tratta di un semplice accostamento cromatico, ma della trasformazione di un elemento comune e quotidiano (il grano/la pasta/il packaging) in un valore poetico superiore, proprio come l'insegnamento dello studio dell'arte che, come afferma lo stesso autore sul suo sito ufficiale, serve a "aprire le menti ai linguaggi della visione" contro il dominio del superficiale e dell'ovvio. 

 


 

La poetica di Mario Iannino si sviluppa lungo un asse concettuale ben preciso, dove il recupero materico non si ferma mai alla superficie delle cose, ma diventa strumento per superare i limiti della rappresentazione tradizionale. Questo superamento si manifesta in modo emblematico attraverso tre elementi chiave: il tema della barca, la metafora del viaggio e la transizione verso l'evoluzione digitale.

Il tutto riassunto nei tre temi cardine del suo lavoro:

·       La Barca come Simbolo di Transizione

All'interno della produzione del maestro calabrese, la barchetta (spesso realizzata piegando materiali di recupero) non è un semplice elemento decorativo né un richiamo puramente figurativo. Essa rappresenta un archetipo di passaggio e di riscatto della materia:

 

- Nobilitazione dello scarto: Costruita con i cartoni e i packaging industriali, la barca trasforma un rifiuto effimero in un contenitore di senso.

- Fragilità e Resistenza: La scelta di un materiale deperibile come il cartone evoca la fragilità intrinseca della condizione umana e della memoria nel contesto urbano e consumistico. Eppure, la barca resiste, galleggia e naviga sopra la densa stratificazione cromatica dell'opera.

 

·       Il Viaggio Antropologico e Concettuale

Il viaggio nell'opera di Iannino non è uno spostamento fisico o geografico, ma un percorso antropologico, intimo e collettivo:

 

- Legame con le radici: Le sue composizioni materiche racchiudono frammenti che rimandano alle origini geografiche e culturali (come le tracce di Calabria presenti nei collage). Il viaggio è quindi un ritorno e una riscoperta dell'identità.

- Dall'effimero allo spirito: Il movimento della barca simboleggia il cammino dell'uomo che si distacca dalla dimensione immediata del consumo di massa per approdare a un valore poetico e concettuale duraturo. Il viaggio diventa lo strumento per "aprire le menti ai linguaggi della visione", un manifesto etico contro l'appiattimento culturale.

 

·       L'Evoluzione Digitale e la Smaterializzazione

La vera cifra stilistica che porta Iannino "oltre" l'eredità storica delle prime avanguardie è la sua transizione cosciente e rigorosa verso il linguaggio digitale. Come evidenziato in progetti quali Residual Frame, la sua ricerca recente sperimenta la post-fotografia e la grafica digitale:

- Dal cartone al Pixel: Se nell'opera fisica l'artista stratifica brandelli materiali, nel digitale compie l'operazione opposta attraverso l'assemblaggio e la decostruzione dell'immagine virtuale.

- Negazione della forma: Il pixel non serve a costruire figure rassicuranti, ma crea interferenze tra l'immagine e il pensiero. La materia perde il suo peso fisico e si smaterializza nello spazio digitale, diventando puro concetto e informazione visiva.

 

In una sintesi perfetta, la barchetta di cartone che naviga sulla materia quotidiana non si ferma, ma prosegue idealmente il suo viaggio nei territori infiniti e astratti della rete e del codice digitale.

 

Nella ricerca matura di Mario Iannino, il dialogo tra pittura e grafica rappresenta il superamento definitivo della bidimensionalità e della concezione classica di "quadro". Questo incontro non si risolve in una semplice alternanza di tecniche, ma si concretizza nello scontro simbolico concettuale tra:

Pittura e Architettura della Materia

Nelle opere fisiche di Iannino, la pittura perde la sua funzione puramente illustrativa o decorativa per farsi corpo, spessore e legante, quindi:

 

- Stratificazione: Le pennellate (come i tocchi di bianco, blu e verde visibili nell'opera "Come il colore del grano") non coprono il supporto, ma lo inglobano. La vernice interviene per cucire insieme i frammenti di cartone e packaging.

- Gesto ed Energia: Il colore steso sulla tela o sul cartone ha una qualità densa e materica. Serve a confondere i confini dei marchi commerciali, sottraendoli alla loro funzione pubblicitaria per restituirli a una dimensione lirica e senza tempo.

 

·       La Grafica come Struttura, Segno e Codice

L'elemento grafico nel lavoro di Iannino agisce a più livelli, muovendosi continuamente tra l'analogico e il digitale:

 

- La Grafica Preesistente (Il Packaging): I loghi commerciali, i caratteri tipografici e le texture degli imballaggi industriali sono la base grafica da cui l'artista parte. Questo livello rappresenta la realtà urbana, il consumo e il rumore visivo del quotidiano.

- La Grafica Digitale e il Vettore: Con l'evoluzione digitale, la grafica si autonomizza. Iannino utilizza il software non per abbellire, ma per sezionare l'immagine. Il segno grafico diventa rigoroso, geometrico e matematico (pixel, tracciati, vettori), ponendosi in netto contrasto con l'imprevedibilità della macchia di colore pittorica.

 

·       La Sintesi: Il blackout Visivo.

