CAROSELLO

abbigliamento e libertà negli anni 60/70



anni 60/70 rivoluzione culturale e contestazione:

Abbigliamento e libertà


1961. Inizia la guerra in Vietnam, esplode la Pop Art, J. Christo qualche anno dopo impacchetta monumenti, Martin Luther King è premio Nobel per la pace e Mary Quant inventa la minigonna. A indossarla è Twiggy: prima top model teen ager (17 anni). Courregés, che nel '64 aveva presentato abiti corti e linee a trapezio, rivendica il copyright della mini ma Mary Quant risponde che: "Le vere creatrici della mini sono le ragazze, le stesse che si vedono per la strada".

Dopo il ‘64, l’abbigliamento femminile si arricchisce di nuovi accessori; alle gonne corte si abbinano stivali alti di vernice e calze trasparenti dette "collant". Scarpe con le zeppe che sembrano trampoli. Cinturoni; medaglioni e svariate forge di occhialoni da sole.

In Italia, già dal '54 “La Perla” produce la mini guaina con il reggicalze incorporato.

Claude Montana e Thierry Mugler lanciano a Parigi una nuova silhouette con spalle larghe e mini vertiginose. Mentre per l’abbigliamento maschile: pantaloni attillati a zampa d’elefante e a vita bassa. Anche per lui gli accessori sono: medaglioni, scarpe alla beatles, anelli, foulard ma, al di là della moda concepita come questione estetica, durante la contestazione studentesca l’eschimo, la barba e i capelli lunghi distinguono il simpatizzante di sinistra nella scena politica studentesca da quello di destra.

Tra il 1968 e il 1970 la italiana Innocenti costruisce lo scuter economico LUI e assegna la progettazione del prototipo alla Bertone. Lo styling dello scuter è avveniristico ma procura alla Innocenti un modesto ritorno economico nonostante il costo contenuto del LUI 50 (lire 89.500) rispetto alla lambretta 50 (lire 118.000).

Negli anni '80, le griffe made in Italy sono in piena ascesa e Krizia lancia i mini pants e il reggiseno gag con due conchiglie al posto delle coppe. Da ricordare che già negli anni precedenti il movimento femminista al grido “tremate tremate le streghe son tornate” distrugge ogni indumento intimo che riconduce la donna ad oggetto di desiderio o che esalta la femminilità gradita al “maschilista”.
E Versace scommette nuovamente tutto sulla minigonna, invitando le donne a "buttar via tutte le palandrane per stare al passo coi tempi dinamici".

Nel ’94 nasce la D&G: linea giovane di Dolce e Gabbana; comparsi nella scena della moda alla fine degli Anni ’80 ma già noti in tutto il mondo grazie anche all’amicizia con Madonna.

Nel frattempo anche Versace lancia la sua linea giovane "Versus" e ripropone la mini. A un anno dal crollo delle Torri Gemelle, 11 settembre 2001, nel pieno di una crisi politico-mondiale senza precedenti, gli stilisti più all’avanguardia, Dolce e Gabbana Gucci e Prada, per la primavera estate 2003 rilanciano la minigonna. Giorgio Armani fa della minigonna la bandiera del nuovo stile autunno-inverno 2003/2004. Mentre Roberto Cavalli nella linea giovane Just Cavalli lancia una serie di minigonne pacifiste al motto di "No war, more wear".

Tutto ciò avviene nelle città e detta così sembra semplice. Forse non tutti sanno che le prime ragazze che ebbero il coraggio di osare e stare al passo con i tempi furono considerate delle poco di buono; non solo per l’abbigliamento ma principalmente per le idee professate in pubblico.
Per i costumi del tempo, la donna doveva badare alla casa, essere riservata e non parlare di questioni sconvenienti né tantomeno andare in moto. Esporre le proprie grazie in pubblico e esibire vanità significava non trovare marito.

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