L'opinione
“DE E DE”, UNA PREPOSIZIONE CHE POTREBBE DIRE DI ERRI E FRANCESCO, OGGI, DUE GRANDI SEMPRE…!
Ehi ragazzi, diamoci una calmata.
Non trasformiamo ogni cosa in un campo di battaglia dove scaricare frustrazioni e aggressività che si muovono dentro di noi come piccoli demoni quotidiani.
Gli anni che passano consumano e maturano insieme, indeboliscono e rafforzano. Si va verso l’invecchiamento, e arrivarci è una fortuna, anche se oggi lo si dimentica.
Ogni crisi viene letta come perdita, non come passaggio.
Eppure la vita è fatta di passaggi: infanzia, adolescenza, giovinezza. Ognuno con trauma e conquista.
Poi arriva l’età adulta. E lì cambia tutto.
Non più rotture, ma continuità. Non più scarti, ma trasformazioni lente. Una fase “soft”, dove il tempo scorre senza interrompere.
La responsabilità diventa una forma di maturità più profonda ed essenziale.
Si entra così nell’invecchiamento senza accorgercene.
Non per trauma, ma per scorrimento.
Cambiano i nostri occhi. Ma soprattutto cambia il modo di guardare il mondo.
Non è incoerenza: è trasformazione.
Noi non cambiamo: cambia la realtà davanti a noi.
E cambia soprattutto quando non riusciamo a impedirla.
Da qui nasce una nuova fatica: la percezione dell’impotenza.
Se nel tempo lungo della vita non siamo riusciti a costruire il mondo che volevamo, come possiamo pensare di cambiarlo nel tempo breve che ci resta?
È una domanda che pesa in un mondo attraversato da guerre e disuguaglianze crescenti.
Le guerre si moltiplicano e si frammentano. Le conseguenze sono devastanti: città cancellate, popoli distrutti, natura compromessa.
Chi vive di cultura conosce anche la stanchezza. Non è viltà: è limite umano.
Io non condivido le posizioni di Erri De Luca sul sionismo, né quella di Francesco De Gregori sulla guerra.
Ma il dissenso non può diventare delegittimazione.
La critica è necessaria, l’insulto no.
Franco Cimino
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