La vera originalità della sua poetica risiede nel modo in cui pittura e grafica si compenetrano, influenzandosi a vicenda:

 

- Digitalizzazione della Pittura: Quando Iannino sposta la sua ricerca sui supporti digitali, la sensibilità pittorica per la luce, la stratificazione e la composizione cromatica non scompare, ma viene applicata alla gestione dei pixel e delle interferenze grafiche.

- La Pittura come Pixel: Al contrario, nelle sue opere materiche i frammenti accostati e i testi interrotti funzionano quasi come una scomposizione digitale "analogica", anticipando visivamente la frammentazione tipica degli schermi e della post-fotografia.

 

Questo dialogo costante permette a Iannino di non restare intrappolato nella nostalgia dell'artigianato pittorico né nella freddezza della tecnologia pura. La pittura apporta la carne e l'anima della memoria, la grafica fornisce la gabbia concettuale e la proiezione verso il futuro.

 

 

Potremmo definirlo un percorso di "Decontaminazione Materica e Concettuale": il viaggio della materia dall’effimero al pixel che, superando l'oggetto in quanto tale a bordo delle "barche" di Iannino, naviga in un mare mentale teso tra pittura e codice digitale.

Questa “formula” riassume perfettamente l'evoluzione di Mario Iannino: un viaggio che parte dalla densità fisica del quotidiano (il cartone, la pasta, il colore del grano) e, attraverso il dialogo tra pittura e grafica, si purifica e si riscatta, spingendosi oltre la realtà per approdare alla libertà dello spazio digitale e, qui, attraverso le decontaminazioni visive dei pesi materici la poetica del riscatto di Mario Iannino si moltiplica all’infinito.

 

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Sintesi finale.

Decontaminazioni Visive: La Poetica del Riscatto di Mario Iannino

Il percorso artistico di Mario Iannino si configura come un viaggio rigoroso che, pur traendo prezioso beneficio dagli insegnamenti delle avanguardie del Novecento, si spinge decisamente oltre. La sua ricerca rifiuta la semplice celebrazione della Pop Art e supera il gesto documentario del Nouveau Réalisme. Iannino non strappa per distruggere, né storicizza l'oggetto di consumo come mero rifiuto della società di massa. Al contrario, opera una profonda decontaminazione dell'immagine, riscattando lo scarto quotidiano per elevarlo a memoria concettuale e antropologica.

Questo cammino di purificazione visiva si articola attraverso la sintesi perfetta di tre elementi cardine: la barca come simbolo, il viaggio come evoluzione e il cortocircuito tra pittura, grafica e dimensione digitale.

 1. La Barca e il Riscatto della Materia

Al centro della produzione di Iannino, la barchetta piegata (spesso ricavata dagli stessi imballaggi industriali e cartoni grezzi che compongono l'opera) emerge come un potente archetipo di transizione. In lavori densi di richiami identitari – dove i loghi commerciali e le diciture legate alla terra di Calabria evocano il quotidiano – la barca non è un elemento decorativo, ma un vettore di senso. Essa incarna la fragilità intrinseca della condizione umana e della memoria storica all'interno del caos consumistico. Eppure, in questa fragilità risiede una straordinaria forza di resistenza: l'oggetto commerciale perde la sua originaria funzione pubblicitaria e, trasformato in imbarcazione, galleggia sopra il rumore visivo del presente, nobilitando lo scarto e preparandolo al superamento della sua stessa natura fisica.

 2. Il Viaggio Antropologico e il Colore del Grano

La barca introduce inevitabilmente la metafora del viaggio, che nella poetica di Iannino non si traduce mai in uno spostamento geografico, bensì in un percorso intimo, spirituale e collettivo. È un viaggio di ritorno alle radici e, simultaneamente, di distacco dall'effimero. Il legame profondo con elementi primordiali – evocato cromaticamente e idealmente da "Come il colore del grano" – si trasforma in un manifesto etico. Il grano, la pasta, il packaging non sono più merci, ma simboli di un'identità territoriale che si riscatta dal ciclo del consumo. Il viaggio diventa così lo strumento antropologico necessario per "aprire le menti ai linguaggi della visione", un cammino di consapevolezza che si oppone fermamente all'appiattimento culturale e alla superficialità del contemporaneo.

 3. Il Dialogo tra Pittura e Grafica: Verso l'Evoluzione Digitale

La vera transizione concettuale che proietta Iannino oltre la tradizione analogica risiede nel dialogo costante tra pittura e grafica, una dialettica che trova il suo compimento naturale nell'evoluzione digitale. Nelle sue opere, la pittura interviene con stesure dense e stratificate: il colore (i bianchi, i blu, i verdi) non illustra, ma agisce da collante fisico ed energetico, amalgamando i brandelli di carta. A questo corpo materico si contrappone la gabbia della grafica: quella preesistente dei caratteri tipografici industriali e quella rigorosa, geometrica e vettoriale del software.

Questo cortocircuito si risolve nell'approdo alla post-fotografia e alla grafica digitale (come nella serie Residual Frame). L'artista compie un'operazione inversa rispetto al collage fisico: frammenta e decostruisce il pixel virtuale. La sensibilità pittorica per la luce e lo spazio non svanisce, ma viene applicata alla gestione del codice. La materia si smaterializza, perde il proprio peso specifico e diventa pura informazione visiva. La barchetta di cartone, che ha iniziato il suo viaggio navigando sui rilievi densi della pittura e del packaging, prosegue così il suo percorso infinito nei territori astratti e concettuali della rete.

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