Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Catanzaro, valle dei mulini

 LA VALLE DEI MULINI CHE ANCH’IO AVEVO DIMENTICATO E LA DOMENICA DI FESTA DELL’IPPICA



Un’amica di antica data, donna importante, raffinata e colta, dal caratterino che non vi dico, ma anche affascinante e bella, qualche giorno fa mi invia un messaggio WhatsApp che suona quasi come un rimprovero.


Testuale:


«Franco, ma tu ci sei mai andato alla Valle dei Mulini? C’è un centro ippico abbastanza attrezzato che, tra scuola di maneggio, ampie scuderie, campi per esibizioni e gare, sta realizzando cose davvero interessanti. Vi si sono svolte molte manifestazioni ippiche alle quali ha partecipato tanta gente, non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche come spettatori».


Ci resto male. Ma con me stesso.


Quel leggero rimprovero, che voleva essere anche un invito, comincia a muoversi dentro di me come una colpa. Io, che amo profondamente Catanzaro e che la conosco bene; io che la percorro ogni giorno a piedi, la osservo, la accarezzo con gli occhi e la interrogo continuamente, lasciandomi a mia volta interrogare da lei, non ero mai andato alla Valle dei Mulini. Ovvero, non in questi ultimi anni. 


Che sciocco!


Io, che considero pericoloso il tifo calcistico quando diventa totalizzante e riduce ogni passione sportiva alla sola squadra del cuore, pur riconoscendo al calcio grandi meriti e soddisfazioni, avevo trascurato un ambito nel quale si stava affermando uno sport tra i più belli e salutari in assoluto, sebbene ancora percepito come elitario.


Cerco subito una giustificazione plausibile.


Ricordo infatti che molti anni fa l’allora presidente della Provincia, Michele Traversa, contribuì a trasformare un terreno abbandonato e degradato in un piccolo centro ippico. Ricordo anche la bella serata inaugurale, arricchita da diversi spettacoli e soprattutto dall’esibizione dei Carabinieri a cavallo, giunti da Roma per l’occasione.


Conoscevo bene quella zona. Ci andavo a correre e, poco più avanti, a giocare a calcetto in uno spiazzo sterrato.


Dopo quell’inaugurazione, però, ebbi l’impressione che la struttura fosse stata lasciata a sé stessa, esposta alle intemperie e alle alluvioni. Nella mia memoria si era probabilmente consolidata quell’immagine di abbandono.


In Calabria, purtroppo, accade spesso che le buone idee si perdano. Succede quando vengono meno i loro ideatori oppure quando l’incuria e il tempo finiscono per cancellarle.


Mi sono scoperto improvvisamente colpevole di aver creduto anche io a questo destino.


Così, per rispondere alla cortesia della mia amica e, forse, per liberarmi da quel senso di colpa, domenica ho deciso di andare alla Valle dei Mulini. Approfittando della conclusione dei campionati regionali e di una splendida giornata di sole, mitigata dal piacevole vento della città, mi sono messo in cammino.


Arrivarci è facilissimo.


La Valle dei Mulini si trova praticamente nel cuore del vasto territorio cittadino, ai piedi del magnifico Parco della Biodiversità, oggi anche Parco Traversa. Dalla parte alta del parco il terreno scende naturalmente verso la valle, tanto da far immaginare un grande progetto futuro: l’unione tra la parte alta e quella bassa in un unico straordinario sistema verde, uno dei parchi urbani più grandi e suggestivi d’Italia.


Lungo il percorso potrebbero svilupparsi sentieri per la salute, aree naturalistiche, spazi sportivi, luoghi di studio e di cultura, zone dedicate agli animali e persino giardini per gli innamorati di ogni età.


Ma ciò che ho visto mi ha già ampiamente ripagato delle mie distrazioni.


La struttura si presenta bella, ampia e ben organizzata. Certamente c’è ancora molto da fare: ampliare gli spalti, migliorare i parcheggi e completare alcuni servizi. Tuttavia, mi è stato assicurato che diversi interventi sono già programmati e alcuni addirittura prossimi all’avvio.


Ero arrivato per una breve visita.


Poi ho visto un centinaio tra cavalieri e amazzoni, bambini, ragazzi e giovani, elegantemente vestiti con l’abbigliamento tradizionale dell’equitazione: pantaloni bianchi o grigi, giacche rosse o blu, camicie impeccabili e quei bellissimi caschi scuri che completano la figura.


Li osservavo cavalcare splendidi cavalli che si muovevano con eleganza nel campo e affrontavano gli ostacoli con uno slancio straordinario, diventando un tutt’uno con chi li guidava.


Sono rimasto incantato come un bambino.


Vedere da vicino l’intesa che nasce tra cavallo e cavaliere è uno spettacolo nello spettacolo. È una forma speciale di amicizia, una pedagogia dell’attenzione e del rispetto che suscita sentimenti positivi e insegna equilibrio anche nelle relazioni umane.


Sotto il sole di quella giornata si respirava una serenità rara. Il tempo sembrava scorrere lentamente, con dolcezza.


Quasi non volevo andare via.


Accanto a me c’era un amico che pratica questo sport da molti anni. Era felice perché il figlio, appena nove anni, aveva concluso la sua gara conquistando un bellissimo terzo posto.


Gli rivolgevo domande semplici, forse talvolta ingenue, ma mosse da una curiosità sincera.


Ho capito presto che l’equitazione è molto diversa dagli sport ai quali siamo abituati. Preso dall’entusiasmo, mi sono ritrovato a tifare per alcune amazzoni come fossi allo stadio. Ho persino alzato la voce in qualche occasione.


Mi sono accorto subito che non era il caso.


Qui eleganza e misura fanno parte dello sport stesso.


Non si tratta dell’eleganza artificiale di uno sport per pochi privilegiati. Certo, mantenere un cavallo richiede impegno e risorse economiche maggiori rispetto a una partita di calcio. Ma ciò che colpisce davvero è il rispetto, lo stile, l’educazione e il rapporto profondo che si crea tra l’essere umano e l’animale.


Da questo rapporto nasce spontaneamente anche il rispetto per la natura, che costituisce parte essenziale di questo straordinario connubio.


L’equitazione è uno sport poetico.


Parla al cuore.


Parla agli occhi attraverso la bellezza.


Parla alla mente attraverso la cultura.


E può parlare anche allo sviluppo economico e turistico di una città.


Per me è stata una bellissima domenica.


Lo è stata certamente per tutti quei partecipanti che, con i colori delle loro divise e la grazia dei loro cavalli, hanno regalato una nota di festa al cielo limpido di Catanzaro.


Spero che il potenziamento della Valle dei Mulini e la realizzazione di un parco ancora più grande e più bello possano contribuire a rendere Catanzaro più ricca, più moderna e più attrattiva.


Concludo con un’immagine che mi è rimasta impressa.


Sopra la valle corre la tangenziale che collega via De Filippis alla parte alta della città, quella che conduce verso Pontegrande e apre la strada ai monti della Piccola Sila, i monti anche di Catanzaro, città dei monti e del mare. 



Dalla valle si innalzano possenti i grandi piloni che sostengono la carreggiata.


Ebbene, oggi, preso dall’emozione del momento, non li ho visti come semplici strutture di cemento.


Mi sono sembrati le colonne di un antico tempio.


Oppure le mani della nostra piccola umanità che si levano verso il cielo in una silenziosa preghiera.


Franco Cimino

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