L’Effimero estivo tra folklore, vanità e il fantasma della cultura
L’Effimero Estivo è servito: Folklore, Vanità e il Simulacro dell'Evento Culturale fantasma.
«Estate, tempo di sagre, feste e concorsi. Sfilate di ogni genere. Celebrazioni di miss e scoperte effimere di eventi che, come le farfalle, vivono il tempo necessario per mostrare la propria vanitosa bellezza. La vanità è una prerogativa di molti.»
Estate: tempo di sagre, feste e concorsi.
Sfilate di ogni genere, celebrazioni di miss e scoperte
effimere di eventi che, come le farfalle, vivono il tempo necessario per
mostrare la propria vanitosa bellezza. La vanità è una prerogativa di molti.
Tutti, nessuno escluso, nella vita hanno, abbiamo, pensato almeno una volta di
essere al centro dell’attenzione e dell’ammirazione generale. Vuoi per la
convinta determinazione di un fisico scolpito in palestra (o ricevuto come dono
naturale), vuoi per aver coltivato con disciplina, perseveranza e volontà
ferrea l'apprendimento di discipline artistiche: pittura, scultura, musica,
teatro e chi più ne ha più ne metta.
Il caldo estivo risveglia gli ormoni! Così, nelle assolate
giornate, al fresco di una tettoia in riva al mare, sorseggiando una bibita
fresca o gustando un gelato, ci lasciamo attrarre da effimere e romantiche
escursioni mentali. Questo vale specialmente per i sognatori che hanno un’età
compresa tra l’adolescenza, la pubertà e la spavalda giovinezza.
Le sagre si moltiplicano! Lo stesso vale per i cosiddetti
eventi culturali che, a dire il vero, di culturale hanno ben poco. Basti
pensare alle esposizioni di dipinti accatastati l’uno sull’altro negli angusti
spazi di improbabili gallerie: spazi gestiti sì per passione, ma senza le basi
necessarie per farsi megafoni e avanguardie di Bellezza.
Insomma, l'estate recepisce questa spinta ormonale e
narcisistica, offrendo a ciascuno l'illusione di un'ammirazione generale. Delle
creature-farfalle, destinate a vivere lo spazio di una notte, mostrano la
propria vanitosa bellezza prima che il vento di settembre spenga i riflettori.
Tuttavia, camminando tra le bancarelle e i palchi
improvvisati, è impossibile non avvertire un cortocircuito. Se la
moltiplicazione delle sagre risponde a un bisogno profondo di socialità e di
celebrazione comunitaria, il problema sorge quando queste manifestazioni
pretendono di indossare l'abito della "Grande Operazione Culturale".
Qui si consuma il grande equivoco del nostro tempo. Il
folklore autentico possiede una sua nobile e strutturata dignità antropologica.
La sagra tradizionale, il rito paesano, la rievocazione storica non hanno
bisogno di giustificarsi: sono atti di resistenza identitaria, celebrazioni
della permanenza e del legame profondo con la terra e la memoria. Il folklore
non mente, perché non finge di essere ciò che non è.
Il discorso cambia radicalmente quando ci si imbatte nei
cosiddetti eventi intellettuali d'avanguardia che affollano i cartelloni
estivi.
Si assiste così alla proliferazione di mostre d'arte
allestite in angusti spazi di improbabili gallerie, gestite con encomiabile
passione amatoriale, ma prive di qualsiasi base metodologica e scientifica.
Quadri accatastati l'uno sull'altro, privi di un progetto
curatoriale, offerti allo sguardo distratto del passante tra un fritto misto e
un bicchiere di vino alla spina.
Questa non è cultura; è il suo simulacro.
L'autentica operazione culturale non si limita a riempire un
vuoto o a gratificare l'ego dell'espositore di turno.
La cultura interroga, destabilizza, crea nuovi linguaggi e si fa, per sua natura, megafono e avanguardia di Bellezza. Richiede rigore, storicizzazione, competenza e la capacità di generare un senso che sopravviva alla fine dell'evento.
Confondere il legittimo diletto della piazza con la
produzione critica significa condannare il discorso pubblico a un'estetica
della superficie.
Ben venga, dunque, la leggerezza delle farfalle estive, la
spavalderia dei corpi al sole e il romanticismo effimero dei sogni giovanili.
Ma si mantenga fermo il confine: la vanità ha diritto al suo palcoscenico di
sabbia, purché non pretenda di confondersi con le fondamenta granitiche della
cultura intesa come ...avanguardie di Bellezza.
Parlo della cultura come nutrimento dell'anima e ricerca
interiore, e non come un semplice palcoscenico per l'esibizionismo estivo o
come un pretesto per riempire spazi vuoti . cultura sinonimo di avanguardie di
Bellezza, intesa come percorso di crescita condiviso, capace di stimolare il
pensiero critico e di educare lo sguardo alla vera comprensione dell'arte. Non Una
deriva che nasce dal considerare l’evento culturale un mero intrattenimento di
massa, un passatempo superficiale che preferisce la quantità tesaurizzante, meretrice
degli eventi, alla qualità della proposta.
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